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COVID-19, "l'influenza Spagnola" e i Giusti

di Craig T. Palmer

Donne che reggono delle barelle sul retro delle ambulanze durante l’epidemia mondiale d’influenza, St Louis, Missouri, ottobre 1918.

Donne che reggono delle barelle sul retro delle ambulanze durante l’epidemia mondiale d’influenza, St Louis, Missouri, ottobre 1918. Foto di Underwood

Poco più di un secolo fa, quando la Prima guerra mondiale cominciava a perdere vigore, una pandemia d’influenza infettò circa 500 milioni di persone in tutto il mondo, all’epoca circa un terzo della popolazione mondiale. La malattia probabilmente fece fra 20 e 50 milioni di vittime. Sono profonde le differenze fra quell’evento e l’attuale pandemia di COVID-19. Fra queste figurano alcune differenze fondamentali tra le due malattie e le tecnologie a disposizione per combatterle. Ciononostante, chi si trova a fare i conti con COVID-19 oggi ha molte delle stesse tendenze umane di base, sia buone che cattive, che avevano i loro antenati. Pertanto, la risposta umana di un secolo fa potrebbe fornire alcuni utili spunti per affrontare la situazione attuale.

Il virus che si diffuse in tutto il mondo nel 1918 fu presto noto sotto il nome di “influenza spagnola” e da allora quel nome è rimasto. Spesso si crede che ciò sia dovuto al fatto che sia nato in Spagna, per poi diffondersi nel resto del mondo. Una simile ipotesi potrebbe articolarsi attorno a una serie di affermazioni false e negative. Per esempio, potrebbe portare a incolpare la nazione spagnola, o il popolo spagnolo, per questa influenza e per tutte le vittime della stessa. Una tesi di questo tipo, tuttavia, sarebbe totalmente illogica anche se la malattia fosse nata in Spagna. Dopotutto, il punto di origine geografico non implica nulla in merito a qualsiasi tentativo di nuocere agli altri, tanto meno in merito alla complicità di un popolo o nazione in particolare in tale tentativo. L’assurdità di tale argomentazione è evidenziata dal fatto che la cosiddetta “influenza spagnola” non è nata in Spagna. L’unico motivo per cui è nota come “influenza spagnola” è che se ne è parlato per la prima volta sulla stampa spagnola. Questo perché il giornalismo spagnolo non era soggetto a stringente censura da parte dello Stato. A differenza dei Paesi in cui tale influenza potrebbe aver avuto origine, la Spagna era neutrale durante la Guerra Mondiale che imperversava in quel momento.

Ritengo che “influenza spagnola” è un termine improprio perché, come un secolo fa, alcuni, qui negli Stati Uniti, associano il virus COVID-19 a una nazione o a una categoria di persone in particolare. Tali categorie si riferiscono a dove si pensa che il virus abbia avuto origine o dove attualmente ci sono molti casi. Questa etichettatura probabilmente ha portato alcuni alla conclusione ridicola di poter sfuggire al virus evitando i ristoranti che servono cibo cinese o italiano e continuando a cenare in altri ristoranti. Naturalmente, questa particolare associazione non è solo controproducente per sconfiggere il virus COVID-19, ma supporre qualsiasi associazione tra effetti indesiderati e una categoria di persone in particolare può potenzialmente contribuire a creare forme più gravi di discriminazione.

D’altro canto, gran parte dei media americani sta dedicando moltissimo tempo ad accusare di razzismo qualsiasi oppositore politico che abbia definito il virus COVID-19 il “coronavirus cinese”. Tutto questo tempo potrebbe essere investito meglio sottolineando che non vi è alcuna base per incolpare qualcuno per la malattia e per fornire poi informazioni precise su come evitare di contrarre la patologia e sopravvivere se infetti. In questo momento cruciale, trattare il virus COVID-19 come un’altra storia da politicizzare può essere tanto dannoso quanto usarlo per promuovere il razzismo.

