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Cari fanatici

Amos Oz
Feltrinelli, 2017

Amos Oz ritorna sul tema del fanatismo, già trattato nel 2004 in Contro il fanatismo, con questa raccolta di tre saggi, partendo da una serie di riflessioni sul fenomeno del fanatismo in generale (ideologico, religioso, culturale) per poi stringersi sui fanatismi delle due parti del conflitto israelo-palestinese e arrivare infine a una disamina del fenomeno all’interno di Israele.

Il primo saggio, che dà il titolo all’opera, procede più come un flusso di coscienza: non un trattato strutturato, ma considerazioni generali intrecciate a episodi di vita vissuta, pensieri profondi ed estremamente interessanti, alternati ad altri più banali. Anche lo stile è piuttosto disomogeneo, con alcune frasi che appaiono incomplete e un po’ disorientano – ma non è certo imputabile alla traduzione dell’ottima Elena Lowenthal, quanto piuttosto all’unione di contenuti di diversa provenienza.

I due saggi successivi infatti sono molto più strutturati e armonici, e più si addentra nella realtà della sua terra, più l’autore diventa se stesso: osservatore acuto, brillante e obiettivo.

In Tante luci e non una luce l’autore riprende il tema del libro Gli ebrei e le parole, scritto con la figlia Fania Oz-Salzberger. Partendo dalla riflessione sul giudaismo culturale, basato sulla discussione, la creatività, l’apertura al nuovo e soprattutto sulla giustizia e la cura del debole, passa poi ad analizzare il giudaismo religioso, che porta invece alla chiusura, alla cieca obbedienza alle regole, fino al fanatismo. L’ebraismo religioso ortodosso ha infatti, secondo l’autore, snaturato la cultura ebraica, che oggigiorno è tenuta in vita solo dalla letteratura contemporanea.

Alla luce di cultura e religione, Oz esamina attentamente il dualismo che si è venuto a creare in Israele tra la destra e l’ebraismo tradizionale, costantemente in conflitto con il mondo circostante da un lato, e dall’altro l’ebraismo laico, che auspica invece la condivisione e la non conflittualità, e che per questo viene accusata dai primi di rinnegare la propria identità.

Il fanatismo politico e religioso israeliano va in parallelo con il fanatismo palestinese, in una sorta di crescendo che non può essere in alcun modo gestito, ma deve essere risolto con un compromesso da entrambe le parti.

Nell’ultimo saggio della raccolta, Sogni di cui Israele farebbe bene a sbarazzarsi il prima possibile, Oz delinea i contorni di tale compromesso, sostenendo la tesi dei due stati e la rinuncia ai territori da parte di Israele, che ne sono la condizione necessaria. La destra israeliana, che sente come dovere religioso, e quindi come proprio diritto, l’occupazione di tutta la terra d’Israele, è presentata come vittima del medesimo fanatismo che anima gli arabi che vogliono la distruzione totale dello stato di Israele. Ma così come è giusto mantenere lo stato d’Israele, è altrettanto giusto che i palestinesi possano vivere liberi sulla loro terra.

Tea Camporesi