Gariwo: la foresta dei Giusti GariwoNetwork

English version | Cerca nel sito:

Da Yad Vashem ai Giardini di tutto il mondo

di Ulianova Radice

"Da Yad Vashem ai Giardini dei Giusti nel mondo". Abbiamo voluto intitolare così l’intervento di apertura a questo incontro internazionale perché rispecchia il nostro percorso, che ci ha portati a fondare Gariwo nel 2001, a ottenere nel 2012 la Giornata europea dei Giusti e oggi a creare GariwoNetwork insieme a voi.

Il ruolo di Gariwo, la foresta dei Giusti

All’inizio del nuovo millennio Gabriele Nissim - figlio di sopravvissuti alla Shoah - ha proposto a Pietro Kuciukian - figlio di uno scampato al genocidio degli armeni - di unire le memorie. Io e Anna Maria Samuelli abbiamo aderito con entusiasmo a questo progetto, intuendone le potenzialità sul fronte dell’educazione civile dei giovani, della scuola.

Kuciukian, ora console d’Armenia in Italia, da alcuni anni aveva seguito l’esempio del Giardino di Gerusalemme, per onorare i “Giusti per gli armeni”, nel Muro della Memoria a Yerevan, accanto al Mausoleo del Genocidio. Il parallelo tra armeni ed ebrei scardinava un malinteso presupposto della memoria della Shoah per cui la sua unicità si trasformava spesso in esclusività intangibile. Si trattava di un tema delicatissimo, che non poteva essere abbandonato all’usura del tempo, con il rischio di trasformarsi in uno stereotipo e prestare il fianco alla peggiore propaganda antisemita. Occorreva affrontare il nodo e scioglierlo: un miracolo che poteva nascere solo dall’interno, dal dolore di un vissuto angosciante a cui fornire uno sbocco positivo, liberatorio. Nissim poteva riuscirci solo con un compagno di viaggio all’altezza di una tale sfida, che fornisse sul versante esterno le stesse credenziali. Chi meglio di un erede del popolo che ha subito il primo genocidio della modernità, che ancora oggi patisce il dramma del negazionismo e sconta l’onta allucinante dell’insulto continuo alla memoria delle vittime da parte dello Stato turco? Quelle deportazioni e quei massacri sono serviti da esempio a Hitler per prefigurare la “soluzione finale” come modalità attuabile di sterminio di un intero popolo: “possiamo farlo. Guardate gli armeni. Chi si ricorda più di loro?”.

Rendere utile la memoria

Gariwo ha posto sul tappeto la questione di fondo: a cosa serve la memoria?

Come ricordare le vittime? Facciamo loro un buon servizio se le mettiamo in concorrenza, se stabiliamo graduatorie? O non si tratta piuttosto di indagare quali siano gli strumenti più idonei per trasformare tragedie in speranze, al di là della sterile retorica, della generica petizione di principio “perché non accada mai più”?

Parlare dei Giusti ci ha permesso di superare gli schemi fissi di narrazioni cristallizzate del male.

Creando Gariwo volevamo superare l’impasse delle memorie contrapposte e creare un movimento positivo di pensiero.

Per questo nel 2000 abbiamo organizzato a Padova, in collaborazione con il Comune e l’Università un convegno “ecumenico”: “Si può sempre dire un sì o un no. I Giusti contro i genocidi degli armeni e degli ebrei”.

Dopo aver abbattuto i muri dell’arroccamento, ci siamo rivolti ad altri risvolti tragici della storia europea.

Nel 2003 abbiamo chiamato a Milano gli esponenti storici del fenomeno straordinario del dissenso nella ex Unione Sovietica e nei Paesi satelliti, per parlare di GULag e di resistenza morale al totalitarismo.

Nello stesso anno abbiamo creato il primo “Giardino dei Giusti di tutto il mondo” al Monte Stella di Milano, con l’appoggio del Comune e dell’Unione delle Comunità Ebraiche Italiane.

Abbiamo invitato tutti i sindaci che si sono succeduti dall’inaugurazione del Giardino fino a oggi. Il sindaco in carica, Giuseppe Sala,con il suo convinto sostegno, è anche il primo firmatario della Carta delle responsabilità 2017.

Gabriele Albertini è sempre stato al nostro fianco e ci ha permesso di partire nel 2003 al Monte Stella. I sindaci delle successive amministrazioni, Letizia Moratti e Giuliano Pisapia, hanno sempre creduto nella vita del Giardino e appoggiato il suo sviluppo. La stessa cosa vale per Giorgio Mortara, delegato dell’Unione delle Comunità Ebraiche italiane, sempre a fianco con il suo prezioso contributo fatto di impegno, equilibrio e saggezza.

Con loro abbiamo potuto rendere Milano un punto di riferimento in Europa e nel mondo, la città capofila della battaglia universale per la prevenzione dei crimini legati alla violazione dei diritti umani fondamentali.

