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Appello di Vera Jourová per la libertà di Andrzej Poczobut e dei dissidenti in Bielorussia

giurista e politica ceca, vicepresidente della Commissione europea per le politiche sui valori e sulla trasparenza

Abbiamo bisogno che i media non si inchinino ai potenti del mondo

Alcuni giornalisti pagano caro il loro lavoro. Tra loro c'è Andrzej Poczobut, un giornalista polacco che è stato imprigionato per sei mesi in Bielorussia. Senza persone come lui, non sapremmo cosa sta realmente accadendo nei Paesi dove le autorità cercano di distruggere la libertà a tutti i costi, dove i dittatori non vogliono che si pongano loro delle domande e riscrivono la storia. Non vogliono che il mondo conosca la verità, ma noi la consociamo invece grazie a giornalisti come Andrzej Poczobut. Secondo l’Associazione bielorussa dei giornalisti in quelle prigioni sono rinchiusi 28 giornalisti e lavoratori nei media. Penso anche al giovane giornalista Roman Protasevich e alla sua compagna Sofia Sapega. Nel mese di maggio stavano volando alla volta di Vilnius, ma il regime di Lukashenko ha dirottato il loro aereo e li ha costretti ad atterrare a Minsk. Ora sono rinchiusi in una prigione bielorussa. 

A questo arriva una dittatura: spegnere le voci critiche, per soffocare la libertà di parola. I Paesi democratici debbono stare spalla a spalla a sostegno dei giornalisti e i lavoratori nei media perseguitati in Bielorussia. Non ci è permesso dimenticarli, non possiamo dimenticare il loro dolore e quello che stanno patendo. Il regime vuole che li si dimentichi. Noi non dimentichiamo. L’Unione Europea ha più volte condannato la repressione verso i giornalisti e la violazione delle leggi e della libertà Bielorussia. Ha decretato varie sanzioni contro le persone responsabili di questo. Le sanzioni possono essere pure esacerbate, se gli Stati membri sono d’accordo. Stiamo anche indirizzando i nostri aiuti verso i media bielorussi indipendenti. Ma non c’è dubbio che dobbiamo fare di più per la sicurezza dei giornalisti. Non soltanto fuori dalla UE, ma anche dentro. Infatti la nostra credibilità ed efficacia nell’azione fuori dai confini della UE dipendono in grande misura da ciò che siamo capaci di fare presso di noi. 

La scorsa settimana la Commissione europea ha stabilito le prime, nella storia, raccomandazioni sulla questione della sicurezza dei giornalisti. Chiediamo agli Stati membri di attivare i mezzi adeguati, come infolinee, consulenza legale, supporto psicologico e rifugi per i giornalisti e i lavoratori dei media a rischio. Ci appelliamo perché siano aumentate le protezioni di giornalisti durante le manifestazioni, accrescere la sicurezza informatica e ambientale, con una particolare attenzione alle giornaliste. La presidente Ursula von der Leyen ha annunciato un progetto della Commissione europea per speciali regole in difesa della libertà dei media che è minacciata ovunque, e anche nella UE. Il prossimo anno proclameremo una legge europee per la libertà dei media. Stiamo lavorando anche per la difesa dei giornalisti e dei difensori della società civile dalla possibilità di cause legali contro di loro (i cosiddetti "lawsuits against public participation") che sono l’ennesima forma di pressione verso i giornalisti e un tentativo di metterli a tacere. Una grande responsabilità toccherà agli Stati membri. Mi attendo che ciascuno di essi (e tra questi la Polonia) difenda e supporti la libertà e il pluralismo dei media. Questo auspicio l’ho ribadito alcune settimane fa a Danzica durante i festeggiamenti per l’anniversario dell’Agosto 1980. I polacchi conoscono e comprendono il gusto della libertà. Nel nostro mondo abbiamo bisogno di coloro che difendono i giornalisti. La società ha bisogno dei media, per controllare noi che governiamo, e non per inchinarsi ai potenti di questo mondo. Lo sapevano bene i creatori di “Solidarność”. Il terzo postulato della piattaforma degli operai dei cantieri in sciopero parlava della garanzia della libertà di parola, stampa e pubblicazione. Perché le democrazie forti accettano le differenze di opinioni e non le temono. Come diceva la giornalista bielorussa, premio Nobel per la letteratura, Svetlana Alexandrovna Alexievich, “la libertà non è, come credevamo un tempo, una festa immediata. È un strada, una lunga strada. Oggi lo sappiamo”. Alexievich sa molto bene quanto sia lunga e pericolosa questa strada, e quanti ostacoli ci siano su di essa. Per essere Svetlana Alexievich ci vuole coraggio. Come ci vuol coraggio a essere Andrzej Poczobut. Molti giornalisti si impegnano per il bene comune. Combattono per la democrazia e la società. È arrivato il momento che democrazia e società si ricordino di loro.

L'appello si inserisce all'interno di uno speciale su Gazeta Wyborcza per la libertà del giornalista arrestato in Bielorussia Andrzej Poczobut. Questa traduzione nasce dalla collaborazione di intenti tra la Fondazione Gariwo e Gazeta Wyborcza, il cui direttore, Adam Michnik, condivide il messaggio dei Giusti ed è intervenuto alla cerimonia 2021 per la dedica dei nuovi alberi al Giardino dei Giusti di Varsavia.

Vera Jourová, giurista e politica ceca, vicepresidente della Commissione europea per le politiche sui valori e sulla trasparenza

Analisi di

4 ottobre 2021

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