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"Ancora una volta, Israele nega il genocidio armeno"

di Yair Auron

Il prof. Yair Auron si batte da anni per il riconoscimento del genocidio armeno da parte di Israele

Il prof. Yair Auron si batte da anni per il riconoscimento del genocidio armeno da parte di Israele alchetron

Yair Auron è uno studioso dei genocidi che si batte da anni per il riconoscimento del genocidio armeno da parte di Israele e del mondo. Visto che per mercoledì era previsto un voto della Knesset in seduta plenaria su questo tema, il docente della Open University e fondatore di Gariwo Israele ha proposto su Haaretz del 4 luglio una risoluzione di riconoscimento da parte almeno del Parlamento di Israele, se non di tutto lo Stato. In realtà mercoledì la Knesset ha deciso di rinviare la discussione per non compromettere i rapporti con la Turchia. Poiché questo articolo riflette comunque tutto l'iter complesso del riconoscimento israeliano del genocidio armeno, lo pubblichiamo, sicuri che le raccomandazioni di Auron conservino valore anche per future votazioni.  

Israele è uno dei pochissimi Paesi democratici al mondo, se non l’unico, a negare il genocidio armeno, e a sostenere la cocciuta politica negazionista della Turchia

Yair Auron
4 luglio, Haaretz
Il 31 maggio, pochi giorni prima che la camera bassa del Bundestag Tedesco riconoscesse le uccisioni contro il popolo armeno – un atto che ha avuto risonanza in tutto il mondo – ci sarebbe dovuta essere una discussione su questo tema alla Knesset. Tuttavia, essa è stata rinviata per la pressione del Ministero degli Esteri (che è guidato dal Primo Ministro Benjamin Netanyahu). La discussione avrebbe dovuto avere luogo mercoledì 6 luglio, ma è stata ancora rinviata, sempre per non causare tensioni con la Turchia (NdR).

Questo è un dibattito molto importante, portato avanti da anni da coloro che sostengono che Israele debba riconoscere il genocidio armeno. Nell’ultimo anno speravo che, se non il governo israeliano, almeno la Knesset l’avrebbe finalmente riconosciuto, ma evidentemente le probabilità che ciò avvenga sono scarse, alla luce dell’accordo di riavvicinamento firmato con la Turchia. Dopo tutto, chi metterebbe in crisi l’accordo per via di una elemento così trascurabile come il fatto se vi sia stato o no un genocidio contro un’altra nazione?

È impossibile che il governo israeliano riconosca il genocidio armeno, ma nel corso dell’anno in cui si è commemorato il centenario dell’assassinio del popolo armeno (il 2015, ndR) c’era quanto meno la speranza che l’avrebbe fatto la Knesset. Ma evidentemente si tratta di una speranza destinata a dissolversi. Il Presidente Reuven Rivlin ha espresso in passato una profonda identificazione con la sofferenza degli armeni. Quando ha presieduto la Knesset ha perfino dichiarato che Israele dovrebbe riconoscere il genocidio armeno. È una vergogna che si sia trattenuto dal ripeterlo da quando è stato eletto Presidente, dicendo soltanto: “Non ho cambiato idea”.

In una discussione della Commissione della Knesset per l’Istruzione a luglio 2015, nella quale ha partecipato anche Edelstein (parlamentare del Likud e membro della coalizione di governo, ndR), tutti i relatori della coalizione di governo e dell’opposizione hanno appoggiato il riconoscimento. Solo un rappresentante del Ministero degli Esteri ha avanzato riserve, affermando che il concetto di “genocidio” è stato politicizzato, e quindi Israele non dovrebbe avvalersene. Immaginate se qualsiasi governo europeo dovesse affermare che “Shoah” è un concetto politico e quindi sarebbe esentato da usarlo.

In conclusione del dibattito, la Commissione Istruzione ha rivolto un appello alla Knesset affinché riconosca il genocidio e al Ministero dell’Istruzione affinché lo faccia insegnare, ma non è accaduto nulla. La discussione annuale che avrà luogo prossimamente è il momento della verità. Il deterioramento delle relazioni con la Turchia e gli accordi sugli armamenti tra i governi di Israele e Azerbaigian, del valore di miliardi di dollari e concernente armi destinate agli scontri con gli armeni – non fanno ben sperare che sia possibile il riconoscimento.

Anche se le persone e le istituzioni in Israele non saranno felici di sentire queste parole, esse vanno dette. Israele nega il genocidio armeno. Siamo uno dei pochissimi Paesi democratici al mondo, se non l’unico, a sostenere la cocciuta politica negazionista della Turchia. Gli Stati Uniti non riconoscono né negano il genocidio. Quando noi lo neghiamo, dissacriamo la memoria delle vittime. Secondo me, ciò facendo offendiamo anche le vittime della Shoah.

Per via di quest’ultima frase, che mi sono rifiutato di omettere, l’amministrazione di Yad Vashem ha rifiutato un articolo scientifico che ero stato invitato a scrivere per la newsletter dell’istituzione, Teaching the Legacy (insegnare il lascito). Ma io continuerò a dire e scrivere questa frase fino a quando lo Stato di Israele, anche solamente attraverso la Knesset, non riconoscerà il genocidio armeno.

Oggi si sa - è stato dimostrato - che quando neghiamo un genocidio del passato, prepariamo la strada a un genocidio futuro.

Il dibattito alla Knesset dovrebbe suscitare un grande interesse nel mondo, e senz’altro tra gli armeni, in Armenia e nella diaspora, e si spera anche qui. Coloro che si battono per il riconoscimento stanno chiedendo “un voto ora”. Spostare la discussione alla Commissione è stato un passo importante per diversi anni, ma è diventato uno strumento politico per nascondere la verità. Noi continuiamo a negare.

Il riconoscimento di Israele (che non è arrivato prima, con mio dispiacere) probabilmente porterebbe al riconoscimento del genocidio armeno in tutto il mondo. Se lo riconosce Israele, il Presidente USA Barack Obama non potrà continuare a rimanere in disparte. Ciò che è vero del genocidio, è vero anche per la battaglia contro la sua negazione: chiunque non sia dalla parte delle vittime è dalla parte dei negazionisti.

8 luglio 2016

Negazionismo

il nemico della verità dei genocidi

Una delle caratteristiche ricorrenti nei fenomeni genocidari è il tentativo dei persecutori di occultare le prove dei massacri e negare l'intenzione dello sterminio, attribuendone la responsabilità alle stesse vittime, con un'operazione pianificata di mistificazione della realtà. 
Per attuare questo disegno risulta fondamentale piegare il linguaggio alle proprie esigenze. I nazisti ponevano un'attenzione maniacale all'uso di termini "neutri" per descrivere, non solo all'esterno, ma anche fra loro, la politica antiebraica: "soluzione finale" anziché sterminio, "trasporto" piuttosto che "deportazione"; gli stessi artifici linguistici utilizzati dagli autori del primo genocidio del XX secolo.

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