In Bosnia abbiamo creato con Svetlana Broz Gariwosa (Gariwo-Sarajevo), per onorare i Giusti contro la pulizia etnica nella ex Yugoslavia - e oltre i confini europei abbiamo stretto legami in ogni continente, dall’Africa del genocidio in Rwanda all’Asia della tragedia cambogiana all’America Latina dei desaparecidos argentini.

L’intervento a favore dei perseguitati è il filo rosso rintracciabile in ogni crimine contro l’Umanità. Attraverso tante storie esemplari abbiamo rintracciato la conferma che un gesto di “bontà insensata” - riprendendo il titolo di un libro di Nissim - è in grado di riconciliare il campo delle vittime con l’ambiente dei carnefici, permette di riaprire il dialogo non sulla base di un perdono generico “a costo zero”, ma nel solco del pentimento e del risarcimento, fornendo la garanzia che esistono anticorpi, senza i quali non ci potrebbe essere nessuna speranza di un futuro almeno sostenibile.

I Giusti ne sono la testimonianza vivente, concreta, storica. Sta a noi farli diventare un punto di riferimento per i giovani.

Creare sinergie per la prevenzione dei genocidi

Per perseguire questo obiettivo educativo ci siamo concentrati innanzitutto sui Giardini dei Giusti per tutti i genocidi.

A Milano abbiamo piantato più di 50 alberi al Monte Stella, nelle cerimonie che ogni anno vedono la partecipazione attenta e sempre più numerosa di scuole e cittadini.

Nel 2014 abbiamo contribuito alla nascita del Giardino dei Giusti a Varsavia, crocevia emblematico dei due totalitarismi, mentre in Italia sono già sorti circa 70 Giardini grazie all’impegno di insegnanti, amministratori locali, associazioni, semplici cittadini.

Con il Ministero degli Esteri abbiamo creato i primi Giardini dei Giusti in Paesi arabi come Tunisia e Giordania, grazie all’intervento delle nostre ambasciate, per valorizzare la “diplomazia del bene”. Vorrei ricordare come a Tunisi l’ambasciatore Raimondo De Cardona si sia speso in modo straordinario per raggiungere questo traguardo.

Altri Giardini sono sorti in Armenia, Israele, Stati Uniti.

In secondo luogo abbiamo raggiunto il mondo della scuola con proposte didattiche e seminari di formazione, che ci hanno permesso di interagire con docenti e studenti di ogni ordine e grado, per i quali abbiamo organizzato visite guidate ai Giardini, concorsi a tema, incontri per il Giorno della Memoria, e prodotto materiali didattici come fumetti, video, scatole-gioco per i più piccoli.

Uno strumento fondamentale per diffondere la cultura dei Giusti è il sito istituzionale di Gariwo - che comprende anche una sezione internazionale in lingua inglese - di cui si occupa con grande impegno Martina Landi, caporedattore del sito. Sulla nostra piattaforma informatica è stata inserita la pagina di GariwoNetwork per supportare tutti gli operatori coinvolti nella rete.

Si è creato anche un circolo virtuoso sulla diffusione di storie di Giusti finora sconosciute, grazie alle segnalazioni dirette degli utenti, che diventano così in prima persona protagonisti della diffusione del loro messaggio. Per questo abbiamo realizzato nel sito un altro tipo di Giardino, quello virtuale, inaugurato l’anno scorso il 6 marzo con il presidente del Consiglio comunale Lamberto Bertolè, presidente del Comitato dei Garanti per l’assegnazione del titolo di Giusto al Giardino di Milano.

Un altro importante mezzo di elaborazione culturale e propagazione sul tema dei Giusti sono i libri e i saggi dei fondatori di Gariwo, in particolare la produzione ventennale di Gabriele Nissim, oltre alle ricerche di Pietro Kuciukian sui Giusti per gli armeni.

Infine i rapporti con le associazioni ci permettono di sviluppare il legame con le forze più vive della società civile.

Perché una Giornata dedicata ai Giusti?

L’impegno di Gariwo per l’istituzione della Giornata europea dei Giusti rientra in questo quadro e ringraziamo il senatore Albertini per il supporto incondizionato che ci ha fornito per farla approvare dal parlamento europeo.

Abbiamo concepito l’appuntamento del 6 marzo nell’ottica di recuperare un esercizio utile della memoria, al di là delle polemiche sull’inflazione delle Giornate destinate a mille temi diversi. Crediamo che ricordare i Giusti con il supporto di una ricorrenza dedicata possa essere invece molto importante, per rinnovare un appello rivolto innanzitutto alle istituzioni europee perché ritrovino lo spirito dei fondatori, che rischia di andare disperso sotto il peso degli egoismi nazionalistici, acuiti dall’irrompere devastante del nuovo terrorismo di matrice islamista, che ha scardinato definitivamente gli equilibri tanto faticosamente costruiti e che credevamo illusoriamente forti e durevoli.

