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La riscrittura della Storia in Europa Orientale

La nuova legge sulla Shoah della Polonia e la gestione politica del passato

L'ingresso del nuovo Museo dell'Olocausto slovacco

L'ingresso del nuovo Museo dell'Olocausto slovacco Sered Holocaust Museum

La rivista Foreign Affairs ha pubblicato un'interessante analisi di Volha Charnysh ed Evgeny Finkel sulle politiche nazionaliste dell'Europa Orientale e in particolare della Polonia, dove una nuova legge punisce con fino a tre anni di reclusione chiunque attribuisca responsabilità alla Polonia per la Shoah. Di seguito, la traduzione.

La scorsa settimana, il Presidente polacco Andrzej Duda ha firmato una legge controversa che punisce penalmente chi attribuisce alla nazione polacca qualunque responsabilità per la Shoah o per altri crimini nazisti. In un discorso trasmesso in televisione, Duda ha affermato che la legge protegge non solo gli interessi e la dignità della Polonia, ma anche la verità storica, “così che nessuno possa ingiuriarle”. L'iniziativa ha scatenato vive proteste nei Paesi Occidentali. Human Rights Watch ammonisce che tale legge "avrebbe un effetto raggelante sulla libertà d'espressione”. Jean-Yves Le Drian, il Ministro degli Esteri della Francia, ha dichiarato che il governo polacco non dovrebbe cercare di “riscrivere la storia”, e il Primo Ministro israeliano Benjamin Netanyahu ha definito la legge “priva di basi”: “mi oppongo strenuamente a questo provvedimento” - ha affermato - “non si può cambiare la storia e la Shoah non può essere negata”.

La legge è soltanto l'ultima iniziativa di un progetto revisionista più ampio. L'anno scorso, il partito Legge e Giustizia (PiS) al potere in Polonia ha assunto il controllo di un museo della Seconda Guerra Mondiale a Danzica, trasformando le mostre esistenti in una celebrazione dell'eroismo e delle sofferenze del popolo polacco. Il direttore del museo è stato licenziato, il suo comitato consultivo riformato con storici pro-PiS, e una mostra sui conflitti contemporanei nel mondo è stata sostituita da un'animazione patriottica sulla lotta della Polonia dall'inizio della Seconda Guerra Mondiale fino alla caduta dell'Unione Sovietica. Inoltre, il PiS ha iniziato i colloqui per richiedere nuove riparazioni alla Germania e ha cominciato a rimuovere i “monumenti della gratitudine” all'Armata Rossa eretti dall'Unione Sovietica dopo la Seconda Guerra Mondiale.

La Polonia non è tuttavia l'unico Paese post-comunista a cercare di riscrivere la storia del proprio ruolo nella Seconda Guerra Mondiale e nella Shoah. L'Ungheria, l'Ucraina e gli Stati Baltici hanno tutti compiuto azioni simili. Chi critica tali politiche sostiene che esse falsifichino la storia; chi le promuove, invece, sostiene che esse svolgano un ruolo fondamentale nel processo di ricostruzione dello Stato dopo la dittatura, se non addirittura che esse rappresentino un importante tentativo di conservare la verità storica. In realtà, tali politiche hanno poco a che fare con l'accuratezza storica o la ricostruzione dello Stato. La crescente intensificazione degli sforzi di dare una nuova forma alla memoria storica è stata infatti guidata da tre fattori correlati: il calo dell'autorevolezza delle istituzioni europee, la crescita dei partiti di destra, e le tensioni in aumento con la Russia.

DOPO IL COMUNISMO

Negli anni '90, mentre la comunità internazionale era impegnata a monitorare le riforme politiche ed economiche adottate dagli ex-Stati sovietici a seguito del crollo del comunismo, gli Stati dell'Europa Orientale avviavano un altro processo importante, ma ampiamente trascurato: la ricostruzione e la ridefinizione delle loro storie nazionali, con particolare riguardo alla Seconda Guerra Mondiale e alla Shoah.

