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DDR: il simbolo della guerra fredda

dalle fughe a Ovest al crollo del Muro di Berlino

Il 7 ottobre 1949, dopo la rottura fra le potenze vincitrici della guerra, sul territorio orientale occupato dall'Armata Rossa sorse la DDR (Deutsche Demokratische Republik), uniformata al modello sovietico sotto la guida del SED (Partito Socialista Unificato di Germania, in tedesco Sozialistische Einheitspartei Deutschland).
Da pochi mesi era nata a ovest la Repubblica Federale Tedesca, pesantemente condizionata dalla tragica vicenda del nazismo, impegnata sia a risollevarsi economicamente dopo la sconfitta bellica e le pesanti sanzioni inflitte dalle potenze vincitrici, sia nella dolorosa rivisitazione della propria storia in chiave di pentimento e rinascita democratica. In questo contesto non fu considerato prioritario il destino dei concittadini privati della libertà nella parte orientale del Paese, dove, al contrario, il mito della guerra antifascista giustificava la divisione della Germania ed evitava i conti scomodi con un passato comune. La costruzione del Muro, il 13 agosto 1961, sancì definitivamente la spaccatura.
Solo nella seconda metà degli anni Ottanta, con i primi scricchiolii nell’assetto geopolitico della “guerra fredda” si posero le basi per un risveglio in Occidente dell’interesse per la sorte dei concittadini europei rinchiusi negli Stati-prigione a Est, in particolare dei tedeschi dell’Ovest per i confratelli della DDR.
Nel frattempo si erano sviluppate nei territori controllati dai sovietici diverse forme di opposizione al regime comunista, dai movimenti pacifisti ed ecologisti alle organizzazioni in difesa dei diritti dell’uomo, con l’appoggio di molti esponenti della Chiesa Evangelica, senza dimenticare la forma più eclatante e assidua di contestazione del sistema: la fuga, rischiosissima e spesso rocambolesca a Ovest, sia a Berlino attraverso il Muro, sia nelle altre zone di confine.


Il dopoguerra e il 1953
Nella zona controllata dall’Armata Rossa in Germania erano iniziate subito dopo la guerra forme di contrasto al dominio comunista, dalla diffusione di volantini ad azioni di piccolo sabotaggio, il più delle volte in risposta alle repressioni messe in atto dalle forze d’occupazione sovietiche e dai loro sostenitori tedeschi. Nei primi anni del dopoguerra, inoltre, ebbero luogo alcune manifestazioni di scontento, soprattutto operaio, immediatamente represse.
Il 1953 fu un anno particolarmente critico, segnato dalla recrudescenza della propaganda contro la Chiesa Evangelica, con duri attacchi ai pastori impegnati tra i giovani, accusati di essere a capo di “organizzazioni cospirative di sabotaggio e spionaggio al soldo degli USA”.

Gli studenti evangelici più in vista furono discriminati e spesso espulsi dalle scuole superiori e dalle università. La repressione colpì circa tremila liceali e duemila studenti universitari, quasi un centinaio di pastori fu messo in carcere e furono abolite l’ora di religione dalle scuole e le sovvenzioni statali alle istituzioni ecclesiastiche. La morte di Stalin fu accompagnata da manifestazioni di protesta contro la scarsità di generi alimentari e dal picco delle fughe (59.000) verso l’Occidente. In particolare lo scontento serpeggiava fra gli operai: la pianificazione industriale aveva l’ambizioso obiettivo di superare in pochi anni la Germania dell’Ovest, e per questo erano stati imposti agli operai orari di lavoro insostenibili, norme di produzione altissime e bassi salari. Il 28 maggio il governo annunciò un ennesimo innalzamento delle quote di produttività e il prolungamento della giornata lavorativa, cui i lavoratori risposero con un’ondata di scioperi, partita il 15 giugno da Berlino e proseguita in 550 città, con manifestazioni e proteste, che ben presto si trasformarono in rivolta politica al grido di “democrazia, libertà, unificazione della Germania”. Le autorità militari sovietiche di occupazione mandarono i carri armati contro i manifestanti e introdussero la legge marziale. Fonti governative riferirono di 25 morti, mentre gli occidentali sostennero che la protesta era costata la vita a 200-400 persone. I tribunali speciali pronunciarono decine di condanne a morte, eseguite immediatamente, e l’ordine fu ben presto ripristinato. I fatti del giugno 1953 segnarono l’ultimo tentativo di protesta di massa con il sostegno di gran parte della popolazione.