DI fronte a sconvolgimenti epocali che ci minacciano sempre più da vicino, appare ineludibile e di massima urgenza trovare risposte alle domande che la crisi dell’Europa ci pone.

Dobbiamo misurare la nostra capacità di reazione sul terreno concreto della tolleranza, dell’accoglienza, del dialogo tra culture, della diversità da valutare come ricchezza - ma solo a condizione di saperla maneggiare con cura - da declinare in relazione all’altra costola del problema, quella dell’identità, delle radici, di tradizioni storicamente determinate, con i relativi valori elaborati e i diritti conquistati.

L’esempio dei Giusti ci spinge in questa direzione, a osare soluzioni nuove, a non indietreggiare, a immaginare il futuro in modo visionario.

I Giusti hanno saputo andare controcorrente, hanno ricacciato indietro la paura, dimostrandosi all’altezza di una sfida estrema: si sono assunti una responsabilità personale. Questa è l’eredità di cui abbiamo bisogno, la memoria “edificante” da cui non possiamo prescindere e che ci ha spinti, pochi mesi fa, a lanciare “Carta delle responsabilità 2017” con una serie di conferenze al Teatro Franco Parenti, insieme all’Accademia del Presente di Andrée Ruth Shammah, che ringrazio per la sua preziosa collaborazione.

Dunque dobbiamo seguire le impronte dei Giusti e rintracciare nel presente le figure di riferimento che possano indirizzarci. Soprattutto per indicarle ai giovani e capire con loro come affrontare la quotidianità che continuamente ci interroga.

Andare oltre

I Giusti del nostro tempo: ecco il tema che Gariwo ha posto all’ordine del giorno nella riflessione sulla resistenza morale legata all’attualità.

Cosa significa oggi pensare con la propria testa? Come sconfiggere la visione manichea amico/nemico, il riproporsi del paradigma totalitario basato sul pensiero unico e sull’annientamento dell’avversario, concepito sempre e solo come nemico da abbattere?

La modernità intesa come diritti conquistati dai più deboli in una società aperta, il valore universale della democrazia, intesa come opportunità per tutti e libertà di pensiero, al di là del principio della rappresentanza, di per sé sterile guscio vuoto se non accompagnato dalla capacità di mediazione e di soluzione di problemi al più alto livello tra interessi confliggenti, sono la sostanza di un’esperienza storica di cui la nuova Europa deve farsi carico, se non vuole morire schiacciata dal peso delle proprie inadempienze, dall’insipienza di governanti senza coraggio e incapaci di leadership, ma anche di società inerti e indifferenti, egoisticamente rivolte al mantenimento dei propri privilegi.

Dopo la conquista della Giornata europea dei Giusti e la diffusione delle celebrazioni che si sono moltiplicate in questi anni, il nostro impegno ora è rivolto ai parlamenti nazionali, perché venga approvata una legge che vincoli lo Stato a onorare questa giornata, e a incalzare il parlamento europeo a svolgere un ruolo in questo senso, attraverso raccomandazioni indirizzate a tutti i Paesi membri.

In Italia siamo in dirittura d’arrivo e speriamo di festeggiare l’anno nuovo con una legge sui Giusti già in vigore, dopo l’approvazione alla Camera del testo presentato dall’on. Milena Santerini, ora al Senato per la definitiva ratifica con l’appoggio del senatore Gabriele Albertini.

L’incontro di oggi è un nuovo passo per rafforzare l’impegno che ci ha spinti a fondare Gariwo.

Vogliamo creare una rete stabile con chi ci ha seguito in questo cammino investendo passione, intelligenza, volontà, creatività; vogliamo scambiare opinioni, mettere in circolo esperienze, incrociare nuove proposte e riflessioni.

Ma prima di tutto vogliamo ringraziare chi ha creduto nel nostro progetto, per continuare insieme a sperare nei Giusti, ad amarli.

Per concludere vorrei ricordare il motto di Gariwo: “buone memorie per buone pratiche”.

La Giornata europea dei Giusti ci aiuta a renderlo vivo e la creazione di GariwoNetwork con il vostro prezioso contributo può fare la differenza per realizzarlo. Contiamo su di voi!

Ulianova Radice, direttore di Gariwo

Analisi di Ulianova Radice, direttore di Gariwo

10 novembre 2017

Non perderti le storie dei Giusti e della memoria del Bene

Una volta al mese riceverai una selezione a cura della redazione di Gariwo degli articoli ed iniziative più interessanti. Per iscriverti compila i campi sottostanti e clicca su iscrizione.




Scopri tra gli Editoriali

Il libro

Spie e zie

Siegmund Ginzberg

La storia

Willy Brandt

il Cancelliere tedesco che si inginocchiò al Memoriale della Shoah di Varsavia