Al centro di tale sforzo c'era il tentativo di stabilire una sorta di culto nazionale delle vittime. Nel 1992, la Lituania ha fondato un Museo sulle Vittime del Genocidio che commemorava le vittime dei crimini dell'occupazione sovietica - ma non quelle della Shoah. Nel 1998, la Polonia ha creato l'Istituto della Memoria Nazionale con lo scopo di denunciare i crimini nazisti e sovietici contro la nazione polacca. Nel 2002, l'Ungheria ha adibito gli ex quartieri generali dei nazisti e comunisti a museo Casa del Terrore sui crimini lì commessi. 

Queste istituzioni non sono state solo usate per commemorare il passato e educare il pubblico, ma sono anche servite a scopi politici. Sul piano interno, il vittimismo nazionale è stato un potente mezzo di mobilitazione del sostegno politico e di legittimazione di coloro che facevano leva su tale tema. Nei confronti dell'estero, i governi hanno utilizzato questo focus sulla sofferenza passata per esercitare pressioni nei negoziati con l'Unione Europea e la NATO.

Tali sforzi di strumentalizzazione della storia hanno dovuto inizialmente coesistere con le direttive dell'Unione Europea, che richiedeva ai paesi membri di fare quantomeno i conti sul piano retorico con i lasciti dell'antisemitismo, della Shoah e della Seconda Guerra Mondiale. Negli anni '90, il Parlamento Europeo ha adottato numerose risoluzioni di commemorazione dell'Olocausto e ha chiesto ai governi nazionali di restituire agli Ebrei le proprietà a loro confiscate e di combattere l'antisemitismo. Benché non vincolanti, queste risoluzioni indicavano ai nuovi Stati membri dell'Unione Europea cosa gli Stati Occidentali si aspettassero da loro.

In risposta, i governi dell'Europa Orientale hanno creato commissioni per la memoria della Shoah e incluso capitoli sul genocidio ebraico nei libri di testo, dedicandogli tanto spazio quanto quello dei libri di storia occidentali. Alcuni Paesi, come gli Stati Baltici, hanno solo reso testimonianza formale alle passate atrocità, mentre altri si sono confrontati più seriamente con il loro passato. La Polonia, per esempio, nel 1997 ha approvato alcune leggi per restituire le proprietà confiscate agli Ebrei dalle autorità naziste e comuniste ai loro legittimi proprietari; nel 2003, ha creato un Centro di Ricerca sull'Olocausto all'interno della prestigiosa Accademia polacca delle Scienze. Quando nel 2001 il Presidente polacco di sinistra Aleksander Kwasniewski si scusò per il progrom di Jedbawne - in cui un gruppo di polacchi uccise diverse centinaia di ebrei nel 1943 - sembrò quasi possibile che il nazionalismo potesse coesistere con un discorso pluralista sul passato. Tuttavia, un sondaggio del 2001 mostrò che il 48% dei polacchi disapprovava le scuse di Kwasniewski. Allo stesso modo, quando nel 1995 il Presidente Lituano Algirdas Brazauskas ha chiesto perdono per i lituani che avevano assassinato gli ebrei, alcuni dell'intellighenzia lituana hanno chiesto che anche gli ebrei si scusassero per il trattamento inflitto ai lituani durante l'occupazione sovietica.

DAL RICONOSCIMENTO ALLA RESISTENZA

Negli ultimi anni, le narrazioni delle commemorazioni della Shoah e il vittimismo europeo-orientale si sono scontrati sempre più di frequente. Una volta che la memoria della sofferenza nazionale è stata istituzionalizzata con successo, le élite nazionaliste si sono mosse per marginalizzare sempre di più lo scomodo passato.