Gli anni Sessanta e il Muro
La costruzione del Muro di Berlino nel 1961, eretto per frenare le fughe a Ovest dei cittadini di Berlino Est (si calcola che tra il 1949 e il 1961 siano stati circa due milioni e mezzo), fu un colpo durissimo per le poche organizzazioni di opposizione esistenti. Da quel momento la resistenza fu limitata in gran parte all’azione dei singoli, come il pastore Oskar Brusewitz, che nell’agosto del 1976 si diede fuoco pubblicamente a Zeitz per protesta contro la politica del governo nei confronti della religione e dei giovani. Il suo gesto ebbe una grande eco nel Paese. Anche le fughe ad Ovest attraverso il Muro non si interruppero, sebbene fossero diventate molto più rischiose. I dati ufficiali riferiscono di oltre 5000 passaggi riusciti, mentre furono più di 200 le persone uccise dalle guardie di frontiera.
Negli anni Sessanta e Settanta gli oppositori pubblici al regime rivendicarono innanzitutto i valori dell’autorealizzazione e dell’identità individuale e si riunirono nelle Chiese e nei circoli della cultura artistica giovanile o underground. A poco a poco questi gruppi, che le autorità non riuscivano a soffocare nonostante le dure repressioni, assunsero una maggiore valenza politica. L’opposizione cercò di costringere il regime a rispettare le norme legali che esso stesso aveva approvato e che erano contenute nella costituzione del 1968, dove, accanto al ruolo guida del partito, era prevista una forma di democrazia pluralista, sempre rimasta lettera morta. Il movimento si richiamava alla libertà di coscienza e di confessione prevista dalla legge, trovando sostegno soprattutto nelle Chiese, e invocava il rispetto degli accordi di Helsinki, sottoscritti anche dalla DDR. Fu molto utilizzato il sistema delle petizioni al governo, che, secondo la legge, doveva garantire la partecipazione dei cittadini. Chi invece riteneva inutile la strada “legalista” fece la scelta di una resistenza più decisa e spettacolare, come ad esempio il gruppo che nel 1968 fondò a Berlino una radio illegale, immediatamente chiusa dalle autorità.

Gli anni Settanta e il ruolo delle Chiese Evangeliche
La salita al potere nel 1971 di Erich Honecker segnò un punto di svolta, con l’applicazione di una nuova strategia, che mirava a rinchiudere l’opposizione nei confini della Chiesa protestante. L’intento era di sottomettere i dissidenti, anche non credenti, alla disciplina della gerarchia ecclesiastica, nella speranza di poterli meglio controllare, sia attraverso uomini di Chiesa arruolati dalla Stasi (la temuta polizia politica segreta), sia attraverso gli alti prelati interessati a cercare un accordo con il regime. La manovra, tuttavia, non diede i risultati attesi, poiché molti teologi e pastori continuarono a dare il loro sostegno all’opposizione e, soprattutto dalla metà degli anni Ottanta, si registrò un aumento significativo dei gruppi dissidenti: nell’estate del 1989 il Ministero per la Sicurezza dello Stato ne segnala 120, di cui 10 indipendenti dalle Chiese. I dati delle Chiese parlano di circa 350 gruppi nel 1988, per la maggior parte privi di una forte sottolineatura politica, ma pronti a mobilitarsi per diverse iniziative.
Il legalismo dell’opposizione e il realismo politico, date le forze in campo, escludevano ogni speranza di rovesciamento del regime. Gli oppositori rivendicavano soprattutto il rispetto dei diritti umani e maggiori spazi di libertà all’interno della società, guidati dall’aspirazione a un socialismo democratico, a una “terza via” sul modello proposto da Imre Nagy a Budapest nel 1956 e da Alexander Dubcek a Praga nel 1968: apertura del sistema e rifiuto del dogmatismo ideologico in economia, scienza, filosofia e arte.