Fortunatamente, la pandemia d’influenza di un secolo fa ci fornisce anche una prospettiva più positiva sulla nostra specie mentre affrontiamo la crisi attuale. Alcuni anni fa, ho avuto la fortuna di poter studiare la diffusione della cosiddetta “influenza spagnola” attraverso quella che oggi è la Provincia Canadese di Terranova e Labrador.1La malattia spesso costringeva a stare a letto tutti i membri di una famiglia che non erano così in grado di prendersi cura degli altri membri della famiglia o di uscire per procurarsi cibo e medicine. In tali situazioni, la sopravvivenza di tutti i membri della famiglia dipendeva da qualcuno al di fuori della famiglia, che portava cibo e medicine. In un’area in cui un gran numero di persone si era infettato, ho avuto il privilegio d’intervistare un uomo che aveva vissuto quel periodo.

Era un uomo di circa novant’anni, ma la sua memoria era molto lucida. Non appena l’influenza era arrivata in quell’area, numerose intere famiglie si ammalarono e rimasero isolate dai vicini ampiamente dispersi a causa delle forti nevicate. All’epoca, il padre dell’uomo aveva la più grande squadra di cani da slitta della zona. Essendo il postino della zona, aveva bisogno della grande squadra di cani per consegnare la posta a causa della neve alta.

Dato che la sua famiglia non dava segni di aver contratto l’influenza, il postino avrebbe potuto scegliere di rimanere a casa per sfuggire alla malattia. Quest’uomo mi disse invece come ricordasse chiaramente di aver contribuito a caricare cibo e medicine sulla slitta di suo padre. Suo padre poi partì, ma questa volta, anziché consegnare la posta, portò con attenzione la vita alle famiglie colpite dalla malattia. Probabilmente sopravvissero molte più persone di quanto non sarebbe accaduto se quest’uomo fosse rimasto a casa al sicuro.

Mentre il popolo italiano combatte coraggiosamente l’attuale pandemia e negli Stati Uniti s’inizia a fare altrettanto, gli obiettivi di Gariwo possono sembrare molto lontani dalla crisi e più adatti a tempi di maggiore normalità. Tuttavia, la missione di Gariwo potrebbe essere particolarmente pertinente in questo momento storico. Questo perché gli esseri umani continuano a essere una specie che categorizza gli altri esseri umani (per esempio: italiani, cinesi, spagnoli, americani, liberali, conservatori) e decidono poi quali di queste categorie considerare nemici malvagi e quali trattare come parte della famiglia. I nemici vengono quindi accusati di provocare sventure, mentre chi è considerato membro della propria famiglia viene amato e apprezzato.

Gariwo esiste per informare il mondo sui Giusti. Questo è importante perché la semplice esistenza dei Giusti (vale a dire persone che rischiano la vita per aiutare coloro che spesso vengono classificati come “altri”) dimostra che tutti hanno il potenziale di espandere la sfera di chi amano e a cui tengono. Nei momenti di crisi, questa espansione può significare aiutare gli altri nella propria comunità come se fossero membri della propria famiglia. Per esempio, i giovani con maggiore resistenza al virus possono portare con attenzione cibo e medicine ai vicini anziani che sono più vulnerabili. Può anche significare combattere sia la tentazione d’incolpare alcuni di aver provocato la malattia, sia l’impulso di accusare falsamente altri innocenti di razzismo. Questi sono alcuni dei messaggi che Gariwo può mandare al mondo nel combattere il virus COVID-19.

1Palmer, C. T., Sattenspiel, L. & C. Cassidy. 2007 "Boats, Trains, and Immunity: The Spread of the Spanish Flu on the Island of Newfoundland."Journal of Newfoundland and Labrador Studies22:473-504.

Traduzione di Valentina Gianoli

Craig T. Palmer, antropologo

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16 marzo 2020

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