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Donald Trump, "un patetico e pericoloso spettacolo"

di Helena Savoldelli

Donald J. Trump

Donald J. Trump

La lotta a colpi di grandi elettori era appena cominciata quando il 4 novembre Donald J. Trump è salito sul podio della Casa Bianca per dire “abbiamo vinto, smettiamo di contare i voti”. Un gesto da circo che non ha scandalizzato chi ha seguito la sua presidenza e sa che non è nuovo a queste manifestazioni d’insensatezza (si dice che sarebbe uscito dall’ospedale vestito da Superman dopo la sua guarigione dal Covid-19, se i suoi consiglieri non lo avessero fermato).

L’anno preelettorale di Trump è stato in molta parte caratterizzato dal suo costante tentativo di screditare un potenziale voto a lui sfavorevole, rispolverando la classica narrativa dei brogli elettorali messi in atto dal Partito Democratico a danno dei Repubblicani. Ciò che però rende un unicum la comunicazione del presidente USA in carica è il suo spasmodico uso della bugia senza prove, come un bambino che ha combinato un guaio e poi dice “è stato lui” ma con conseguenze ben più pericolose, in modo ridicolo e grottesco, e purtroppo, troppo spesso anche violento.

È probabilmente questo che ha scatenato ieri la presa di posizione di molte reti contro le sue affermazioni, tra cui la ABC, CBS, e NBC, che hanno addirittura, queste ultime, tagliato il collegamento con il discorso del presidente Trump mentre faceva false affermazioni sull'integrità delle elezioni americane, secondo lui manovrate dai democratici e invalidate da fantomatici indebiti voti per posta arrivati in ritardo (favorevoli a Joe Biden). Una modalità, quella del voto in assenza (absentee ballot), che, peraltro, esiste da quando Abraham Lincoln, in piena guerra civile, decise che anche i soldati al fronte dovessero avere il diritto di votare. Un fondamento democratico che non è certo nato per far perdere le elezioni a Donald Trump.

Le emittenti hanno quindi silenziato il presidente per la gravità delle sue affermazioni antidemocratiche (i voti vanno contati tutti e non ci sono prove di imbrogli di nessun genere), e per il suo modo di esprimersi non consono a un dialogo politico, tantomeno a quello di un presidente: un delirio di accuse senza fondamento. “Un patetico e pericoloso spettacolo. Un’umiliazione per tutta la nazione, basso livello, ego ferito, imbarazzante”, la dichiarazione dalla CNN, che però ha continuato a trasmettere in diretta.

Le reti statunitensi e anche i social media - Twitter sta da ore oscurando post di Trump sui “voti illegali” - hanno deciso che libertà di espressione non vuol dire lasciare che il presidente degli Stati Uniti dica falsità che minano la democrazia e aizzano potenziali reazioni aggressive dei suoi sostenitori. E si sono assunti la responsabilità di non veicolare quelle dichiarazioni. È proprio l’aspetto violento, inoltre, quello che adesso preoccupa maggiormente. Mentre Joe Biden si avvicina sempre di più alla vittoria e Trump minaccia di non concederla e di ricorrere alle azioni legali fino alla Corte Suprema, molti cittadini pro-Trump hanno acquistato armi e, secondo commentatori politici e giornalisti, potrebbero essere pronti a usarle se il loro leader perdesse le elezioni - un terribile potenziale scenario che non deve essere alimentato ulteriormente da narrative fasulle. A questo proposito, ieri Facebook è intervenuto bannando il gruppo Stop the steal (Fermare il furto) - che aveva in un giorno raggruppato migliaia di trumpisti che inneggiavano alla violenza per i presunti brogli elettorali a danno di Trump - perché, dichiara il social media, “in un clima tesissimo” rischiava di produrre “eventi reali”. 

L’ondata democratica che ci si aspettava sembra non esserci stata, ma c’è stata un’affluenza record nella storia degli Stati Uniti, anche grazie all’alto numero dei voti per posta. Segno di una presa di coscienza rispetto al peso del risultato di queste elezioni per i cittadini statunitensi, tutte le minoranze, e il mondo intero.

Analisi di Helena Savoldelli, Redazione Gariwo

6 novembre 2020

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