Gariwo
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Domande sulla Memoria

un eBook gratuito con le riflessioni sull’importanza dello studio di tutti i genocidi

Il termine “genocidio” è stato utilizzato per la prima volta nel 1944 dall’ebreo polacco Raphael Lemkin, proprio a partire dalla distruzione degli ebrei. È nata così l’idea di una legge internazionale delle Nazioni Unite che sia alla base della prevenzione dei genocidi. Con il tempo, altri popoli sono entrati sulla scena pubblica per chiedere il riconoscimento dei loro genocidi: i ruandesi, i cambogiani, gli armeni, gli ucraini…

Proprio partendo dall’esperienza estrema e tragica della Shoah, si può tentare di capire cosa è accaduto e accade altrove e con altri popoli, e far sì che il precetto “mai più!” non sia solo un commento amaro del passato, ma un impegno forte per il futuro. La memoria della Shoah si propone come un avvertimento di una tragica possibilità per tutti, e dunque una responsabilità nel contrastare e prevenire un suo ripetersi in qualunque forma.

Il fatto che ogni popolo riconosca nel caso estremo della Shoah elementi delle esperienze tragiche della propria storia significa rafforzare, non diluire né sostituire la Shoah come punto di riferimento per ogni persona e popolo nel mondo globalizzato. Va evitata una "concorrenza tra le memorie”. Fino ad oggi questo è successo perché è mancata una lettura d’insieme dei genocidi e un metodo di comparazione. Non si sono analizzate le caratteristiche comuni ed è spesso mancata la solidarietà tra vittime.

Questo libro vuole essere un nuovo strumento sull’importanza dello studio di tutti i genocidi.

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Gli autori

  • Yehuda Bauer, professore Emerito di Storia e Studi sull’Olocausto presso l’Avraham Harman Institute of Contemporary Jewry dell’Università Ebraica di Gerusalemme e Consigliere accademico di Yad Vashem, membro dell’Accademia delle Scienze israeliana. È uno dei più autorevoli studiosi della Shoah. I suoi libri pubblicati in italiano: Ebrei in vendita? Le trattative segrete fra nazisti ed ebrei 1933-1945 (Mondadori, 1998); Ripensare l’Olocausto (Mondadori, 2009).

  • Francesco M. Cataluccio, saggista e scrittore. È autore di numerosi saggi e articoli sulla cultura e la storia dell’Europa Centrale. Tra i suoi libri: Immaturità. La malattia del nostro tempo (Einaudi, 2004; nuova edizione ampliata: 2014); Vado a vedere se di là è meglio. Quasi un breviario mitteleuropeo (Sellerio, 2010); Chernobyl (Sellerio, 2011); La memoria degli Uffizi (Sellerio, 2013); In occasione dell’epidemia (Edizioni Casagrande, 2020).

  • Enrico Fink, compositore, cantante, flautista e attore teatrale. Si è dedicato alla rivisitazione, in chiave contemporanea e jazzistica, del repertorio ebraico italiano. Questo interesse lo ha portato a frequenti incursioni nel mondo accademico. È stato curatore per il Primo Levi Center di New York del progetto Italian Chazanut Round Table e Polonsky Visiting Fellow presso l’Oxford Centre for Hebrew and Jewish Studies dell’Università di Oxford nel 2019/20.

  • Marcello Flores, storico, studioso di genocidi, già professore di Storia comparata e direttore del Master europeo in “Human Rights and Genocide Studies” presso l’Università di Siena. Ha fatto parte del comitato scientifico-editoriale della Storia della Shoah. La crisi dell’Europa, lo sterminio degli ebrei e la memoria del XX secolo (UTET, 2006). Tra i suoi libri: Il secolo mondo. Storia del Novecento vol 1-2 (Il Mulino, 2005); Storia dei diritti umani (Il Mulino, 2012); Il genocidio degli armeni (Il Mulino, 2017); Cattiva memoria (Il Mulino, 2020).

  • Anna Foa, storica, scrittrice, già docente di Storia moderna all’Università La Sapienza di Roma. Commendatore della Repubblica. È da sempre impegnata sul fronte della memoria. Tra le maggiori studiose della condizione femminile nella Shoah, testimone della realtà ebraica del nostro tempo, è stata la prima donna ebrea a scrivere per l’Osservatore romano. Tra i suoi libri: Diaspora: Storia degli ebrei nel Novecento (Laterza, 2009); Portico d’Ottavia 13 (Laterza, 2013); La famiglia F. (Laterza, 2018).

  • Viviana Kasam, giornalista professionista. Cavaliere della Repubblica italiana. Ha lavorato, dal 1975 al 2007, al Corriere della Sera occupandosi di condizione femminile, cooperazione in Africa e cultura. Nel 2009 è stata nominata Governatore dell’Università Ebraica di Gerusalemme e, nel 2010, ha fondato l’Associazione BrainCircleItalia, con lo scopo di divulgare le nuove frontiere della ricerca sul cervello. Nel 2014 ha ideato e, da allora, organizza in collaborazione con UCEI e Rai Cultura, sotto l’egida della Presidenza del Consiglio dei ministri, i concerti per il Giorno della Memoria.

  • Pietro Kuciukian, medico chirurgo, figlio di un sopravvissuto al genocidio del 1915, è Console Onorario della Repubblica di Armenia in Italia (titolare dell’ufficio consolare di Milano) e cofondatore di Gariwo. Nel 2003 ha ricevuto dal Comune di Milano l’Ambrogino d’oro per la sua attività di ricerca dei “Giusti per gli armeni”. Collabora con il Museo del Genocidio di Yerevan, dove ha fondato nel 1996 il Comitato internazionale dei Giusti per gli armeni. Ha pubblicato numerosi libri, tra cui Voci nel deserto. Giusti e testimoni per gli Armeni (Guerini e Associati, 2000) e I disobbedienti: viaggio tra i Giusti ottomani del genocidio armeno (Guerini e Associati, 2016).

