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​«E la morte non avrà dominio»

L’attacco di Berlino visto dalla Germania

AP Photo/Michael Sohn

AP Photo/Michael Sohn

DA STOCCARDA – L’attacco compiuto ieri a Berlino ha colpito la Germania seminando morti e feriti come mai era avvenuto negli ultimi anni. Nel tragico ma inevitabile computo delle vittime, sono state superati i dieci morti dell’attacco al centro commerciale di Monaco di quest’estate. Un colpo durissimo, a prescindere dalle responsabilità, ancora tutte da chiarire. Ma non è solo questo il punto. Si tratta – come avvenuto spesso negli attacchi di matrice islamista, dall’undici settembre in avanti – di un obiettivo dal forte valore simbolico. Il mercato di Natale è per molti tedeschi un luogo dell’identità e della memoria, una passione e orgoglio che va ben oltre la sfera del religioso e le festività di fine anno. Questi mercatini – conosciuti soprattutto da un punto di vista turistico in Italia – sono per i tedeschi luoghi di aggregazione assai popolari, un’occasione mangiare e stare insieme dopo l’università e il lavoro in un clima di gioia e spensieratezza. L’attacco di ieri rappresenta quindi uno di quei colpi che toglie il fiato e acceca, per alcuni istanti almeno.

Eppure, non si può non ammirare la dignità e la fermezza con cui il Paese ha reagito a questo atto orribile e criminoso. Dalla politica si sono avuti soprattutto appelli alla moderazione, inviti alla cautela. Bandite le speculazioni, per quanto permangano dei dubbi sul cittadino pachistano arrestato ieri sera, che secondo le informazioni delle ultime ore potrebbe non avere nulla a che fare con l’attacco. La notizia, diffusa dalla stampa inglese, di una possibile rivendicazione dell’ISIS è rimasta ai margini del dibattito politico e dei media. Il mercato di Natale qui a Stoccarda come in molte altre città del Paese oggi è aperto regolarmente, anche se meno affollato del solito. La gente che ho incontrato cordiale e sorridente come sempre. Il messaggio è chiaro: se l’obiettivo di chi colpisce è mettere in discussione una società aperta, plurale, inclusiva, ha fallito. Con buona pace di chi, fra noi e dall’altra parte, cerca di cavalcare la paura e sfruttarla per i propri fini politici.

Certo, nella confusione di queste ore molto dipenderà dalle responsabilità effettive di quest’atto criminale. Si tratta o meno di un rifugiato, è la domanda che si pongono tutti in queste ore. In Germania avremo le elezioni politiche nel 2017, e la crescita dell’estrema destra – parallela all’insorgere dell’allarme terrorismo – fa paura a molti. Ma si tratta di una minoranza, e la Merkel è sopravvissuta a troppi funerali prematuri celebrati da colleghi italiani poco informati su una società, quella tedesca, in cui vigono dinamiche sociali e umane assai diverse dall’Italia. Con ogni probabilità, la cancelliera sopravviverà anche a questa nuova crisi, anche se la sua egemonia ne riuscirà indebolita.

La Merkel, comunque, la sua ricetta politica l’ha già pronta da alcune settimane: linea più dura sui rifugiati e sul velo integrale, parziale messa in discussione della politica delle porte aperte. La scommessa del suo partito, la Cdu, è quella di togliere il terreno sotto i piedi alla destra xenofoba di Alternativa per la Germania. Un cambiamento di rotta già messo in atto con l’espulsione di una trentina di cittadini afghani la scorsa settimana. Un atto che ha destato molte polemiche, dato che l’Afghanistan di oggi è tutto fuorché un Paese sicuro. Se da un lato si può criticare la Merkel per la parziale incoerenza, rimproverandole una strategia che potrebbe risultare deleteria alla lunga (perché votare ancora per questo simbolo dell’establishment, che si rimette in discussione dopo aver subito un colpo? e – ancora – non si tratta di un gioco pericoloso?) è pur vero che ora più che mai i tedeschi potrebbero stringersi attorno a una leader che nel bene e nel male ha segnato la storia del Paese per oltre un decennio.

La Germania risorta dalle macerie del Terzo Reich, sopravvissuta al terrorismo della Raf e agli anni di piombo, ha in sé più di altre nazioni gli anticorpi per resistere alla spirale cieca della violenza islamista e del razzismo. A Berlino, a Dresda, a Amburgo, a Stoccarda – città che solo pochi decenni fa erano un cumulo di macerie – sono ancora in pochi ad essere disposti a invertire l’orologio della storia, a subire il fascino del sangue e ad auspicare un ritorno ai proclami di guerra e alle crociate. «E la morte non avrà dominio»: questo verso di Dylan Thomas ripreso dall’Epistola ai Romani, che mi ritorna alla mente in modo ossessivo fin da stamattina, è forse la sintesi migliore della straordinaria resilienza dimostrata dai tedeschi in queste ore drammatiche. Piacerà forse a pochi quanto dico, ma in un Paese sempre più allo sbando da un punto di vista morale come il nostro, questa è una grande lezione per tutti.

Simone Zoppellaro, giornalista

Analisi di Simone Zoppellaro, giornalista

20 dicembre 2016

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