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Creare Giardini dei Giusti senza colore politico

di Craig T. Palmer

Paco Falco

Gabriele Nissim ha recentemente rivolto un appello per creare Giardini dei Giusti di tutto il mondo che non abbiano colore politico.1 Inoltre, ha avanzato la proposta che questi Giardini debbano “contrastare la cultura del disprezzo e del nemico nel dibattito pubblico”, promuovendo “forme di dialogo e di conciliazione”. Per raggiungere questo obiettivo, essi dovrebbero diventare “luoghi di riflessione, in grado di porre nuove domande all'opinione pubblica”. Trovandomi in pieno accordo con la posizione di Nissim, offrirò un esempio di un tipo di atto giusto, la cui commemorazione potrebbe essere un modo di compiere un piccolo passo in questa direzione.

Di primo acchito, il compito di creare un Giardino senza un particolare colore politico potrebbe sembrare semplice da realizzare. Ad esempio, consideriamo questo detto attribuito al padre di Irena Sendler: “Ricordati sempre, mia cara Irena, che se vedi qualcuno che affoga, devi salvarlo, anche se non sai nuotare”.2 In poche e brevi parole questo contiene il cuore del concetto di Giusto: un atto di cura coraggioso e disinteressato per un altro essere umano, la cui commemorazione può ispirare altri a compiere simili atti di compassione. Il detto è anche significativo per ciò che non contiene, perché mostra come descrizioni ipotetiche di tali atti possano essere fonti di ispirazione, fra l’altro prive di ogni contesto politico. Per esempio, questo detto promuove l’importanza di salvare una vita, senza fare alcuna menzione dell’appartenenza politica di Irena o dell’uomo che affoga, e senza rivelare nulla di come l’uomo sia finito nel fiume. Di conseguenza, il detto non contiene né cattivi né nemici, e tuttavia ha contribuito a ispirare Irena Sendler a guidare coraggiosamente il salvataggio di decine di persone da quello che è forse il cattivo più evidente e meno ambiguo della Storia.

I Giardini Gariwo, tuttavia, vanno oltre detti ipotetici, e commemorano persone reali vissute in un mondo reale dove c’è sempre un contesto politico. In molte situazioni è almeno tanto importante documentare questo contesto politico, quanto descrivere l’atto Giusto. Per esempio, per dissuadere le future generazioni dal ripetere l’orrore della Shoah, le storie dei Giusti fra le nazioni raccontate da Yad Vashem non soltanto sottolineano i terrificanti dettagli di come l’uomo fu spinto nel fiume, ma dedicano anche notevoli sforzi a stabilire l’identità e il grado di colpevolezza di quanti furono implicati direttamente o indirettamente nell’atto. Certamente, nel contesto della Shoah: “Non ci sono eroi senza cattivi”.3

Estendendo l’idea di Giustizia di Yad Vashem “dalla Shoah a tutti i totalitarismi e genocidi”,1 la descrizione del contesto politico in un Giardino Gariwo ci pone di fronte a una sfida unica. Come gli atti commemorati da Yad Vashem, anche gli atti suggestivi commemorati in un Giardino Gariwo hanno avuto luogo all’interno di un contesto politico dove c’erano sia cattivi che eroi. Tuttavia, l’inclusione di un’ampia gamma di esempi e contesti oltre l’Olocausto accresce la possibilità che vi siano disaccordi tra i visitatori del Giardino su chi può essere definito o no un nemico e uno dalla parte del torto. Quando questo disaccordo raggiunge il punto in cui i membri di diversi partiti politici entro la stessa nazione si vedono l’un l’altro come nemici, un Giardino dei Giusti rischia di assumere il colore di un partito politico particolare e di diventare solo un altro strumento attraverso quale detto partito insulta o umilia gli avversari. Questo è particolarmente facile da scorgere negli Stati Uniti, dove membri estremisti dei due partiti avversari chiamano alcuni dei membri dell’altra parte “fascisti”, e parole come “disprezzo” e “inimicizia” rischiano di non rendere adeguatamente l’idea di ciò che viene mascherato come dibattito politico.