L’opposizione degli artisti e degli ambienti culturali
All’inizio degli anni Settanta dagli ambienti intellettuali trapelarono i primi segnali della cosiddetta “opposizione culturale”. Si cercò di sruttare le istituzioni ufficiali (case della cultura, circoli ricreativi delle aziende, ecc.) per affrontare pubblicamente tematiche fino allora tabù, ma la discussione di progetti alternativi al marxismo ortodosso e la richiesta di maggiori libertà individuali entrò ben presto in conflitto con gli organismi statali. Intorno al 1976 questa forma di opposizione venne proibita.
Nell’azione di alcuni dissidenti si delineò un deciso cambiamento ideologico, con il rifiuto di ogni riferimento marxista. L’esponente più importante di questo gruppo fu lo scrittore Reiner Kunze che, dopo gli eventi del 1968 a Praga, abbandonò la prospettiva socialista e nei suoi racconti, pubblicati in Occidente, documentò il terrore fisico e psicologico adottato dallo Stato contro i giovani, che chiedevano libertà e legalità. Nel 1977 Kunze fu costretto a lasciare il Paese.
Un esponente importante dell’idea del socialismo democratico fu lo scienziato Robert Havemann, che insieme a Stefan Heym e al cantante e poeta Wolf Biermann fu escluso dalla vita pubblica per essersi pronunciato a favore della libertà individuale e politica, chiedendo “la realizzazione di una democrazia socialista, e cioè l’introduzione di tutti i diritti politici dell’uomo”. Nonostante le persecuzioni, attorno al professor Havemann si formò un gruppo di amici, fra cui Jurg Fuchs. Nel 1976 lo scienziato si unì al movimento pacifista legato alle Chiese evangeliche. Nel frattempo Biermann divenne una sorta di portavoce delle istanze dei giovani: i contenuti di amara denuncia delle sue canzoni rispondevano ai desideri dei ragazzi cresciuti nell’ideale socialista e delusi dalla realtà. Per questo nel 1976 fu privato della cittadinanza ed espulso. Questa decisione, anziché intimidire gli ambienti artistici, ne provocò il risveglio politico. Le azioni di protesta contro l’esilio di Biermann e le reazioni del regime provocarono un vero e proprio esodo in Occidente di intellettuali e artisti.

L’azione pastorale e i movimenti pacifisti, ecologisti, per i diritti umani
Negli stessi anni andò diffondendosi all’interno della Chiesa Evangelica una corrente di “cristianesimo sociale”, destinata a formare la base intellettuale e organizzativa dei movimenti pacifisti ed ecologisti di opposizione, con la nascita in molte chiese di istituti di etica sociale. La pastorale rivolta ai giovani assunse una connotazione politica più marcata. Di tanto in tanto erano scoppiate delle manifestazioni spontanee di protesta giovanile, come a Lipsia nel 1965 (la cosiddetta rivoluzione beat), o a Berlino davanti alla Porta di Brandeburgo nel 1977 e nel 1987, ed erano nati alcuni circoli giovanili underground. Questi ambienti di non meglio identificati “contestatori” assunsero un carattere politico organico soprattutto grazie al cosiddetto “Lavoro Aperto”, l’opera pastorale rivolta ai giovani appartenenti ad ambienti ai margini della società o discriminati dal regime, come gli hippies o i punk. Il “Lavoro Aperto”, che spesso assumeva forme non convenzionali, favorendo apertamente un atteggiamento critico verso il sistema politico, coinvolse migliaia di giovani anche per l’eccezionale carisma del suo ideatore, il pastore Walter Schilling.

Anche il movimento pacifista si concentrò principalmente nelle Chiese, prendendo le mosse dagli obiettori di coscienza. Negli anni Settanta i primi seminari clandestini sulla pace si strutturarono in gruppi stabili, con un notevole incremento nel decennio successivo, tanto da poter intraprendere una battaglia per l’introduzione del servizio civile. Il movimento reagì alla crescente militarizzazione del Paese contestando l’idea di pace diffusa dal partito. Nel 1982 il professor Havemann e il pastore Rainer Eppelmann redassero il cosiddetto Appello di Berlino, una coraggiosa proposta di disarmo che prevedeva il ritiro da entrambe le Germanie delle forze alleate di occupazione e la non ingerenza nelle questioni tedesche. La risposta delle autorità fu la persecuzione del movimento, nel quale si aprì il confronto sulla necessità di una maggiore indipendenza dagli ambiti ecclesiali, che portò alla nascita di gruppi pacifisti indipendenti, come la “Comunità per la Pace” a Jena e l’organizzazione “Donne per la Pace” guidata da Ulrike Poppe a Berlino.

