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Cerimonia in onore di Jakob ed Elizabeth Künzler al Giardino dei Giusti di Agrigento

di Pietro Kuciukian

Il Giardino dei Giusti della Collina dei Templi di Agrigento è il più bello dei tanti Giardini sorti dalla fondazione di Gariwo ad oggi, più di cento in Italia e nel mondo. Vi si onorano, dal 2015, i Giusti dell’Umanità, si fa memoria di storie esemplari che arricchiscono la realtà del bene dentro il male della storia.

Bene e male sono intrecciati, in noi e nel mondo, ma i Giusti sono capaci di operare una distinzione. Non basta: i Giusti ci trasmettono l’esperienza di un di più, la capacità di far prevalere il bene sul male che è poi la via per prevenirlo. In alcuni momenti bui della storia sono sorte luci di umanità che ci regalano la speranza e il coraggio di riprendere il cammino per migliorare il nostro stare insieme.

Siamo nel contesto storico del genocidio del popolo armeno perpetrato dal Governo dei Giovani turchi tra il 1915 e il 1923. Le figure di Jakob ed Elizabeth Künzler, coniugi di origine Svizzera, si collocano nelle attività delle missioni di soccorso che operavano sin dalla fine dell’Ottocento nell’area dell’Impero ottomano. Jakob Künzler, praticante medico chirurgo nell’ospedale di Basilea, conosce il pastore protestante Johannes Lepsius, fondatore della Missione Orientale tedesca nell’Impero ottomano. Il pastore Lepsius viaggiava ovunque nei paesi, villaggi e città dell’Anatolia per soccorre gli armeni, sudditi cristiani, vittime del massacro di fine Ottocento perpetrato dal Sultano Abdül Hamid II.

Il pastore Lepsius riconosce in Jakob Künzler grandi doti di umanità, di dedizione ai malati, ai sofferenti e lo invita a recarsi a Urfa, l’antica Edessa, nel sud est della Turchia, a pochi chilometri dal confine siriano, per curare i sopravvissuti armeni.

Jakob Künzler dirige l’ospedale di Urfa dal 1899 al 1922. Dal 1905 accanto a lui c’è la moglie Elizabeth, forte, coraggiosa, capace come il marito Jakob, di donare senza riserve. Entrambi impareranno le lingue locali: armeno, turco, curdo e arabo. Dedicheranno le loro cure ai malati e ai feriti sia cristiani che musulmani senza alcuna distinzione.

Durante la prima guerra mondiale, dal 1915 al 1918 i coniugi Künzler furono testimoni oculari dei massacri degli armeni, il primo genocidio del Novecento. Le sue memorie costituiscono una testimonianza di verità di quanto accaduto nei deserti dell’Anatolia, testimonianza che si aggiunge alla documentazione fotografica di Armin T. Wegner, un Giusto per gli Armeni onorato al Giardino della Collina dei Templi nel 2018. Così scrive Jakob Künzler: Dal 29 settembre al 23 ottobre del 1915 si concluse la distruzione e lo sterminio della comunità armena che a Urfa aveva tentato eroicamente di resistere al massacro… Funzionari turchi sono arrivati a Urfa, avevano fretta di completare l’opera, avevano ricevuto l’ordine del governo per farlo

I Künzler assieme ad altri missionari, tra questi ricordiamo Karen Jeppe che ha salvato un gran numero di orfani, a rischio della vita giravano per le strade di Urfa, i villaggi circostanti e i viottoli di campagna, raccoglievano bambini e bambine al di sotto dei cinque anni, perché i più grandi erano stati uccisi, o rapiti e islamizzati. Bambini soli, abbandonati, sopravvissuti che vagavano sbandati, senza meta, sporchi, laceri, affamati, feriti, affetti da gravi malattie, colera, tifo.

Occhi spenti, senza luce, scrive Jakob Künzler nelle sue memorie, pubblicate nel 1921 con il titolo significativo” Nella terra del sangue e delle lacrime”. Occhi a cui Papà e Mamma Künzler volevano restituire luce, vita.

Nel primo genocidio del secolo è proprio contro i bambini che si è esercitata la violenza più efferata dei persecutori, tanto più devastante in quanto esercitata su esseri in crescita. Dopo il 1918 gli orfani, armeni, assiri, caldei, siriaci e greci, curdi, dispersi in tutta l’Anatolia erano 140.000.

