Gariwo: la foresta dei Giusti

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Marek Edelman 1919 - 2009

vicecomandante dell'insurrezione nel ghetto di Varsavia

Nasce nel 1919 a Homel, nell'attuale Bielorussia, da una famiglia di ebrei. Studente di medicina, diventa un noto attivista politico e, giovanissimo, si iscrive al Bund, il partito socialista ebraico di Russia, Lituania e Polonia. Vice-comandante della rivolta del Ghetto di Varsavia nel 1943, si distingue per coraggio e determinazione nella battaglia impari contro le truppe naziste dopo quattro mesi di assedio e di strenua resistenza degli ebrei rinchiusi nel ghetto. Riesce a sfuggire alla retata delle SS passando attraverso un bunker nella parte ariana della città insieme ai pochi sopravvissuti delle squadre di combattimento. Di quell'esperienza ricorda: "Ero giovane, avevo un mitra in pugno, difendevo il ghetto dalle SS. O noi o loro, non c'era tempo per i sentimenti. C'era solo la certezza che contro una dittatura si può sempre e solo lottare. Io penso sempre che quando la vittima è oppressa bisogna stare dalla sua parte. Bisogna darle riparo, nasconderla, senza paura e sempre opponendosi a coloro che vogliono schiacciarla". Un anno dopo, nell'agosto del 1944, partecipa con i suoi uomini all'insurrezione di Varsavia. Dopo la guerra completa gli studi in medicina e inizia a lavorare come medico cardiologo. Si riconosce in un socialismo dal volto umano, distante dalle logiche staliniste, e sogna un'Europa democratica in cui regni la fratellanza dei popoli.

Dopo essere stato braccato dai nazisti per le sue origini, viene perseguitato dai comunisti per i suoi ideali. La sua autonomia e libertà di pensiero nel 1968 gli procurano il licenziamento dall'ospedale e viene più volte arrestato. Negli Anni Settanta partecipa all'attività di Solidarnosc contro la dittatura del governo comunista in Polonia e diviene uno dei leader del movimento. Nel 1989, alla caduta del regime, viene eletto deputato alla Dieta, il Parlamento nazionale, e resta in carica fino al 1993. Durante l'assedio serbo, negli Anni Novanta, si schiera al fianco della popolazione di Sarajevo.

Si è spento a Varsavia il 2 ottobre 2009. Alla notizia della sua morte, radio e tv polacche hanno sospeso le trasmissioni per darne notizia. Edelman è stato un simbolo e un punto di riferimento per molti giovani del suo Paese, decorato in Polonia con l'ordine dell'Aquila bianca e nel 2008 con la Legione d'onore francese.

Si definiva un "guardiano dei morti", riferendosi alle vittime della barbarie nazista, per la cui memoria si è sempre battuto con ostinazione, ma amava occuparsi della vita, come esponente dell'umanesimo socialista e come medico. 
È autore dei libri: Il ghetto di Varsavia. Memorie e storia dell'insurrezione; Arrivare prima del buon Dio, C'era l'amore nel Ghetto (Foto di Mariusz Kubik).Dal 12 aprile 2010 a Marek Edelman sono dedicati un albero e un cippo al Giardino dei Giusti di tutto il mondo di Milano. 
   

Rudi Assuntino, Wlodek Goldkorn
Il guardiano. Marek Edelman racconta, Sellerio, 2008

Marek Edelman
C'era l'amore nel Ghetto, Sellerio, Palermo, 2009

Marek Edelman, Hanna Krall
Il Ghetto di Varsavia. Memoria e storia dell'insurrezione, Città nuova, Roma, 1996
Arrivare prima del buon Dio. Marek Edelman racconta, La Giuntina, Firenze, 2008

I dissidenti del totalitarismo

nei regimi comunisti dell'Europa centrale

Il cosiddetto “dissenso” nei regimi comunisti dell’Est europeo non è riducibile alla semplice connotazione di “opposizione” suggerita dalla definizione, ma deve essere considerato innanzitutto come il tentativo di costruire una “polis parallela” basata sulla responsabilità di ogni cittadino e volta a occupare gli spazi di libertà culturale, sociale e umana strappati al regime totalitario all’interno del tessuto sociale. Gli esponenti di Charta ’77 e di Solidarnosc, come Vaclav Havel, Radim Palous, Jacek Kuron, Adam Michnik, hanno sempre sottolineato che il “il potere dei senza potere” consiste nel vincere la paura attraverso la forza creata da un’assunzione collettiva di responsabilità, testimoniata dall’esortazione a “vivere la verità” in una società basata sulla menzogna. Molto spesso la loro azione di “dissenso” consisteva nel reclamare l’applicazione delle leggi, come quella sulla libertà di coscienza, e degli accordi internazionali sottoscritti dai loro Paesi, come gli Accordi di Helsinki. Da qui è nato un ampio movimento in grado di influire sui comportamenti e sulla mentalità dell’opinione pubblica, al punto che - a parte la Romania – il sistema totalitario è stato rovesciato in modo pacifico, senza spargimento di sangue, con una nuova classe dirigente riconosciuta dalla maggioranza della popolazione, pronta ad assumersi la responsabilità della cosa pubblica.