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Perché non basta dire “terrorismo islamico radicale”

di Richard Stengel

Il 13 febbraio 2017. Il sottosegretario di Stato americano alla diplomazia e agli affari pubblici di Obama Richard Stengel è intervenuto sul travel ban e sui pericoli che la nuova amministrazione USA guidata da Trump deve affrontare a causa dell'estremismo islamico. Pubblichiamo di seguito la traduzione integrale del suo intervento. 

Estremismo radicale islamico.

Ecco, l'ho detto.

Per tre anni, in qualità di Sottosegretario di Stato per la diplomazia e gli affari publici, non avrei voluto, né potuto pronunciare questa frase. Nessuno, nell'amministrazione Obama, poteva farlo o lo ha fatto. Usavamo il termine molto meno specifico “estremismo violento”, ad esempio nell'espressione “contrastare l'estremismo violento”, che è come abbiamo chiamato molti dei nostri sforzi contro lo Stato islamico.

E per tutto quel tempo, siamo stati attaccati violentemente tutti in blocco dai conservatori, dai Repubblicani e da Donald J. Trump.

“Questi sono terroristi islamici radicali, e lei non dirà neanche questa parola, come anche Obama”, ha detto Trump, riferendosi a Hillary Clinton in un dibattito presidenziale l'anno scorso. “Ora, per risolvere un problema, bisogna essere in grado di formularlo, o almeno chiamarlo con il suo nome”.

L'implicazione è che siamo stati tutti in qualche modo troppo timidi o troppo politically correct per farlo.

Ma la ragione è molto più pratica: per sconfiggere l'estremismo islamico radicale, avevamo bisogno dei nostri alleati islamici – i giordani, i cittadini degli Emirati, gli egiziani e i sauditi – ed essi credevano che quel termine svilisse ingiustamente un'intera religione.

Essi ci dicevano anche che non consideravano veramente islamico lo Stato Islamico, e che la violenza grottesca che esso infliggeva agli stessi musulmani ne era la prova. Facemmo tutto il nostro meglio per descrivere lo Stato Islamico come un gruppo terrorista che agiva in nome dell'Islam. Certo, dietro le quinte i nostri alleati capivano meglio di noi che lo Stato Islamico era un pervertimento radicale dell'Islam, che esercitava un fascino oscuro su una minoranza di musulmani sunniti, ma questo non aiutava a chiamarli terroristi radicali islamici. Ora l'amministrazione Trump vuole depennare il termine “estremismo violento” e il concetto che lo stavamo combattendo. E userà invece il termine “contrastare l'estremismo islamico”, o “contrastare l'estremismo islamico radicale”.

Perfetto. Abbandoniamo il nome, ma non abbandoniamo la strategia. Prima di tutto, riconosciamo che funziona. Lo Stato Islamico come forza militare, molto meno come califfato, è alle corde in Iraq e Siria. Il flusso dei foreign fighter verso l'Iraq e la Siria è calato del 90%, secondo il Dipartimento della Difesa. La liberazione di Mosul è all'orizzonte.

Secondo, riconosciamo la verità di quello che re Abdullah di Giordania continua a ripetere: “È la nostra lotta”. E con questo intende dire che è la lotta dell'Islam.

È un fraintendimento l'idea che lo Stato Islamico sia focalizzato nel combattere noi. Ho guidato l'agenzia del Dipartimento di Stato che cercava di contrastare gli sforzi propagandistici dello Stato Islamico e l'ho constatato in prima persona. Più dell'80% della propaganda dello Stato Islamico è in arabo. Poi viene usato il russo, mentre inglese e francese sono la terza o quarta scelta per la comunicazione. Gli Stati Uniti non sono il pubblico più importante dello Stato Islamico. Siamo sempre stati il nemico lontano.

Così, gettate pure a mare l'espressione “estremismo violento”, ma fate sapere ai nostri alleati arabi che “l'Islam radicale” o “l'estremismo islamico” si riferiscono solo all'esigua frazione degli 1.6 miliardi di musulmani del mondo che ha abbracciato la violenza. Dite loro che abbiamo bisogno del loro aiuto sia sul campo di battaglia militare che nello spazio informativo e di intelligence. E siate specifici: “Stiamo lottando contro lo Stato islamico e Al Qaeda e i loro imitatori islamici radicali come Boko Haram”. Dopo tutto, “l'Islam radicale” è solo un poco più precisa come espressione di “estremismo violento”.

Lo Stato Islamico non è solo un gruppo terroristico, è un'idea. Il suo grido di battaglia è che l'Occidente è ostile all'Islam e ogni buon musulmani ha il dovere di unirsi al Califfato. La maggior parte della propaganda del gruppo non era affatto violenta. Ho visto migliaia di tweet sulla bellezza del Califfato. C'erano video di bambini su ruote panoramiche e guerriglieri jihadisti che distribuiscono lo zucchero filato. Ricordo un tweet che mostrava una mela lustra e le parole in arabo: “Il califfato è generoso”.

Non spetta a noi dire che cosa è islamico e che cosa no. Solo le voci della stragrande maggioranza dei musulmani e dei religiosi indipendenti nei Paesi musulmani possono creare una narrazione contraria a quella dello Stato Islamico e che offra un'alternativa più positiva. Un tweet del governo USA che dica che lo Stato Islamico è una distorsione dell'Islam non danneggerà quel raggruppamento, ma anzi lo aiuterà a reclutare di più.

Questo è il motivo per cui l'ordine esecutivo dell'amministrazione Trump di bloccare l'immigrazione da sette nazioni a maggioranza musulmana è profondamente controproducente nella lotta contro l'estremismo islamico. È già stato riportato dai media che lo Stato Islamico l'ha chiamato “il divieto benedetto” perché sostiene la posizione dello Stato Islamico, secondo cui l'America odia l'Islam. La clausola di questo atto che assegna ai cristiani un trattamento preferenziale sarà vista come una conferma della narrazione apocalittica dello Stato Islamico secondo cui l'Islam è in una lotta fino alla morte con i crociati cristiani. Le immagini dei visitatori musulmani che vengono respinti dagli aeroporti americani non faranno che infiammare coloro che cercano di danneggiarci.

Due anni fa, appena prima del Ramadan, Abu Muhammad al-Adnani, il portavoce dello Stato Ialamico, ha detto: “Non preoccupatevi di venire nel Califfato, ma commettete atti di violenza contro il nemico dovunque vi troviate”. Questo appello non è più religioso o ideologico – ciò a cui il gruppo miraba era di sfruttare la vulnerabilità. Adnani, in effetti, stava dicendo: “Qualunque cosa vi faccia arrabbiare – che sia il vostro capo o i vostri vicini o la polizia – commettete atti di violenza in nome dello Stato Islamico”.

Quindi, la bandiera nera dello Stato Islamico è diventata una bandiera di convenienza per ogni tipo di lamentela. Ora il travel ban, nonostante sia stato bloccato dai tribunali, ha fornito al gruppo munizioni per armare il risentimento in America. Il Presidente Trump può diventare il fattore chiave n. 1 per il loro reclutamento.

Lo Stato Islamico passerà, ma l'estremismo violento no. Il modo di sconfiggere l'estremismo islamico radicale è di aiutare i nostri alleati islamici e promuovere le voci dell'Islam maggioritario che rifiutino tutto ciò che lo Stato Islamico rappresenta e per cui combatte. Sconfiggere lo Stato Islamico sul campo di battaglia è solo temporaneo. L'estremismo violento – o comunque lo vogliate chiamare – dev'essere sconfitto nel campo di battaglia delle idee.

15 febbraio 2017