Finita la guerra, il governo turco decretò la chiusura della missione tedesca e i Künzler nel 1922 organizzarono il trasferimento di 8000 orfani armeni raccolti da vari paesi, villaggi e città: Kharput, Malatia, Mardin, Dyarbekir. Fu un esodo biblico, una vera e propria migrazione con carri, muli, cavalli che durò giorni e giorni. Carovane lunghissime arrivarono ad Aleppo in Siria, allora sotto mandato francese. Da Aleppo i coniugi Künzler riuscirono a trasferire i loro protetti in Libano, prima a Beirut, poi a Ghazir.

Jakob ed Elizabeth Künzler organizzarono e diressero in Libano l’orfanotrofio di Ghazir finanziato dalla “Associazione Svizzera di aiuto agli armeni” e dagli americani della “Near East Relief Society”, fondata dall’Ambasciatore degli Stati Uniti a Costantinopoli Henry Morgenthau. Agli orfani armeni si insegnava anche la lingua araba e la pratica di mestieri utili alla sopravvivenza. Un grande tappeto tessuto dalle orfane armene di Ghazir fu donato al presidente degli Usa che lo appese nella Casa Bianca.

Lentamente gli occhi ritornavano a illuminarsi, rinasceva la vita e la speranza.

Tanti di quei bambini hanno formato la diaspora degli armeni nel mondo.

Papà e mamma Künzler, questo il ricordo affettuoso e indelebile custodito nel cuore degli orfani sopravvissuti, salvati e restituiti alla vita da questi missionari, Giusti dell’Umanità. Papà e Mamma Künzler furono chiamati per il resto della loro vita, e queste parole che racchiudono il più alto significato dell’esistenza, sono incise sulla loro tomba che li vede riposare vicini uno all’altra nel cimitero protestante di Beirut.

Hanno portato ovunque il calore dell’altruismo e dell’amicizia, sono invece le parole di vita incise sulla stele con la quale dal 26 novembre 2021 Jakob e Elizabeth Künzler sono onorati nel Giardino della Collina dei Templi.

Nel 1940 la figlia dei Künzler, Ida, medico, divenuta direttrice dell’orfanotrofio di Ghazir, scrisse un libro sulla vita del padre: “Papa Künzler and the Armenians” edito a Londra nel 1970. Ida Künzler sposò il druso Najib Alamuddin e così si spiega l’ascendenza di Amal Alamuddin, nata in Libano, moglie di George Clooney, avvocato, esperta nel campo del Diritto Penale Internazionale, consigliere dell’Onu per la crisi siriana e libanese. Negli ultimi anni Amal Alamuddin Clooney si è dedicata alla difesa dei diritti umani delle minoranze oppresse dai regimi autoritari e dal 2015 ha iniziato a lavorare per il riconoscimento del genocidio armeno.

L’ impegno umanitario verso gli armeni della famiglia Künzler continua fino ad oggi.

Ieri le carovane dei deportati e i campi di sterminio del deserto siriano con migliaia di orfani. Oggi i bambini e minori non accompagnati, vittime delle guerre, dei naufragi nel Mediterraneo, dei tentativi di fuga solitaria, del racket dei criminali. Con una aggiunta, recente, bambini vittime del trasferimento strumentale dei profughi alle frontiere dell’Europa. I bambini ci interpellano ieri come oggi per l’assunzione di una responsabilità personale e collettiva. Sono la parte più vulnerabile della società, le prime vittime dei genocidi, delle guerre, del terrorismo, dei disastri ambientali, e sono il nostro futuro. Quando la violenza in tutte le sue forme si abbatte su di loro, vittima è l’umanità intera.

Le mamme polacche in marcia qualche giorno fa dai quattro angoli del paese per raggiungere la porta di ingresso della foresta di Bialowieza e chiedere l’apertura di corridoi umanitari per i profughi potrà essere un segnale forte per noi che “viviamo sicuri nelle nostre case”?

Pietro Kuciukian, Console onorario d'Armenia in Italia e co-fondatore di Gariwo

Analisi di

26 novembre 2021

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