Di pari passo con il pacifismo si sviluppò il movimento ecologista di ispirazione cristiana, rafforzatosi verso la fine degli anni Settanta e protagonista di alcune azioni di protesta all’inizio degli Ottanta, soprattutto sul tema dell’energia nucleare, fino a quel momento assoluto tabù. Nel 1986 a Berlino fu fondata la “Biblioteca Ecologica”, che divenne subito il principale punto di raccordo dei diversi gruppi ecologisti. L’incidente di Chernobyl accelerò la politicizzazione del movimento, con la creazione nella chiesa di Berlino-Brandeburgo della “Rete Ecologica Arka”, che in breve tempo divenne la rappresentante politica di tutto il movimento con un certo riscontro nella società.

Il Movimento in Difesa dei Diritti Umani, collegato ai pacifisti e agli ecologisti, indicava nella democratizzazione il problema fondamentale del Paese e il mancato rispetto dei diritti umani veniva indicata come la motivazione principale di chi voleva trasferirsi a Ovest. Il movimento si spense verso la fine degli anni Settanta per la mancanza di un deciso sostegno da parte delle Chiese e l’efficacia dei metodi usati dalla Stasi; solo nel 1984 alcuni gruppi ripresero ad occuparsene. Il più attivo fu “Iniziativa a Sostegno della Pace e dei Diritti Umani” fondata da Ralf Hirsch, Wolfgang Templin e Gerd Poppe.
Il fatto che l’opposizione nella DDR si sia concentrata più sui problemi legati alla pace e all’ecologia che a quelli dei diritti umani è spiegabile con la specificità della situazione tedesca: la responsabilità per lo scoppio della Seconda Guerra Mondiale e i crimini contro l’umanità commessi dai nazisti resero per molti anni un tabù il problema della divisione della nazione e della mancanza di libertà dei cittadini tedeschi nei territori sotto il controllo sovietico, mentre l’uso propagandistico dell’antifascismo legittimava l’esistenza del regime comunista nella Germania dell’Est. Solo negli anni Ottanta una parte dell’opposizione affrontò il problema dell’unità del Paese, questione che anche la classe politica della Germania Ovest fino a quel momento non aveva preso in seria considerazione.


Gli anni Ottanta e il samizdat
Nella seconda metà degli anni Ottanta il movimento democratico di opposizione sviluppò significativamente le proprie forme organizzative, e per la prima volta fece la sua comparsa il samizdat, l’editoria clandestina. Il dissenso si rafforzò significativamente a partire dal 1986, soprattutto grazie alle riforme introdotte in URSS da Michail Gorbacev e alla conseguente crisi delle strutture di potere sovietiche. Nel settembre 1987, nonostante le molte difficoltà, si svolse la prima manifestazione legale: una marcia di pace da Straslud a Dresda in memoria di Olof Palme, il premier socialdemocratico svedese assassinato l’anno precedente. Verso la fine del 1987, la confisca della “Biblioteca Ecologica” di Berlino da parte della Stasi provocò la mobilitazione di tutti gli ambienti dell’opposizione e le autorità furono costrette a rilasciare i responsabili della biblioteca. Allo stesso modo l’ondata di arresti del gennaio 1988 e l’espulsione dal Paese degli oppositori più importanti, come Barble Bohley e Wolfgang Templin, provocarono la protesta di migliaia di persone fino a quel momento non legate né alla dissidenza, né alle Chiese.
A partire dal 1988 l’opposizione sfidò apertamente il regime su ogni evento sociale o politico. Particolarmente importante fu la campagna contro la falsificazione dell’esito delle elezioni comunali del 7 maggio 1989: una denuncia che di fatto delegittimava tutto il sistema e sulla quale il movimento decise di puntare, organizzando il 7 di ogni mese una manifestazione di protesta a Berlino, in Alexanderplatz, contro i brogli elettorali.
L’opposizione degli anni Ottanta non aveva un programma unitario. La corrente principale si riferiva all’etica sociale protestante, mentre un secondo filone rivendicava soprattutto forme di democrazia diretta, rifacendosi a temi cari all’ideologia marxista e anarchica mescolati a elementi della critica sociale cristiana; una terza corrente, infine, si concentrava sui problemi della legalità e dei diritti umani. Il punto che unificava le varie anime dell’opposizione era la “richiesta di un’organizzazione della vita economica e sociale pluralista, democratica e decentralizzata”come disse il pastore Tschiche nel 1988 nel suo testo I fondamenti del consenso. Andava maturando la consapevolezza dei limiti dell’azione messa in campo dai gruppi nati negli anni Settanta e si cercavano nuove forme organizzative tese in primo luogo a rendere il movimento nel suo complesso autonomo dalle Chiese. A partire dall’agosto 1989, soprattutto su iniziativa degli oppositori storici, nacquero diverse organizzazioni sottoforma di movimento civile, come il “Nuovo Forum”, “Democrazia Adesso”, “Sinistra Unita”, mentre si strutturarono in partito i “Socialdemocratici”, “Cambiamento Democratico” e il “Partito dei Verdi”. Queste nuove forze innescarono il processo politico che portò alla fine del Partito Comunista Tedesco e furono determinanti per garantire l’evoluzione pacifica del cambiamento.
Nel frattempo si moltiplicavano le manifestazioni di protesta: il 9 ottobre a Lipsia 70.000 persone scesero in piazza per chiedere la libertà e la democrazia e per la prima volta le autorità decisero di non fare uso della forza. Una settimana dopo, il 16 ottobre, i manifestanti furono 100.000 e fino a Natale si susseguirono ogni lunedì a Lipsia e in altri centri, grandi manifestazioni di massa con slogan sempre più radicali.
Il 18 ottobre Erich Honecker si dimise da tutti gli incarichi politici e fu sostituito da Egon Krenz, la cui elezione provocò a Berlino Est, il 24 ottobre, una manifestazione di protesta che si diffuse in altre città.
Il 4 novembre mezzo milione di persone partecipò a una grande manifestazione in Alexanderplatz.
Il 9 novembre cadde il muro di Berlino.
Il crollo del Muro aprì la strada alla riunificazione tedesca formalmente conclusa il 3 ottobre 1990.


