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"I genocidi possono essere evitati"

messaggio di Romeo Dallaire per la Giornata dei Giusti


Il generale Romeo Dallaire è stato onorato con un albero nel Giardino dei Giusti di tutto il mondo a Milano per aver cercato in tutti i modi di fermare il genocidio in Rwanda durante la cerimonia del 7 aprile 2011.

Dallaire ha inviato un messaggio di ringraziamento in cui afferma: "Spesso durante le mie presentazioni e i miei discorsi domando: 'Ci sono individui più umani degli altri?'. La mia risposta ovviamente è: 'No'. Ecco perché continuo a difendere i diritti umani delle persone in luoghi distanti come il Rwanda e altrove. Ecco perché è importante non solamente ricordare le vittime dell’odio e della violenza omicida, ma anche agire per assicurarsi che quelle tragedie non affliggano altri.

Apprezzo e applaudo il lavoro che fate per universalizzare le lezioni dei genocidi insegnandoci non solo la tolleranza, ma anche ad accogliere le differenze. Ogni azione, per quanto piccola, può fare un’enorme differenza per qualcuno. Così mentre lavorate per commemorare i morti e onorare i Giusti, vi imploro di continuare a far sentire la vostra voce per cercare di fermare le tragedie che continuano ad affacciarsi sulla scena del mondo".

12 aprile 2011

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Soccorritori

chi salva una vita salva il mondo intero

Nel Memoriale di Yad Vashem, a Gerusalemme, il Giardino dei Giusti ricorda chi cercò di salvare gli ebrei durante la Shoah, chi li nascose, chi li aiutò a espatriare con documenti falsi, chi li sfamò o diede loro un lavoro, chi, vedendoli soffrire, li soccorse in qualche modo invece di rimanere indifferente.Nel Muro della Memoria di Yerevan le lapidi ricordano i soccorritori degli armeni durante il genocidio del 1915, coloro che cercarono di fermare i massacri, che si rifiutarono di obbedire agli ordini, che diedero rifugio ai bambini, che denunciarono al mondo lo sterminio che stava avvenendo sotto i loro occhi impotenti.
Nel 1994 in Rwanda alcuni tutsi, braccati dalle milizie interahamwe, furono protetti da vicini di casa, amici -, a volte anche estranei - dell'etnia hutu, che si erano rifiutati di partecipare alla "caccia all'uomo" con il macete organizzata da altri hutu per sterminare la minoranza tutsi nel Paese.
Negli stessi anni in Bosnia la pulizia etnica colpiva migliaia di vittime innocenti e chi riuscì a sfuggire ai massacri fu aiutato nel medesimo modo, da vicini di casa, compagni di scuola, amici, o sconosciuti, di altre etnie.
Ancora oggi, in molte parti del mondo, questi soccorritori rischiano la vita, a volte la perdono nel portare aiuto alle vittime, divenendo vittime essi stessi. Altre volte perdono il lavoro, il benessere, il riconoscimento sociale, o vengono imprigionati, torturati, emarginati. In ogni caso, ancor prima di iniziare, sanno di correre un pericolo, ma preferiscono rischiare piuttosto che convivere con il peso del rimorso per essere rimasti indifferenti. Con la loro azione ogni volta "salvano il mondo intero", come recita il Talmud.

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