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Contro il negazionismo non per legge ma con una battaglia culturale

editoriale di Stefano Levi Della Torre

Lo sterminio nei Lager nazisti e l’impiego delle camere a gas sono tra i fatti più documentati che la storiografia abbia affrontato. Tuttavia il prof Claudio Moffa (Università di Teramo), che mi risulta essere stato un tempo di Rifondazione Comunista, poi cacciato dal partito, ha tenuto un “Master” il 25 settembre 2010 volto a negare lo sterminio di massa degli ebrei e l’uso delle camere a gas nei Campi della morte nazisti. Al seminario erano stati invitati a sostegno della stessa tesi, altri noti “negazionisti” da molto tempo in servizio. In risposta a questo fatto, il presidente della Comunità Ebraica di Roma Riccardo Pacifici lanciava a metà ottobre su “La Repubblica” la proposta di una legge che “una volta per tutte in Italia renda reato il ‘negazionismo’ e il ridimensionamento del numero [degli uccisi] nella Shoah”. La proposta è stata subito accolta con grande favore dal mondo politico (dal fascista Gasparri, capogruppo del PDL alla Camera, all’on. Fassino del PD), nonché dal presidente della Camera Fini e dal presidente del Senato Schifani. Storici di rilievo invece, come Prosperi e Ginzburg, si dichiaravano contrari. Il Vaticano, per voce dell’Osservatore Romano, si è dichiarato anch’esso contrario, per la preoccupazione che suscita una legge che punisce un’opinione, sia pure abominevole. Leggi del genere di quella proposta da Pacifici sono oggi in vigore in Austria, in Germania, in Francia e in Belgio. In Italia vige la legge Mancino del 1993, che punisce, o dovrebbe punire, gesti, azioni e slogan di tipo nazifascista, di istigazione alla violenza e alla discriminazione razziale, etnica o religiosa. Tuttavia, anch’io mi dichiaro nettamente contrario alla proposta di Pacifici, per le ragioni che seguono.



A) In primo luogo penso sia aberrante colpire per legge reati di opinione, anche perché ciò propone indirettamente che esista una verità ufficiale sancita per legge. La falsità per legge presuppone una verità per legge, e questo è un’idea familiare alle inquisizioni e ai totalitarismi, e ostica per la democrazia e per la ricerca scientifica. Colpire per legge anche una menzogna malintenzionata apre nel campo dei diritti costituzionali una breccia che non si sa dove possa finire. Le opinioni e le teorie malintenzionate, che falsificano i dati di fatto, vanno combattute con intransigenza sul terreno delle battaglie culturali, attivamente.




B) “Attivamente” significa che non si può delegare a una legge una battaglia culturale. La legge dice “ci penso io”, “è affar mio” e induce appunto alla delega. L’entusiasmo con cui la destra ha accolto la proposta è motivato dal fatto che promuovere una legge del genere le fa fare bella figura esimendola dall’affrontare l’antisemitismo e il negazionismo che circola abbondantemente nella mentalità dei suoi partiti e dei suoi votanti. Il fatto che il presidente del Consiglio Berlusconi si permetta, con una delle sue barzellette, di propalare al pubblico lo stereotipo antisemita della cinica sete di guadagno degli ebrei profittatori della Shoah(1) proprio mentre il suo capogruppo, il fascista Gasparri, si lancia con entusiasmo a sostegno
della proposta Pacifici, illustra bene la doppiezza tra una legge di facciata e la mentalità di fondo di questa destra




C) La capacità di persuasione dei negazionisti non si fonda su fatti o su fonti storiche e testimoniali che nasconde e stravolge; si fonda invece sulle suggestioni psicologiche che fanno presa su chi ha interesse ideologico a negare la Shoà. Il perseguirli per legge ne favorisce il vittimismo, regala loro il vanto del martirio, la figura di chi si batte per la libertà di pensiero, contro il conformismo istituzionale e oppressivo.




D) Inoltre la legge costringerebbe i negazionisti a una certa clandestinità, mentre le battaglie culturali hanno bisogno di un terreno aperto, di sapere come e dove si muovono gli antagonisti.
  


E) Una legge che si configuri e che venga percepita come un particolare privilegio riservato agli ebrei è molto pericolosa per gli ebrei. Nella loro storia, ogni privilegio si è sempre ribaltato nel suo opposto, nell’ostilità altrui e nella persecuzione.




F) La legge si presta al particolare uso che il mondo politico e in particolare la destra fa degli ebrei: li usa per legittimarsi. Una dichiarazione filo israeliana e una legge che penalizza il negazionismo bastano per redimerla ufficialmente da un antisemitismo che è nel suo passato e nel suo presente.



 G) Infine una domanda: se un professore di astrofisica si mettesse a insegnare che la luna è fatta di formaggio (come diceva Vidal-Naquet a proposito dei “negazionisti”) potrebbe continuare il suo insegnamento sotto a copertura della “libertà didattica”, o non dovrebbe essere rimosso per indegnità scientifica da qualche organo universitario competente? O questa responsabilità dovrebbe essere delegata ad una via giudiziaria preposta al “vero e al falso”, non per competenza scientifica e didattica, ma per legge? Si prendano dunque le università le proprie responsabilità.

Per tutto ciò sono contrario alla proposta di Pacifici.


Post scriptum. Non sono un giurista, ma forse si può imputare ai negazionisti il reato di calunnia, in quanto le loro tesi tacciano di menzogna e impostura i testimoni diretti della Shoah.


NOTE


1. La barzelletta di Berlusconi suona più o meno così: durante la persecuzione, un ricco ebreo chiede rifugio a una famiglia di ebrei. (Ma questa famiglia non era anch’essa sotto persecuzione? Misteri della storiografia berlusconiana). Alla fine della guerra, un amico domanda a qualcuno della famiglia: “Quanto gli avete chiesto per dargli rifugio?”. “3000 €”. “In tutto?”. “No, al giorno”. “ Ma adesso gli avete detto che la guerra è finita e che Hitler è morto?”. “Ci mancherebbe, con quello che ci guadagniamo”.
Quali pulsioni starà mai accarezzando il capo del governo, tanto amico di Israele, specie dopo la rottura con Fini? Eppure il “Bollettino della Comunità ebraica di Milano” gli ha dedicato tempo fa una copertina.

Analisi di Stefano Levi Della Torre, accademico, pittore e saggista

2 novembre 2010

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