Figure esemplari
Wolf Biermann
Barbel Bohley
Robert Havemann
Reiner Kunze
Walter Schilling


Video
Goodbye Lenin, trailer e recensione del film di Wolfgang Becker, vincitore dell'"European Film Awards"2003
Il tunnel della libertà, recensione del film tv di Enzo Monteleone
Le vite degli altri, trailer e recensione del film di Florian Henckel von Donnersmarck
Il silenzio dopo lo sparo trailer e recensione del film di Volker Schlondorff, 2 Orsi d'argento ex aequo al "50° Festival internazionale del Cinema di Berlino" 2000

Tesi
La crescita della donna nella Repubblica Democratica Tedesca - Rita Seidel e Christa T.: due personaggi di Christa Wolf a confronto
16 - 17 giugno 1953, la rivolta operaia di Berlino-Est
"Ostalgie", la riunificazione tedesca tra presente e passato
Letteratura e politica: il dibattito intellettuale nella Germania della svolta




Piero Bernocchi
Oltre il muro di Berlino. Le ragioni della rivolta in Germania Est, Massari (collana Controcorrente, Volume 3), Bolsena, 1990

Fabio Bertini, Antonio Missiroli
La Germania divisa, Giunti Editore, Milano, 1994

Lilli Gruber, Paolo Borella
Quei giorni a Berlino. Il crollo del Muro, l'agonia della Germania Est, il sogno della riunificazione: diario di una stagione che ha cambiato l'Europa, RAI-ERI (collana Antenne, Volume 3), Roma, 1990

Guido Knopp
Goodbye DDR. La storia, la politica e la vita nella Germania dell'Est prima della caduta del muro di Berlino, Hobby & Work Publishing, 2006

Charles S. Maier
Il crollo. La crisi del comunismo e la fine della Germania est, Il Mulino, (collana Biblioteca storica), Bologna, 1999.

Francesco Radice
Il muro di Berlino, Sistema Editoriale SE-NO, Roma, 2001

Ellen Sesta
Il tunnel della libertà. 123 metri sotto il Muro di Berlino: la straordinaria avventura di due italiani a Berlino nel 1961, Garzanti Libri, Milano, 2002

Bruno Zoratto
Gestapo rossa. Italiani nelle prigioni della Germania dell'Est, SugarCo (Collana Testimonianze), Milano, 1992




a cura della Redazione con la collaborazione di Annalia Gugliemi

9 novembre 2009

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