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Il nuotatore birmano che rinuncia alle Olimpiadi contro il suo governo "genocidiario"

In una lettera aperta Win Htet Oo è ha chiesto al CIO di intervenire in nome dei valori olimpici

Win Htet Oo è un nuotatore birmano molto promettente. Dei suoi ventisei anni, venti li ha passati sognando di competere con i migliori nuotatori in una finale olimpica. Nel 2019 il suo sogno si era concretizzato: ai Giochi asiatici aveva soddisfatto gli standard di qualificazione olimpica stabiliti dalla Federazione internazionale del nuoto. Questo lo aveva reso idoneo a competere alle olimpiadi di Tokyo 2020 dove avrebbe rappresentato la sua nazione, il Myanmar.

Nel frattempo due eventi non preventivabili hanno messo in discussione i suoi piani: in primis la pandemia ha costretto il Comitato olimpico a rinviare la kermesse al 2021 e, soprattutto, il golpe militare del 1 febbraio 2021 ha cambiato radicalmente la situazione in Myanmar. In pochi mesi le forze di sicurezza guidate dal generale Min Aung Hlaing hanno ucciso oltre 800 persone e impedito ogni forma di protesta pacifica, arrestando più di 4000 manifestanti. 

Il controllo dei golpisti su tutto l’apparato statale non ha escluso il Comitato olimpico birmano. Così Win Htet Oo, che al momento vive in Australia, lo scorso mese ha annunciato tramite un post su Facebook che si rifiutava di riconoscere il Comitato olimpico birmano, di fatto rinunciando a rappresentare il Paese ai Giochi di Tokyo. Sempre sui social aveva definito il suo governo "genocidiario".

Non solo, attraverso una lettera aperta indirizzata al Comitato olimpico internazionale ha chiesto di  vietare al Comitato olimpico del Myanmar di rappresentare il Paese ai prossimi Giochi di Tokyo, spiegando che "non condividono i valori olimpici”.

In un’intervista al giornale giapponese Nikkei Asia, il nuotatore ha approfondito la sua posizione:

"Il Comitato Olimpico del Myanmar non può far parte di quel movimento olimpico perché opera essenzialmente come un'estensione del governo militare”. Secondo Win Huet Oo gli atleti del Myanmar dovrebbero partecipare ai giochi sotto la bandiera olimpica neutrale.

D’altra parte la giunta militare punta a utilizzare le Olimpiadi come vetrina internazionale nel processo di normalizzazione dei rapporti con gli altri Paesi.

Come già successo in casi simili, il CIO gli ha detto che avrebbe applicato il principio di neutralità e non avrebbe preso una posizione politica. Ma per Win Htet Oo il discorso è molto più profondo: “Non è una questione politica, si tratta della Carta olimpica”.

La Carta olimpica è la codificazione dei principi fondamentali dell’olimpismo, delle regole e degli statuti adottati dal CIO. Essa regola l’organizzazione, le azioni e il funzionamento del Movimento olimpico e fissa le condizioni per la celebrazione dei Giochi Olimpici.

E a tal proposito la Carta spiega che: "L'obiettivo principale dell'olimpismo è di mettere lo sport al servizio dell'armonioso sviluppo dell'umanità, al fine di promuovere una società pacifica che si occupa di preservare la dignità umana”.

Lo scorso 28 marzo, i funzionari delle Nazioni Unite hanno condannato gli attacchi "sistematici" contro manifestanti pacifici e hanno invitato la comunità internazionale a "proteggere il popolo del Myanmar dai crimini atroci". "Le azioni vergognose, codarde e brutali dei militari e della polizia - che sono state riprese mentre sparavano ai manifestanti mentre fuggivano, e che non hanno risparmiato nemmeno i bambini - devono essere immediatamente interrotte", ha affermato Alice Wairimu Nderitu, Special Advisor delle Nazioni Unite. Consigliere per la prevenzione del genocidio, in una dichiarazione congiunta con Michelle Bachelet, Alto Commissario per i diritti umani.

Win Htet Oo non è l'unico atleta birmano a prendere posizione contro la giunta. Oltre dieci giocatori si sono rifiutati di partecipare alle qualificazioni per la Coppa del Mondo di calcio che si terranno nel 2022 in Qatar. Durante l’esecuzione degli inni nazionali prima della partita dello scorso venerdì contro il Giappone (finita 10 a 0 per i nipponici), il portiere del Myanmar ha eseguito il saluto a tre dita associato alle proteste.

Proprio sulla possibilità di protestare invece di boicottare, Win Htet Oo ha detto che presentarsi alle Olimpiadi e fare il saluto delle tre dita “potrebbe attirare più attenzione ma allo stesso tempo, rimanendo in silenzio fino ai Giochi olimpici, consentirei al Comitato olimpico del Myanmar di usarmi come strumento di propaganda, a cui sono contrario".

L’obiettivo di Win Htet Oo è costringere il CIO a esprimersi sulla questione. Ma non si illude: "Un piccolo paese come il Myanmar non è sul loro radar in questo momento. Vogliono assicurarsi che i Giochi Olimpici vadano avanti e tutte queste questioni relative ai diritti umani... verranno ignorate”.

9 giugno 2021

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