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I disobbedienti. Viaggio tra i giusti ottomani del genocidio armeno

Pietro Kuciukian
Guerini e Associati, Milano, 2016

“È a costoro che si rivolge il libro di Kuciukian, ed è la loro storia che ci racconta: una storia dal forte contenuto morale anche se quasi sempre improntata alla semplice umanità, partecipazione, commiserazione per chi soffre ingiustamente. Ma è un racconto che permette anche di comprendere e capire meglio la storia nella sua contemporaneità e unitarietà, quella storia del genocidio armeno che sempre più, a dispetto del negazionismo perdurante del governo turco, viene conosciuto e riconosciuto”.
Dalla prefazione di Marcello Flores

Il filo d'Arianna del libro di Pietro Kuciukian sulle figure dei “disobbedienti” del genocidio armeno, è dato da un percorso di viaggio. Viaggio fisico, viaggio nella memoria, viaggio simbolico nella terra perduta dei padri.

Costantinopoli, punto di partenza della ricerca, ha fatto diventare l’autore un viandante che porta con sé un unico bagaglio lasciato in eredità dal padre: una storia di bene, la storia di un turco buono a cui la sua famiglia deve la salvezza. C’è stato qualcuno che al tempo del male ha avuto la forza di difendere le vittime innocenti e di qui è nata la certezza che si potevano trovare altre storie e che si poteva comporre la trama preziosa della memoria del bene.

In ogni tappa dei suoi viaggi l’autore ha rivissuto il calvario della sua gente, un milione e mezzo di innocenti sterminati nel primo genocidio del Novecento ad opera del governo dei Giovani turchi, e ha cercato di mantenere il proposito di narrare gli atti di bene, anche quando ne aveva scarne notizie. Ai luoghi sono associate storie di disobbedienti, di Giusti, di testimoni di verità, di resistenti morali, storie grandi e anche piccole storie, per non perdere nemmeno una goccia di bene, e per non essere travolti dal mare delle atrocità.

Non mancano alcune figure i cui atti di salvataggio o di aiuto non provengono da un pathos morale o dalla presa di coscienza del valore “universale”di ogni essere umano, ma sembrano piuttosto l’esito della convinzione di poter ricavare qualche beneficio dal proprio gesto. Figure che non rientrano tra i Giusti, ma che l’autore ha deciso di proporre sia perché potesse emergere il carattere di complessità del primo genocidio del Novecento, nel quale è difficile muoversi distinguendo nettamente tra male e bene, sia per l’impossibilità di trascurare la voce dei salvati, che pur vissuti spesso in condizioni di schiavitù, dichiaravano sempre senza esitazioni: “dopotutto ho avuto salva la vita”. È questo uno dei tanti problemi consegnati alla riflessione sul secolo dei genocidi.

Andare controcorrente è la sfida dei disobbedienti.

I “disobbedienti”, Giusti, salvatori, testimoni di verità all'interno dell'Impero ottomano durante il genocidio del popolo armeno furono pochi, sicuramente troppo pochi rispetto a chi scelse la crudeltà, i pregiudizi, la brama di rapina, l'indifferenza. Ma il fatto che ci siano stati alcuni che hanno scelto di dire no al male, funzionari che non hanno eseguito gli ordini, gente comune che non si è unita ai massacri e che non ha partecipato al saccheggio, testimoni di verità che hanno espresso la loro condanna del crimine, se da un lato ha appesantito ancora di più la coscienza dei carnefici, dall'altro può alimentare la speranza sulla natura umana. L’azione di chi non ha partecipato, di chi ha agito secondo la propria coscienza distinguendosi dalla massa, da una parte costituisce la denuncia del crimine che il governo turco ancora oggi nega, ma rende anche visibile ai sopravvissuti il fatto che il fronte dei carnefici non era compatto e che è necessario distinguere tra popolo e governo.

Il racconto si snoda sulle strade della deportazione e dagli incontri e dalle testimonianze dei sopravvissuti vengono riportate in vita storie di funzionari, di singole persone, di comunità che vincendo la paura con i loro atti di aiuto e di resistenza al male hanno custodito i valori dell’umanità. Non mancano i ricordi personali dell’autore che da anni ha dedicato le sue energie alla ricerca dei Giusti per gli armeni.

Il libro si avvale di fonti storiografiche che lo rendono rigoroso, di testimonianze dirette e della produzione diaristica che è entrata a pieno titolo nella ricostruzione storica.

Rendere onore ai disobbedienti, a coloro che hanno alimentato il dissenso è importante sia per i discendenti dei carnefici che trovano una strada aperta per condurre una battaglia culturale per la verità e la giustizia, sia per i discendenti dei sopravvissuti, “per non sentirsi i soli disperati portatori di una storia negata. Forse per perdonare senza dimenticare”. Luci di bene che aiutano il dialogo e la riconciliazione tra i popoli.

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