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Alla ricerca di un credo libero

di Anna Maria Samuelli

Alla ricerca di un credo libero, queste parole contenute nel titolo dell’intervista di Gian Guido Vecchi a Emanuele Fiano pubblicata sul Corriere della Sera del 24 gennaio, mi hanno risvegliato i ricordi del Giorno della Memoria della Shoah che ogni anno con i colleghi preparavamo per gli studenti nel mio liceo. Emanuele Fiano continua il suo percorso interiore pubblicando, dopo Il profumo di mio padre, il libro Ebreo. Ricercare le strade formative di un “credo libero”, è compito degli insegnanti che assieme ai loro studenti si propongono di migliorare il nostro stare insieme. Aprire lo sguardo sul male della storia, compito necessario, riflettere sugli “usi e abusi della memoria”, sul rapporto verità e menzogna per l’eterna presenza del negazionismo, è impegno di tutto l’anno per gli insegnanti. Giunti allo studio dei genocidi del Novecento e alla Shoah, crimine paradigmatico, l’impegno si concentra sull’incontro con i testimoni. Nedo Fiano ha solcato la soglia dell’Aula Magna del mio Liceo, e anche altre voci di sopravvissuti, cariche di dolore tangibile, determinate nel lasciare una traccia nel cuore di tutti, contro l’indifferenza e per l’assunzione di responsabilità. Così accadeva e accade oggi. La voce del testimone apre alla consapevolezza con parole che sono verità di vita, e solo l’esperienza vissuta diventa domanda interiore. Il 27 gennaio, approdo di un lavoro di conoscenza, condotto anche con l’aiuto di ricercatori e storici esterni, come accadeva nel mio liceo, diventa il punto di partenza per capire di più e meglio, per un diverso modo di fare i conti con la storia e la memoria, per togliere ogni retorica al “mai più”. Singolarità, specificità della Shoah, ma soprattutto centralità, evento cruciale della contemporaneità che riguarda l’umanità intera. Ci fornisce metodologia e strumenti per vincere la memoria antiquaria, inerte, per trovarne il valore essenziale nella domanda: da che parte sarei stato? Da che parte sono io oggi? Le voci dei testimoni ci chiamano al valore dell’ascolto: “io ti credo, il male estremo c’è stato, c’è ancora e ci sarà, tu lo hai attraversato e io raccolgo il testimone”: impegno inderogabile “dopo l’ultimo testimone”.

Sono i primi passi di quella che Emanuele Fiano definisce costruzione del fondamento dell’etica, dell’essere al mondo come responsabilità verso gli altri. Mi ha colpito nell’intervista il suo “credo libero”. Come spende il suo essere ebreo? Si colloca su un piano di universalità, non costruisce barriere identitarie, è consapevole del valore dell’immenso patrimonio ereditato e proprio per questo vede il tempo come distensione tra passato, presente e futuro. Dipende dalla responsabilità di ognuno prevenire ogni forma di discriminazione. Il percorso è verso l’altro.

Senza muri identitari che ci autoescludono dall’universalità dell’umano, possiamo sentirci fino in fondo ebrei nel Giorno della memoria della Shoah, armeni il 24 aprile, cambogiani il 20 maggio, ruandesi il 7 aprile… perché questo significa condivisione, alleggerimento del fardello di chi l’orrore lo ha visto e vissuto, un orrore tanto grande da costituire un crimine senza nome, un crimine per il quale è stato trovato il termine genocidio: eliminazione intenzionale non per quello che hai fatto, ma per quello che sei, ebreo, armeno, cambogiano, ruandese, yazida. Si calpesta il riconoscimento di una umanità universale, si opera la discriminazione, si crea il nemico da distruggere. Un gruppo è colpito nella sua identità, ma questo significa che tutta l’umanità è colpita. La conoscenza che nasce da un uso consapevole della memoria non confinato alle giornate celebrative ma percorso di approfondimento della storia con strumenti adeguati di contestualizzazione e comparazione, ci predispone all’esercizio dell’attenzione, a cogliere i segni del male al loro sorgere, alla possibilità di prevenirlo. Il tempo dell’odio e della vergogna non è finito, l’onda lunga del nazifascismo contamina il nostro presente, risorgono le dittature.

Se ci prendiamo sulle spalle il fardello di tanta umanità dolente, siamo capaci di vedere che il male non sempre ha vinto nella storia e il nostro sguardo può trasmettere fiducia. Condivisione del male ma anche condivisione del bene possibile, perché scegliere è possibile.

Lo Stato di Israele ha sentito la necessità nei suoi momenti nascenti di pensare al valore della gratitudine per chi ha potuto salvare anche una sola vittima predestinata. Il Talmud insegna: memoria del male e memoria del bene. L’esempio dei Giusti provoca, chiama a creare pietre d’inciampo al male. È noto quanto le storie dei Giusti penetrano nel cuore dei giovani, capaci di immedesimarsi nel male ma anche di entusiasmarsi al bene.

In Gariwo, realtà nata dall’incontro tra un ebreo e un armeno, si è realizzato il raccordo tra le memorie, nel rispetto della specificità delle proprie storie, ma anche nello sforzo congiunto di capire di più e meglio la storia attraverso l’analisi di somiglianze e differenze, sorretti dalla scelta di non chiudersi all’altro, al resto dell’umanità. Combattere contro il plurisecolare e risorgente antisemitismo, paradigma di ogni discriminazione, contro il negazionismo di popoli e Stati, contro il determinismo storico, combattere per una memoria attiva e interrogativa capace di prevenire il male, non lo si fa per rafforzare le identità specifiche di popoli sterminati nel passato e nel presente, ma per l’umanità intera. Identità individuali e collettive hanno una specificità alta: appartengono all’umanità, unica ad essere universale. Di conseguenza il Giardino dei Giusti non può che essere il Giardino dei Giusti dell’Umanità.

Ecco perché ho riconosciuto e apprezzato “la ricerca di un credo libero “di Emanuele Fiano a cui esprimo la mia gratitudine per avere riproposto il valore di una identità aperta all’altro, obiettivo primario di formazione del cittadino globale. È un compito che ho cercato di assumermi come insegnante in servizio e oggi in Gariwo, entusiasta di proporre ogni anno agli studenti un concorso che può dare una direzione allo studio e alla vita: “Adotta un Giusto”, un Giusto dell’Umanità.

Anna Maria Samuelli, Responsabile della Sezione didattica di Gariwo

Analisi di

26 gennaio 2022

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