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Come conquistarono il potere i nazisti?

Timothy Snyder recensisce il nuovo libro di Benjamin Carter Hett

Un'immagine dell'ascesa di Hitler

Un'immagine dell'ascesa di Hitler Hulton Archive / Getty Images

Timothy Snyder è un professore di Storia americano con alle spalle importanti pubblicazioni sul nazismo, le terre contese fra la Germania di Hitler e la Russia di Stalin e la "fame di terra" come causa di genocidi, potenzialmente anche oggi quando le risorse per nutrire il genere umano sono messe in crisi dal cambiamento climatico. Il 14 giugno 2018 ha recensito per il New York Times un nuovo importante testo, The death of democracy (la morte della democrazia) di Benjamin Carter Hett. Abbiamo tradotto la sua recensione, certi che dia un serio contributo a svelare le lezioni che la fine della repubblica di Weimar offre al mondo di oggi.

Ci interroghiamo sull’ascesa del nazismo da quella che pensiamo sia una grande distanza. Diamo per scontato che i tedeschi degli anni ’30 fossero piuttosto diversi da noi, e che un esame dei loro errori possa soltanto confermare la nostra superiorità. In realtà accade l’opposto. Anche se Benjamin Carter Hett non fa alcun paragone tra la Germania di allora e gli Stati Uniti di oggi nel suo libro The Death of Democracy, uno studio estremamente acuto sulla fine dello stato di diritto in Germania, egli dissolve questi pensieri rassicuranti. Non discute di una guerra in cui i tedeschi erano i nemici e non descrive atrocità per noi inconcepibili. Presenta invece l’ascesa di Hitler come un elemento del crollo di una repubblica che affrontava i dilemmi della globalizzazione con strumenti imperfetti e leader pieni di lacune. Con prosa curata e fine sapienza accademica, brevi ritratti molto penetranti dei personaggi e concise discussioni delle istituzioni e dell’economia, egli porta gli eventi vicinissimo a noi.

I nazisti, nel resoconto di Hett, erano soprattutto “un movimento di protesta nazionalista contro la globalizzazione”. Perfino prima che la Grande Depressione causasse un’elevatissima disoccupazione in Germania, l’andamento capriccioso dell’economia globale offrì un’opportunità ai politici portatori di risposte semplicistiche. Nel loro programma del 1920, i nazisti proclamarono che “i membri delle nazioni straniere (non cittadini) devono essere espulsi dalla Germania”. Il passo successivo sarebbe stato l’autarchia: i tedeschi avrebbero conquistato il territorio di cui avevano bisogno per poter essere autosufficienti, e quindi avrebbero creato la loro propria economia in isolamento dal resto del mondo. Come disse Goebbels, “Vogliamo costruire un muro, un muro protettivo”. Hitler pensava che le vicissitudini della globalizzazione non fossero l’esito delle forze economiche, ma di un complotto internazionale ebraico.

Hett, professore di Storia dell’Hunter College e del Graduate Center della City University di New York, descrive con sensibilità una crisi etica che ha preceduto una catastrofe morale. Se gli ebrei erano ritenuti responsabili di quel che accadeva in Germania, i tedeschi si consideravano vittime e le loro azioni erano ritenute sempre e solo difensive. Un esempio tanto palese quanto infelice di irresponsabilità politica era il Presidente Paul von Hindenburg. Egli era famoso come vincitore di una battaglia sul Fronte Orientale nella Prima Guerra Mondiale, anche se il merito non era interamente suo. Hindenburg non potè affrontare la realtà della disfatta sul Fronte Occidentale nel 1918, e così si diffuse la bugia secondo cui l’esercito tedesco era stato “pugnalato nella schiena” dagli ebrei e dai socialisti. Questa debolezza morale si irraggiava anche dalla sua figura verso l’esterno. Una volta che Hindeburg vinse le elezioni presidenziali del 1925, la Germania rimase intrappolata nella sua ipersensibilità. In particolare, egli non accettava che la sua reputazione fosse messa in discussione da nessuno. Egli credeva di essere il solo a poter salvare la Germania, ma non si sarebbe preso la briga di farlo, per paura di danneggiare la propria immagine. Senza le bugie alla base del suo potere e i suoi atteggiamenti bizzarri, l’ascesa al potere di Hitler sarebbe stata improbabile.

Come Hett abilmente mostra, i nazisti erano i grandi artisti della finzione vittimista. Hitler, che aveva combattuto al fianco di molti ebrei tedeschi nella guerra, propalò l’idea che gli ebrei fossero stati il nemico sul fronte interno, proponendo la visione che l’esercito tedesco avrebbe vinto, se alcuni di loro fossero stati gassati. Goebbels ordinò alle truppe d’assalto naziste di attaccare gli esponenti di sinistra, in modo da poter affermare che i nazisti erano vittime della violenza comunista. Hitler credeva nel diffondere menzogne così grandi da risultare credibili, almeno in minima parte. Il programma nazista prevedeva che i giornali avrebbero servito il “bene generale” invece di riportare le notizie, e promise “guerra legale” contro gli oppositori che avessero diffuso informazioni a loro sgradite. Essi si opponevano a quello che chiamavano “il sistema”, rifiutandone lo stesso aggancio alla realtà. I tedeschi non erano individui razionali dotati di interessi propri, così suonava il loro ragionamento, ma membri di una tribù che voleva seguire un leader (il Führer).

