English version | Cerca nel sito:

Bulgaria: grido di libertà

l'Associazione Indipendente in Difesa dei Diritti Umani

A differenza di altri Paesi, come Polonia, Cecoslovacchia, Ungheria, in Bulgaria negli anni Cinquanta e Sessanta del secolo scorso non è presente alcuna forma di opposizione organizzata al regime comunista; allo stesso modo negli anni Settanta e Ottanta non emergono opere della cultura indipendente, né alcuna forma di samizdat, che invece troviamo in URSS, e non c’è alcun sistema organizzato di difesa dei perseguitati politici. Ciononostante anche in Bulgaria vi furono forme di resistenza morale al regime. Basta ricordare alcune cifre: nonostante molto materiale sia stato distrutto, negli archivi dei servizi di sicurezza possiamo ancor oggi trovare 450.000 dossier relativi a persone sorvegliate dalla polizia segreta. A detta degli ex funzionari, il numero totale dei dossier era in origine di un milione e mezzo, su una popolazione all’epoca di otto milioni di abitanti. Ciò significa che le autorità avevano sviluppato un immenso ed articolato sistema di controllo della vita dei cittadini, senza considerare i “casi estremi” delle decine di campi di lavori forzati dove, soprattutto nei primi anni dopo il 1944, furono rinchiuse centinaia di migliaia di bulgari.

Il primo dopo guerra
Dal 20 dicembre 1944 al 29 aprile 1945 furono organizzati a Sofia, e nelle città principali del Paese, numerosi processi esemplari contro le élites culturali e politiche dell’anteguerra, al termine dei quali furono eseguite 2720 condanne a morte ed emesse 1120 condanne all’ergastolo, mentre decine di migliaia di persone vennero deportate o rinchiuse nelle cosiddette “colonie correzionali”, fra cui quella tristemente famosa dell’isola di Belen, sul Danubio. In tal modo furono distrutte tutte le organizzazioni democratiche presenti prima della guerra. Ciononostante continuarono ad esistere piccole isole di attività politica clandestina organizzate in club di pochissime persone, circostanza che permise una rapida riorganizzazione dei partiti nel nuovo scenario politico dopo il 1989. Fino al 1952 continuò ad esistere anche una forma di resistenza armata sulle montagne che combatteva contro la sovietizzazione del Paese. 

Dal 1956 al 1968
Nel 1956, dopo la repressione della rivoluzione ungherese, nelle università scoppiarono delle proteste studentesche e cominciò a passare di mano in mano, in forma anonima, la poesia “Grido di libertà” di Jordan Ruskov, che fu identificato e processato solo nel 1959. Questo portò all’arresto e alla repressione di centinaia di “nemici del popolo”, e alla riapertura del famigerato campo sull’isola di Belen, chiuso dopo la morte di Stalin. Nel febbraio 1957 vi furono internate 250 persone per “attività contro rivoluzionaria”. Molti campi di lavoro furono riaperti e ne vennero costruiti di nuovi. Secondo gli ultimi dati, tra il 1944 e il 1962 il numero complessivo dei detenuti nei 44 campi di concentramento bulgari era di 285.000 persone, fra cui molti intellettuali. 40.000 di questi prigionieri sono stati uccisi o sono morti per cause sconosciute.
Nella seconda metà degli anni Sessanta, soprattutto nel periodo della Primavera di Praga, si fecero più frequenti le iniziative pubbliche in difesa dei diritti umani. Il fotoreporter e poeta Georgi Zarkin, in carcere dal 1966 per attività anticomunista, fu nuovamente condannato per aver intrapreso uno sciopero della fame di solidarietà con il popolo cecoslovacco, e in seguito ucciso da un criminale comune su sollecitazione dei servizi di sicurezza. L’appoggio degli intellettuali bulgari alla Primavera di Praga provocò numerosi arresti e condanne al carcere.

La repressione contro la minoranza turca
La repressione colpì duramente le minoranze etniche. Nel 1964 e nel 1971 furono brutalmente represse le proteste contro la forzata conversione in bulgaro dei cognomi di origine turca. In seguito a tale forzata “bulgarizzazione”, nel 1985 nacque un’organizzazione clandestina di difesa dei diritti umani, il “Movimento Nazionale Turco di Liberazione” nella Bulgaria del nord, a carattere marcatamente anticomunista, guidato da Ahmed Dogan, rimasto in carcere fino al 1990. Una volta liberato insieme ad altri leaders del movimento, diede vita al partito “Movimento per i Diritti e le Libertà”, che divenne un importante protagonista della vita parlamentare postcomunista. Tra il 1988 e il 1989 molti intellettuali bulgari si unirono alla protesta dei cittadini di origine turca, facendo sentire la propria voce anche in consessi internazionali.

