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Maus

Art Spiegelman
Panini Comics, Roma, 2004

Maus è il primo e ormai celebre caso, pubblicato per la prima volta nel 1978, di tentativo di ricorrere all’arma fumetto per trattare la drammaticità di un tema come quello dell’Olocausto.
Come afferma lo stesso Spiegelman, la scelta del fumetto non è casuale, “è un linguaggio popolare che ne incorpora altri, un linguaggio vitale ed espressivo che parla con le mani.”
Maus è un doppio racconto. È la storia di una delle più grandi tragedie dell’umanità, l’Olocausto, vista con la lente deformante di una satira che racconta gli ebrei come topi, i tedeschi nei panni di gatti crudeli e i polacchi come maiali. Ma anche la storia del rapporto tra lo stesso autore e suo padre, sopravvissuto all’Olocausto, un rapporto complesso in cui un ruolo centrale assume proprio la ricostruzione della memoria, ciò che fa di questo volume un capolavoro assoluto e indiscusso nel suo genere.

Fumetti

per raccontare la realtà con la forza della fantasia

Nel mondo della graphic novel, fucina immaginifica del fantastico, la tendenza autobiografica, memorialistica, storica e di reportage del reale trasfigurato è sempre stata presente e spesso connaturata al lavoro dei grandi maestri dell'arte sequenziale.
Il fumetto, nel suo essere comunque stilizzato, antirealistico e interpretativo per natura e tradizione, determina infatti una forma di comunicazione efficacemente distaccata dalla materia trattata, permettendo così la narrazione incisiva di temi crudi e difficile come le storie dei genocidi che hanno caratterizzato il ventesimo secolo.
Anche le figure dei "Giusti" sono sempre più spesso assunte dalla graphic novel come forma artistica di espressione del reale, in cui si può specchiare la Storia per far emergere un messaggio etico rivolto ai giovani, di insegnamento e di speranza per il loro futuro.

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