Molti di questi erano elementi che il nazismo aveva in comune con il fascismo italiano, ma il tentativo di Hitler di imitare la marcia su Roma di Mussolini fallì. Quando Hitler tentò un colpo di stato nel 1923, lui e i nazisti furono facilmente sconfitti ed egli fu condannato al carcere, dove scrisse il Mein Kampf. Secondo il resoconto di Hett, il successo elettorale dei nazisti alla fine degli anni ’20 e nei primi anni’30 ebbe meno a che vedere con le sue particolari idee che con un’apertura dello spettro politico. I nazisti riempirono un vuoto che si era creato tra l’elettorato cattolico del Partito di Centro e una classe lavoratrice che votava socialista o comunista. I loro principali elettori, indica Hett, erano protestanti delle campagne o delle città minori che si sentivano vittime della globalizzazione.

I nazisti giunsero al potere mediante elezioni democratiche? In Germania negli anni ’30, come altrove, le elezioni continuarono anche se il loro significato era mutato. Il fatto che i nazisti usassero la violenza per intimidire gli altri indica che le elezioni non erano libere nel senso normale del termine. E il sistema fu truccato per favorirli da uomini al potere che non erano affatto democratici, né per vissuto né per volontà. I nazisti non erano affatto i servi dell’industria o dell’esercito tedesco ma, come afferma Hett, sia gli uomini d’affari che gli ufficiali formarono lobby alla fine degli anni ’20 al fine di spezzare la repubblica e il suo bastione, i Socialdemocratici. Essi tendevano a confondere i loro interessi particolari di avere bassi salari e spese militari alte con quelli della nazione tedesca nel suo complesso. Questo rese possibile vedere i Socialdemocratici come estranei e ostili.

In un libro dal titolo simile, How Democracies Die (Come muoiono le democrazie), gli scienziati politici Daniel Ziblatt e Steven Levitsky hanno sostenuto recentemente che i killer della democrazia iniziano utilizzando la legge contro se stessa. Le costituzioni falliscono quando leader con motivazioni malvagie ne espongono deliberatamente le vulnerabilità. Certamente questo fu il caso della Germania nel 1930. Il Presidente Hindenburg aveva tecnicamente diritto di sciogliere il Reichstag, nominare un nuovo cancelliere e governare per decreto. Trasformando ciò che era inteso come una situazione eccezionale in una regola, tuttavia, egli tramutò il governo tedesco in una cricca in perenne guerra intestina disconnessa dal resto della società. I governi che dipendevano dal Presidente non avevano ragioni per pensare creativamente a quali politiche perseguire, nonostante la Grande Depressione. Gli elettori fluirono verso entrambe le estremità, i comunisti e ancora di più i nazisti, che approfittarono di un’opportunità creata dalla gente che poteva distruggere la repubblica senza minimamente immaginare che cosa sarebbe avvenuto dopo.

Quando furono indette le nuove elezioni nel 1932, il fine non era di confermare la democrazia, ma di abbattere la repubblica. Hindenburg e i suoi consiglieri vedevano i nazisti come un gruppo capace di creare una maggioranza per la destra. Le elezioni erano pertanto una “soluzione” per una crisi fittizia che era stata, per dirla con Hindenburg, “creata ad arte da una destra politica che voleva escludere più di metà della popolazione dalla rappresentanza e rifiutava anche il più lieve compromesso”. Non saltò in mente al gruppo del Presidente che i nazisti avrebbero fatto ciò che poi fecero, o che il loro leader sarebbe sfuggito dal loro controllo. E così, gli spregiudicati trucchi dei conservatori realizzarono i sogni violenti dei nazisti. Questi ultimi vinsero con il 37% dei voti a luglio, il 33% in un’elezione di novembre, e Hitler divenne cancelliere nel gennaio 1933. Qualche settimana più tardi, usò il pretesto dell’incendio del Reichstag per approvare una legge che conferiva pieni poteri al Cancelliere in deroga al dettato costituzionale, che di fatto sostituiva la stessa Costituzione. Hindenburg morì nel 1934 convinto di aver salvato la Germania e la propria reputazione. Di fatto, aveva creato le condizioni per il massimo orrore dei tempi moderni. 

Il libro di Hett si rivolge implicitamente ai conservatori. Invece di chiedere come avrebbe potuto agire la sinistra per fermare Hitler, il libro si chiude considerando i conservatori tedeschi che aiutarono l’ascesa di Hitler, poi cambiarono idea e congiurarono contro di lui. Seguendo l’opera recente di Rainer Orth, Hett dice che la Notte dei Lunghi Coltelli, la sanguinosa purga del giugno 1934, fu diretta principalmente contro quegli oppositori di destra.

Le conclusioni per i conservatori di oggi emergono chiaramente: non infrangete le regole che tengono insieme la repubblica, perché un giorno avrete bisogno di ordine. E non distruggete gli oppositori che rispettano queste regole, perché un giorno sentirete la loro mancanza.

11 luglio 2018

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