  • Stefano Levi Della Torre, docente, scrittore, pittore, saggista, studioso della tradizione ebraica. Si è dedicato allo studio della storia, del pensiero e delle tradizioni dell’ebraismo, riflettendo su diaspora, sionismo, fede e credenze, conflitti politici e religiosi. È stato membro del Consiglio della Comunità ebraica di Milano e del comitato scientifico della Rassegna Mensile di Israel (organo dell’Unione delle Comunità Ebraiche Italiane). Tra i suoi libri: Essere fuori luogo: il dilemma ebraico tra diaspora e ritorno (Donzelli, 1995); Laicità, grazie a Dio (Einaudi, 2012); Amore (Rosenberg & Sellier 2013).

  • Gadi Luzzatto Voghera, storico e direttore della Fondazione CDEC di Milano. Ha insegnato Storia Contemporanea e Storia degli ebrei presso l’Università Ca’ Foscari di Venezia e al Boston University Study Abroad Program a Padova. È stato il direttore scientifico della Biblioteca e dell’Archivio della Comunità Ebraica di Venezia. Tra i suoi libri (tutti pubblicati da Einaudi): L’antisemitismo: domande e risposte (1994); Antisemitismo (1997); Il prezzo dell’eguaglianza: il dibattito sull’emancipazione degli ebrei in Italia, 1781-1848 (1998); Pensare e insegnare Auschwitz (2004).

  • Gabriele Nissim, saggista e scrittore, è fondatore e presidente di Gariwo, con cui ha promosso l’istituzione della Giornata dei Giusti (6 marzo) e la costruzione dei Giardini dei Giusti nel mondo. Nel 2014 ha ricevuto l’Ambrogino d’oro dalla città di Milano per l’impegno dimostrato nella prevenzione dei nuovi crimini contro l’umanità e nella divulgazione delle figure esemplari dei Giusti. Per Mondadori ha pubblicato: Ebrei invisibili (con Gabriele Eschenazi, 1995); L’uomo che fermò Hitler (1998); Il tribunale del bene (2004); Una bambina contro Stalin (2007); La bontà insensata (2012); La lettera a Hitler (2015). Il suo ultimo libro è Il bene possibile (UTET, 2018).

  • Vittorio Pavoncello, regista, drammaturgo, artista. Fondatore del teatro ebraico Kavvana e dell’ArteEcò (arte ed ecologia). Nel 2004 ha ricevuto la medaglia d’argento dalla Presidenza della Repubblica con la pièce teatrale Eutanasia di un ricordo sul tema della Shoah. Da anni, nel Giorno della Memoria, è ideatore e organizzatore dello spettacolo La memoria degli altri.

  • Valentina Pisanty, docente di Semiologia presso l’Università di Bergamo, studiosa del negazionismo dell’Olocausto e dei fenomeni di razzismo. È stata coordinatrice editoriale di Accepting Diversity, manuale interattivo sulla tolleranza, nato da un progetto di Umberto Eco, Furio Colombo e Jacques Le Goff e dell’Académie Universelle des Cultures. È autrice di: Abusi di memoria. Negare, banalizzare, sacralizzare la Shoah (Mondadori, 2012); L’irritante questione delle camere a gas (Bompiani, 2014); I guardiani della memoria (Bompiani, 2020). .

  • Francesco Tava, filosofo e docente di Filosofia presso la University of the West of England di Bristol. È autore de Il rischio della libertà (Mimesis, 2014), una monografia sulla fenomenologia politica del filosofo ceco Jan Patočka. Ha tradotto e curato: Jan Patočka, La superciviltà e il suo conflitto interno. Scritti filosofico-politici (Milano 2012); K. Kosík, Un filosofo in tempi di farsa e di tragedia. Saggi di pensiero critico 1964-2000 (Milano 2013).

  • Amedeo Vigorelli, filosofo e già docente di Filosofia Morale all’Università degli studi di Milano. Si è occupato del pensiero di Marx e dei temi della Fenomenologia del bisogno. Ha collaborato con le riviste aut aut e Rivista di storia della filosofia. Tra i suoi libri: Piero Martinetti. La metafisica civile di un filosofo dimenticato (Bruno Mondadori, 1998); L’animale eccentrico. Dall’antropologia filosofica all’etica comunicativa (Guerini e Associati); La “pazienza” di Giacomo Leopardi: Agire e patire: analisi del sistema dello Zibaldone (Mimesis, 2019).

  • Anna Ziarkowska e Robert Szuchta.
    Anna Ziarkowska è responsabile educazione della Casa degli incontri con la Storia di Varsavia, un’istituzione culturale fondata nel 2006 e attiva nella diffusione di testimonianze sulla storia dell’Europa centro-orientale nel Ventesimo secolo.
    Robert Szuchta è un insegnante di storia, specializzato nello studio dell’Olocausto e nella storia delle minoranze in Polonia. Autore del libro Holokaust (Oficyna Wydawnicza Mówią Wieki, 2003).

  • Simone Zoppellaro, giornalista. Ha trascorso sei anni lavorando fra Iran e Armenia, con viaggi e soggiorni in altri Paesi dell’area. Collabora con l’Istituto Italiano di Cultura a Stoccarda. Scrive di Caucaso, Medio Oriente e Germania su varie testate (il Manifesto, La Stampa, Il Giornale) e sulla rivista online della Treccani. È autore di: Armenia oggi (Guerini e Associati, 2016); Il genocidio degli yazidi (Guerini e Associati, 2017).