In questo senso, il PiS polacco ha cercato di riscrivere la storia, chiedendo agli Ebrei polacchi di provare la loro lealtà alla Polonia difendendo la nuova legge sulla Shoah contro le critiche estere. Le posizioni del PiS sono coerenti con le preferenze dell'opinione pubblica. In un sondaggio del 2015, solo il 23 per cento degli intervistati era d'accordo sul fatto che i crimini dei polacchi contro gli ebrei “fossero ancora attuali e che per questo dovessero essere resi noti”. Il 67 per cento degli intervistati ha invece detto che anche se i crimini non devono essere dimenticati, il fatto ricordarli rischia di porre in ombra il fatto che molti polacchi abbiano aiutato gli ebrei durante la Seconda Guerra Mondiale. Tali idee nazionaliste vengono diffuse anche da cantanti polacchi famosi come Tadek e Kukiz, che spesso attingono all'idea del martirio nazionale nelle loro canzoni. 

Eppure la Polonia non è l'unico Stato ad aver intrapreso un cammino simile. In Ungheria – un altro Paese guidato da un partito populista di destra – un monumento del 2014 dedicato all'Olocausto rappresenta lo Stato come vittima innocente dell'aggressione nazista, nonostante l'alleanza del Paese con i tedeschi durante la guerra e l'attiva partecipazione dei collaborazionisti ungheresi nella Shoah. Lo scorso anno, il Primo Ministro ungherese Viktor Orban ha descritto l'Ammiraglio Horthy, che governò l'Ungheria dal 1920 al 1944 e portò il Paese ad allearsi con la Germania, come “uno statista eccezionale”.

La stessa cosa è accaduta nei Paesi Baltici. Nel 2010, la Lituania ha emanato una legge che punisce con fino a due anni di reclusione chi nega o sottostima i genocidi commessi dalla Germania nazista o dall'Unione Sovietica contro i lituani, riconoscendo un ruolo attivo dello Stato lituano in tali crimini. Il giornalista Ruta Vanagaite è stato in tal senso ampiamente criticato per aver rivelato i dettagli sul collaborazionismo lituano nell'Olocausto in un suo libro. Recentemente, la Lettonia ha assegnato benefici economici a tutti i veterani della Seconda Guerra Mondiale, compresi i volontari delle SS.

Nel 2015, il Parlamento Ucraino ha approvato due leggi che ridefinivano l'esperienza del Paese nella Seconda Guerra Mondiale. La prima punisce penalmente chi nega la legittimità della “lotta per l'indipendenza dell'Ucraina nel 20° secolo” e glorifica i gruppi violenti come l'Organizzazione dei Nazionalisti Ucraini, che collaborarono con i nazisti e uccisero un gran numero di civili ebrei e polacchi in nome dell'Ucraina durante la Seconda guerra mondiale. La seconda rende reato rifiutare “il carattere criminale del regime totalitario comunista del periodo 1917-1991 in Ucraina.”

LA GESTIONE POLITICA DEL PASSATO STORICO

Un fattore di primaria importanza che spiega la crescente resistenza verso la storia più scomoda è il calo del potere di pressione dell'UE e la diminuzione dell'attrattiva delle norme dell'Europa occidentale. A oggi, la maggior parte dei Paesi dell'Europa orientale o è entrata in Europa o, come l'Ucraina, ha effettivamente rinunciato a quest'idea. La membership dell'UE ha liberato i governi di destra in Paesi come la Polonia e l'Ungheria dalla necessità di seguire norme liberali non soltanto sulla libertà politica e lo Stato di dirtto, ma anche quando si tratta della memoria e di come si presenta l'Olocausto. Anche il ruolo centrale della Germania nelle istituzioni europee offre un'opportunità irresistibile agli Stati come la Polonia di sottolineare la loro sofferenza durante la Seconda guerra mondiale, un obiettivo che confligge con la preminenza della Shoah nelle narrazioni comunitarie della storia europea.

Inoltre, partiti di destra populisti con un forte ascendente in tutta l'Europa mostrano che l'Unione non parla più con una sola voce. Ora sanzionare uno Stato membro è più difficile. I politici di destra populisti, tradizionalmente euroscettici, sono ancora più interessati ad attrarre la disapprovazione internazionale e ottenere maggiore popolarità all'interno facendo leva sul nazionalismo e sulla rimozione del passato. La loro ideologia necessita di minacce reali o percepite da potenti “altri” per fiorire. Le narrazioni del martirio storico soddisfano questi bisogni, e l'orrore internazionale che suscitano rinforza la loro pretesa che la nazione sia sotto attacco di nefasti elementi esterni, specialmente i “potenti” ebrei.