Tuttavia, anche in un contesto politico così polarizzato, alcuni individui compiono scelte che al tempo spesso ci ispirano e ci pongono nuovi interrogativi. Per esempio, come avviene in molti luoghi del mondo, spesso i raduni dei diversi gruppi negli Stati Uniti attraggono dimostranti che si oppongono in maniera veemente al gruppo che manifesta. Durante uno di questi eventi, un uomo è stato individuato da un gruppo di manifestanti e accusato di essere membro di un’organizzazione contro la quale stavano protestando. Mentre l’uomo diventava il bersaglio della loro rabbia, i dimostranti lo accerchiarono. Quando fece per scappare, i manifestanti pacifici fino a quel momento si strinsero rapidamente intorno a lui e lo atterrarono con un pugno. Mentre molti cominciavano a prendere l’uomo a calci e picchiarlo con dei bastoni, una teenager che prendeva parte alla manifestazione fece una scelta. Vedendo un uomo che stava per “affogare”, lei rischiò la propria vita e saltò nel “fiume” per cercare di salvarlo, buttandosi con tutto il corpo su di lui per proteggerlo dai colpi mentre implorava i suoi compagni di manifestazione di fermare il loro attacco.

Questa descrizione delle azioni della giovane donna assomiglia da vicino alla storia del salto nel fiume per salvare un uomo che affoga, tranne per il fatto che include il contesto politico degli eventi descritti. Non solo stabilisce che le azioni hanno avuto luogo in un’atmosfera di inimicizia e disprezzo, ma identifica anche la posizione dei diversi personaggi della storia (ad es. la persona bisognosa di aiuto, la salvatrice, e coloro le cui azioni hanno reso necessario il salvataggio) lungo l’arco delle divisioni politiche. Tuttavia, invece di assumere il colore politico dell’una o dell’altra fazione, la storia pone domande a tutte le persone. Per esempio, i visitatori che disprezzano le opinioni politiche attribuite all’uomo si confrontano con la domanda: i dimostranti sono eroi per avere attaccato l’uomo, e la giovane donna una cattiva per aver cercato di salvare la sua vita? Di contro, i visitatori con idee politiche simili a quelle attribuite all’uomo sono posti di fronte alla questione: la giovane donna è una cattiva in quanto parte dei manifestanti, o il suo tentativo di salvare la vita all’uomo la porta a essere una figura eroica? Tutti I visitatori del Giardino si troverebbero dinnanzi a domande su come le loro risposte sono state influenzate dalle specifiche identità e ideologie politiche delle persone coinvolte.4

Sul piano ideale, presentare storie come questa all’interno dei Giardini Gariwo potrebbe costituire un modo di renderli non solo luoghi di riflessione, ma anche luoghi dove queste riflessioni sono condivise nel dibattito pubblico tra individui di opinioni politiche opposte. Ciò non significa che le persone con diversi background, esperienze e ideologie politiche debbano necessariamente concordare su quali azioni e attori siano da condannare. Tuttavia, il solo fatto che vi siano discussioni in corso fra individui che sono stati appena posti davanti a una descrizione di ciò che tutti possono ritenere un atto coraggioso di cura degli altri aumenta le probabilità che le interazioni portino a un qualche grado di conciliazione. Se questo è vero, è solo uno dei molti modi in cui i Giardini Gariwo potrebbero esercitare un’influenza positiva sulla cultura del disprezzo e dell’inimicizia che attualmente esiste negli Stati Uniti. 

Note:

1 Nissim, Gabriele. “Il messaggio dei Giusti

2 Mayer, Jack. 2011. Life in a Jar: The Irena Sendler Project.Long Trail Press: Middlebury, Vermont, p. 105.

3 Schulweis, Rabbi Harold. 1988. “Foreword” pp.ix –xiv, In Oliner, Samuel P. e Pearl M. Oliner. 1988. The Altruistic Personality: Rescuers of Jews in Nazi Europe. The Free Press: NY, p. ix.

4 Coloro che desiderano confrontarsi con tali questioni possono iniziare a informarsi dei dettagli di questo avvenimento qui: 

Craig T. Palmer, antropologo

Analisi di Craig T. Palmer, antropologo

14 gennaio 2019

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