La Charta ’77 bulgara
Nel maggio 1977 alcuni intellettuali diedero vita ad una “Charta ’77” bulgara, trasmessa clandestinamente in Occidente e letta a Belgrado durante l’incontro degli Stati firmatari degli Accordi di Helsinki. Con l’aiuto di Lubomir Sobadzijev, uno dei firmatari della “Charta”, Nikola Popov, dopo essere uscito dal carcere, fece pervenire un messaggio a Francois Mitterand di denuncia delle violazioni dei diritti umani nel Paese e la missiva fu pubblicata da “Le Monde”. Allo stesso modo fra il 1980 e il 1983 Volodia Nakov inviò numerose lettere di denuncia ad Amnesty International e all’ONU. Per questo Nakov fu arrestato nel 1985, giudicato malato di mente e rinchiuso in un campo di internamento, dove fu picchiato a morte. Nel 1986 Grigor Bozilov fece pervenire una Lettera aperta in difesa dei diritti umani alla Conferenza di Vienna, firmata fra gli altri da Ilija Minev e Eduard Genov, che nel gennaio 1988 diedero vita alla prima legale ”Associazione Indipendente in Difesa dei Diritti Umani”, presieduta dallo stesso Minev. 

Cultura e scienza
Fra le iniziative della dissidenza (o per lo meno di tal genere giudicate dal regime), degna di nota è l’attività culturale e scientifica di alcuni intellettuali. Divenne molto popolare la raccolta di epigrammi dell’autore satirico Radoj Ralin Paprika piccante del 1968, le cui caricature ebbero un ruolo importante nei decenni successivi per gli orientamenti dell’opinione pubblica, nonostante le relative pubblicazioni fossero state in parte ritirate e distrutte. Nel dicembre 1978 a Londra fu ucciso (colpito con un ombrello dalla punta avvelenata) lo scrittore Georgi Markov emigrato da tempo, le cui trasmissioni su Radio Europa Libera riscuotevano in patria grande successo. Oggi non ci sono dubbi che l’omicidio sia stato voluto dallo stesso segretario del partito e primo ministro, Todor Zivkov. Nel 1981 uscì il racconto di Blaga Dimitrova Il volto, ferocemente condannato come opera contraria all’ideologia comunista e rapidamente confiscato. Nel 1982 fu pubblicato il libro di Zelu Zelev Fascismo, scritto alcuni decenni prima, che ben presto i servizi di sicurezza interpretarono come descrizione del sistema comunista. Pur confiscato e ritirato dal mercato, il testo continuò a circolare clandestinamente. Zelev fu anche tra gli iniziatori del “Club a Sostegno della Glasnost e della Perestrojka”, nato il 3 novembre 1988, che riunì e coordinò tutte le iniziative di protesta e in difesa dei diritti umani fino alla caduta del regime. Primo presidente della “Coalizione delle Forze Democratiche”, Zelev divenne anche il primo presidente eletto democraticamente della Repubblica bulgara.

