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E ancora una volta, soprattutto, sul bene e sul male

di Paola Ziccone

Uomo disperato di Gustave Courbet

Uomo disperato di Gustave Courbet

"Il delitto - quello efferato contro la persona - è uno dei comportamenti umani che, in modo più clamoroso, massimalizza il Male” (Adolfo Francia,”La testa nel barattolo”)

Chi – a motivo della sua professione - si trova davanti quotidianamente a persone che hanno compiuto atti di grande violenza e che hanno causato gravi danni ai propri simili, ha a che fare tutti i giorni con il mistero del male in misura esponenziale, e più di tutti coloro che, pur essendo immersi nel medesimo mistero, vivono una quotidianità dove il male c’è ma sta sullo sfondo. Costoro riescono a comprendere e a vedere con maggior consapevolezza quanto ognuno di noi, ossia ognuno di quelli che incontriamo per strada e nel nostro cammino, vive in un intreccio continuo di bene e di male, che è intorno a sé e dentro di sé.

La comprensione, la visione lucida di questo male, mescolata alla visione lucida del bene in un cuore e un intelletto che non si lasciano confondere, consente di avvicinarsi all’altro che ha agito la violenza, non come ad una NONpersona, ma come ad un proprio simile. SIMILE. 

Normalmente ci rifiutiamo di accettare questa verità, vogliamo considerare chi ha agito la violenza, qualcosa di totalmente estraneo a noi, razza umana. Moderne e numerose teorie criminali ci consentono di aprire la mente a possibili interpretazioni sull’origine degli agiti violenti e su come la violenza, che tutti possediamo in “nuce “, possa prevalere in alcune situazioni nelle quali un individuo, pur nella sua unicità, libertà, responsabilità, si è di fatto trovato più esposto di un altro per un lungo periodo, al male.

Infatti un atto di violenza non è mai a sé stante nella storia di un individuo, non è mai sganciato da una storia e da un contesto. Come direbbe Dostoevskij: “Il raziocinio, signori, è una gran bella cosa, non discuto, ma il raziocinio è soltanto raziocinio e soddisfa solo la capacità raziocinante dell'uomo, mentre un atto di volontà è il manifestarsi della vita intera, cioè di un'intera vita umana. (…) Il raziocinio sa solamene quel che ha avuto tempo di imparare (…); la natura umana invece agisce tutta intera, con tutto quello che è in lei, sia con la sua parte cosciente che con quella non cosciente, e mente magari, ma cionondimeno vive”(Dostoevskij: Delitto e castigo, 1864).

Ritengo dunque si debba diffidare di tutti coloro che si approcciano in modo superficiale a tali avvenimenti tragici, con il desiderio di parlare ad ogni costo, più che di capire; che propongono teorie e paradigmi assolutistici e indiscutibili. Al contrario ritengo che tutti dobbiamo riflettere, interrogare noi stessi e la nostra società su quello che facciamo per arginare il male, anche quello che è dentro di noi, quello che infliggiamo agli altri o a noi stessi, finendo di fatto inconsapevolmente per aumentare quello in circolazione, consentendogli di insinuarsi in spiragli sempre più vasti.

Il male non è infatti sradicabile, ma arginabile.
Tuttavia dovremmo sempre avere presente che se profondo è il male, profondo è anche il bene; che laddove c'è la possibilità del male vi sarà anche quella del bene. È questo che ci potrà consentire di guardare a noi stessi e agli altri sempre con realismo, senza nessuna negazione della violenza e delle responsabilità sulle quali bisogna concentrare qualunque azione educativa e riparativa e, parimenti, senza negare a nessuno la possibilità di imparare a trovare in sé quella parte di bene e di bello dimenticata e a desiderarla e sognarla per sé e per gli altri. Io credo che questa sia davvero la più urgente necessità per un mondo adulto

Analisi di Paola Ziccone, Dipartimento Giustizia Minorile

22 gennaio 2021

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