Di pari importanza, l'annessione russa della Crimea nel 2014 ha esacerbato la percezione della vulnerabilità delle nazioni dell'Europa orientale. Più acuta è la minaccia russa, reale o percepita, e più gli Stati postcomunisti rincarano la dose sul vittimismo e cercano di contrastare la narrazione dell'Olocausto che pone loro delle sfide. Anche se la minaccia russa è più forte in Ucraina e negli Stati Baltici, essa motiva anche altri Paesi postcomuisti con memorie dell'aggressione russa, compresa la Polonia.

In Stati che vivono dirette minacce dalla Russia e sono governati da partiti populisti di destra, la tendenza alla manipolazione politica della storia e a mettere sotto silenzio fatti scmodi sul loro ruolo nella Seconda guerra mondiale probabilmente continuerà a farsi sentire. Ciò alimenterà tensioni con gli Stati Uniti e Israele, dividerà gli alleati anche all'interno della stessa Europa orientale e porterà a reprimere il dibattito. Ironicamente, è l'autocrazia di Putin a beneficiare maggiormente di questi sviluppi.

Ma c'è ancora speranza. Il passato è stato trattato in maniera diversa in Paesi dove la sinistra rimane forte e la minaccia russa è meno acuta. I partiti di sinistra sono ideologicamente meno inclini al richiamo del nazionalismo e la narrazione vittimistica di destra è meno convincente in assenza di minacce esterne. In Slovacchia, i pm hanno chiesto alla Corte Suprema di vietare il Partito del Popolo di estrema destra, che idealizza il leader collaborazionista della Seconda guerra mondiale Jozef Tiso. Nel 2016, il Presidente e il Primo Ministro della Slovacchia hanno inaugurato il Sered Holocaust Museum, che documenta il collaborazionismo slovacco con i nazisti e il destino degli ebrei del Paese. La Romania, uno dei più recenti membri UE e alleato tedesco durante la Germania, offre un esempio ancora più positivo, in quanto il Paese ha messo fuori legge il negazionismo della Shoah e assegnato pensioni ai sopravvissuti delle persecuzioni antiebraiche della Seconda guerra mondiale. Anche se il passato non si può cambiare, alcuni Stati hanno mostrato la volontà di imparare da esso.

22 febbraio 2018

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Il Comitato internazionale I Giusti per gli armeni. La Memoria è il futuro fondato da Piero Kuciukian per commemorare chi si è impegnato contro il genocidio del 1915, focalizza sin dal titolo la funzione del ricordo, che non è un nostalgico voltarsi indietro nella Storia, ma un ben più corposo dare un senso al passato per costruire un futuro che non ne ripeta gli errori. 
La memoria ha tanti risolti e presenta esiti contrastanti, in positivo o in negativo a seconda di come viene trattata. Riflettere sugli avvenimenti che ci hanno preceduto per capire il presente significa ricercare le coordinate che ci permettano di interpretare le nuove situazioni con la consapevolezza dei pericoli o delle opportunità che certi meccanismi culturali, sociali e individuali innescano. L'esperienza dei genocidi del Novecento, il fenomeno dei totalitarismi, sfociati in una devastante guerra mondiale, gli equilibri della guerra fredda, ci forniscono indizi molto precisi sulle pretese di egemonia geopolitica e sulle derive umanitarie da evitare; mentre l'esempio dei Giusti, il loro variegato impegno a favore dei perseguitati, la richiesta di libertà, l'autonomia di pensiero e l'istanza di difesa della dignità umana, sono altrettanti referenti da assumere per evitare le trappole dell'arroganza, della negazione della verità, del rifiuto della diversità, della chiusura all'altro, della decisione unilaterale.

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