1988 - 1989
Tra il 1988 e il 1989, gli ultimi due anni del regime, si moltiplicarono le azioni di protesta, con una partecipazione sempre più numerosa di cittadini. I tentativi di repressione del partito e dei servizi di sicurezza non fecero che rafforzare l’opposizione, che ormai si esprimeva apertamente. Nel 1988 cominciarono a diffondersi le riviste clandestine “Most” e “Glas” a carattere letterario e sociale. Dopo la perquisizione dell’appartamento del poeta e segretario dell’”Associazione Indipendente in Difesa dei Diritti Umani” Petyr Manolov e la confisca del suo archivio, Manolov e Minev iniziarono uno sciopero della fame. La reazione fu enorme: alle autorità pervennero centinaia di lettere di protesta, furono numerose le manifestazioni a sostegno dei due dissidenti e centinaia di intellettuali si pronunciarono in loro difesa. L’8 febbraio 1988 a Plovdiv fu creata la prima organizzazione sindacale indipendente guidata da Konstantin Trencev. Nell’estate dello stesso anno mezzo milione di bulgari di origine turca furono costretti a lasciare il Paese, vittime del cosiddetto “processo di rinascita” dell’identità bulgara, e anche questo provocò numerose azioni di protesta. Nell’ottobre del 1988 a Sofia si svolse una grande conferenza internazionale di ecologisti, cui parteciparono anche i rappresentanti delle organizzazioni in difesa dei diritti umani e gli oppositori al regime, nonostante gli attacchi, a volte brutali, della polizia. Il 3 novembre 1989 davanti alla cattedrale di sant’Alessandro Nevskij si svolse la prima manifestazione di massa non comunista, nel corso della quale i partecipanti iniziarono spontaneamente a intonare un inno patriottico e a scandire “Libertà, Democrazia, Basta con il primo articolo” (in riferimento al primo articolo della Costituzione che stabiliva il ruolo guida del partito).
Il 10 novembre, Zivkov fu sfiduciato dal Comitato Centrale del Partito Comunista, e si aprirono i lavori della Tavola Rotonda tra il governo e l’opposizione guidata da Zelev. Il 26 novembre, dopo quarant’anni, rinasceva il Partito Socialdemocratico Bulgaro.
Due mesi prima, l’11 settembre, il Parlamento aveva riabilitato 1000 vittime del terrore stalinista.
Il 14 dicembre il Parlamento fu circondato da decine di migliaia di manifestanti che chiedevano la democratizzazione del Paese. Fu la caduta definitiva di uno dei regimi più repressivi dell’Europa Orientale.

Figure esemplari
Blaga Dimitrova
Ahmed Demir Dogan
Radoj Ralin
Zelu Zelev

Tesi
Reclaiming a memory, an inquiry into the Bulgarian camp past
The Republic of Bulgaria's Transition to Democracy

Rassegna stampa
Come castelli di carta, T. Magalakova, F. Martino


I. Bajewa
Bibliografical handbook of bulgarian authors, red. K.L. Black, Ohaio, 1981

R. Detrez
HIstorical dictionary of Bulgaria, Lanham-London, 1997

F. Foscolo
Réconstruction ou récupération, “La Nouvelle Alternative”, n.12, 1988
Intellectual life and the first crisis of state socialisme in East Central Europe 1953- 1956, red. G. Péteri, “Trondheim Studies on East European Cultures & Societies”, n.6, 2001

K. Panov
Patronage, personal networks and the Party-State. Everyday life in the cultural sphere in Communist Russia and East Central Europe, red. G. Péeteri, Trondheim Studies on East European Cultures & Societies”, n.13, 2004
Pourquoi je suis radical et determine. Interview de Peter Manolov, “La Nouvelle Alternative”, n.13, 1989

G. Schopflin
Politics in Eastern Europe 1945 – 1992, Oxford, 1993

T. Todorov
Au nom du people, Paris, 1992




a cura della Redazione con la collaborazione di Annalia Gugliemi

Non perderti le storie dei Giusti e della memoria del Bene

Una volta al mese riceverai una selezione a cura della redazione di Gariwo degli articoli ed iniziative più interessanti. Per iscriverti compila i campi sottostanti e clicca su iscrizione.




Questo sito è protetto da reCAPTCHA e si applicano le norme sulla privacy e i termini di servizio di Google.

Gariwo, la foresta dei Giusti

una onlus al servizio della memoria

L'intento di Gariwo è di accrescere e approfondire la conoscenza e l'interesse verso le figure e le storie dei Giusti, donne e uomini che si sono battuti e si battono in difesa della dignità
Opera dal 1999 ma nasce ufficialmente nel 2001 come Comitato foresta dei Giusti-Gariwo e nel 2009 diventa onlus. Nel 2020 si trasforma in Fondazione.
È presieduta da Gabriele Nissim. 

Nel 2003 è nato il Giardino dei Giusti di tutto il mondo al Monte Stella di Milano, che dal 2008 è gestito dall'Associazione per il Giardino dei Giusti, di cui Gariwo fa parte con il Comune e l'UCEI.
Nel 2012, accogliendo l'appello di Gariwo, il Parlamento europeo ha istituito la Giornata europea dei Giusti - 6 marzo. Nel 2017 l'Italia è stato il primo Paese a riconoscerla come solennità civile, istituendo la Giornata dei Giusti dell'Umanità.

I nostri contatti