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Il Giardino di Sofia

All’inizio del 1943 l’attenzione dei nazisti, impegnati nella “soluzione finale” del problema ebraico secondo i dettami della conferenza di Wansee di un anno prima, si sposta dalla Polonia verso sud. Liquidato il ghetto di Varsavia e conclusa la deportazione degli ebrei nei campi di sterminio, la nuova pianificazione si indirizza a Salonicco, dove vive la più grande comunità sefardita dopo quella polacca e coinvolge anche i territori di Tracia e Macedonia, strappati alla Grecia dalla Wermacht e consegnati al re Boris III di Bulgaria in segno di riconoscenza per la fedele alleanza con la Germania.

Nel mese di marzo i primi convogli muovono da Salonicco, da Skopje e da Gorna Djumaja verso Auschwitz.

A Sofia giunge solo un’eco lontana di questi avvenimenti. I gerarchi nazisti stringono accordi segreti con l’apparato statale per preparare la deportazione degli ebrei dai territori storici della Bulgaria senza troppi clamori: sono consapevoli del forte legame della popolazione con le sue minoranze e temono una dura reazione della società a piani di trasferimento che coinvolgono vicini di casa, amici, compagni di scuola con cui esistono da sempre buoni rapporti.

L’ordine di deportazione è impartito in tutta fretta e viene emanato all’improvviso per giocare sul fattore sorpresa. Ma qualcosa va storto: i forti vincoli di amicizia degli ebrei di Kjustendil con il vicepresidente del parlamento bulgaro, originario della piccola cittadina di provincia, fanno saltare i piani nazisti.
Dimitar Peshev all’inizio rimane perplesso, quasi incredulo di fronte al racconto del vecchio compagno di scuola, poi si convince e coinvolge altri deputati in un’azione risoluta per fermare i treni già pronti alla partenza con il loro tragico carico umano. Il suo intervento permette di smascherare il piano segreto della deportazione e l’azione politica che ne segue, con una lettera di protesa al governo e al re,  bloccherà definitivamente il tentativo di eliminare i quarantottomila ebrei bulgari dell’interno, ma provocherà l’estromissione del brillante avvocato dalla cerchia del potere e la sua emarginazione dalla vita politica.

Anche il primate della chiesa ortodossa, l’autorevole metropolita Stefan alza la propria voce contro la persecuzione e arriva a minacciare il re di scomunica divina se non si opporrà ai piani nazisti.

L’arrivo dell’Armata Rossa e la sconfitta tedesca interrompono la “soluzione finale” e la comunità ebraica bulgara è salva.

I paradossi della Storia tuttavia continuano: i maggiori protagonisti del salvataggio, come Peshev e altri deputati, vengono processati dai comunisti con l’accusa di alto tradimento per aver aderito a un governo filonazista e alcuni sono condannati a morte. Peshev si salva per l’intervento di un vecchio amico comunista e subirà alcuni anni di carcere, la miseria e l’oblio.

Il nuovo corso comunista riscrive la storia, mettendo al centro del salvataggio la stella nascente della nomenclatura del regime: il primo ministro e segretario del partito Todor Zhivkov. La Bulgaria diventerà la più fedele alleata di Mosca, con la feroce repressione di ogni forma di opposizione.
Solo pochi anni prima della caduta del Muro di Berlino si rafforzerà nel Paese un movimento di dissidenza in grado di infastidire il regime.

Nonostante la fine del comunismo, la parabola del salvataggio degli ebrei non viene riscritta finchè uno scrittore italiano, Gabriele Nissim, non indaga e scopre i diari di Peshev, facendo riemergere la verità, raccontata nel suo libro L’uomo che fermò Hitler. Nissim ha ricevuto la medaglia di Cavaliere di Madara, una prestigiosa onorificenza bulgara, per la sua ricerca.

Dopo la manipolazione della Storia da parte dei comunisti, con il nuovo corso democratico anche i vecchi monarchici hanno riedito una versione di comodo del salvataggio che ne attribuiva il merito al re. Negli ultimi anni Nissim ha polemizzato con il figlio di Boris III, Simeone - nel frattempo tornato dall’esilio e eletto primo ministro della nuova democrazia bulgara - sul ruolo del padre nelle tragiche vicende della seconda guerra mondiale, chiedendogli di riconoscere i meriti di Peshev, per aver salvato, con la sua ferma determinazione, non solo l’intera comunità ebraica bulgara, ma anche l’onore della Nazione.

I Giusti nel Giardino

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Il Museo dedicato a Peshev

Il Museo dedicato a Peshev

Galleria di immagini del Museo dedicato a Peshev inaugurato il 25 ottobre 2002 in Bulgaria. Il museo si trova nella città di Kjustendil ed è stato realizzato proprio nella casa dove nacque Peshev nel 1894. E' sostenuto dall'ambasciata israeliana in Bulgaria

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Produzioni multimediali per presentare personaggi, storie, luoghi, eventi che hanno segnato la storia dell'Europa e delle regioni ai suoi confini.
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