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Elevazione morale, Gariwo e l'importanza di ri-raccontare le storie dei Giusti

di Craig T. Palmer

Gli esseri umani sono narratori. Non solo raccontano storie passate per tentare di influenzare il comportamento futuro degli altri, ma spesso raccontano anche le storie che sentono in giro. Alcune delle storie raccontate sempre e di nuovo per generazioni e ovunque nel mondo dagli esseri umani, sono descrizioni del sacrificio per gli altri.1  Queste storie di sacrificio per gli altri rivestono una speciale importanza perché possono esercitare un’influenza molto specifica su coloro che le sentono. Per esempio, si consideri la storia seguente, ambientata da qualche parte in Polonia:

“. . . In una notte d’estate del 1942, bussarono leggermente alla porta della casetta della famiglia Rybak. Sulla soglia, Jan vide un uomo stanco e in disordine e una bambina di circa 8 anni. . .
Jan apprese che padre e figlia erano fuggiti durante la liquidazione nazista di un ghetto. Jan sapeva che pendeva una condanna a morte su chi ospitava gli ebrei, . . . [e che] la stessa punizione era riservata ai familiari di coloro che osavano sfidare questa legge. Tuttavia egli acconsentì alla richiesta dell’uomo. I due rimasero con i Rybaks fino alla fine della guerra . . . ”

Sono venuto a conoscenza di questa storia per la prima volta leggendo un capitolo di un libro scritto da Nechama Tec intitolato Helping Behavior and Rescue During the Holocaust.2 Non so quante volte questa storia sia stata raccontata prima di influenzare me, ma so che leggerla mi ha dato una precisa sensazione fisica; un leggero aumento della tensione muscolare nel petto e nella gola, accompagnato da un inumidimento degli occhi. Più significativamente, nutrivo anche un desiderio che non esisteva in me pochi secondi prima, quello di fare qualcosa per gli altri. Anche se questa sensazione non aveva ancora ricevuto una denominazione scientifica prima che Jonathan Haidt la chiamasse “elevazione morale” nel 2000,3 la capacità di alcune storie di produrre questa specifica reazione è discussa da secoli. Per esempio, Thomas Jefferson la descrisse perfettamente quando, in una lettera inviata a un amico nel 1771, osservò che “quando un qualsiasi… atto di carità… viene presentato o alla nostra vista o alla nostra immaginazione, noi… sentiamo in noi un forte desiderio di fare qualcosa di caritatevole…. Anche di compiere azioni”.4 Le ricerche scientifiche hanno documentato anche che non solo è “più probabile che uno si comporti da buon Samaritano se ha appena visto un altro individuo compiere un atto di aiuto”,5 ma anche che sentire una storia di un buon Samaritano può avere lo stesso effetto.6 L’elevazione morale è stata anche rilevata sia nei bambini che negli adulti, come distinta da altre emozioni come il terrore o l’ammirazione;7 essa dura in alcuni casi per diversi mesi,8 e facilita perfino il compito di superare alcune forme di pregiudizio che porta a escludere qualcuno dal proprio gruppo e di razzismo.9

L’importanza dell’elevazione morale viene dimostrata potentemente nelle interviste ai Giusti fra le Nazioni. Anche se questa ricerca non è riuscita a individuare un tratto o un’esperienza comune a tutti questi individui, molti di loro si riferiscono all’importanza di qualcuno che ha fornito un modello di sacrificio per gli altri. in riferimento alle molte interviste da lei condotte con soccorritori durante la Shoah a proposito di ciò che li ha portati a compiere i loro atti di altruismo, Fogelman scrive: “Dopo un po’ ho cominciato ad aspettarmi resoconti di... comportamenti di un genitore o altra figura di riferimento molto amata che abbia funto da modello di ruolo per il loro proprio agire altruistico . .”10, 11, 12, 13

La letteratura sui Giusti fra le Nazioni dimostra anche l’importanza della tendenza degli umani a ri-raccontare le storie. Questo non solo perché è vero che “le figure esemplari a livello morale sono influenzate da azioni di altre figure moralmente esemplari”,14 ma nuove figure esemplari dal punto di vista morale possono nascere dall’ascolto delle storie di azioni compiute da altri modelli morali. Quindi, il fatto di raccontare sempre e di nuovo le storie del comportamento che produce elevazione morale può moltiplicare grandemente le conseguenze di queste storie, creando una reazione a catena dove ogni racconto ispira sia nuovi atti capaci di suscitare ammirazione ed emulazione, sia nuove storie che siano di ispirazione ad altre persone. Anche se le parole specifiche “elevazione morale” possono non risultare molto comuni nella letteratura sull’Olocausto, è difficile trovare discussioni dei Giusti fra le Nazioni che non descrivano le storie delle loro azioni come “commoventi”, “ispiratrici”, “edificanti”, “emozionanti” o termini simili. Inoltre, spesso si sottolinea che la sensazione interna può, e dovrebbe, essere accompagnata da un aumento della propensione a trattare gli individui giusti descritti nelle storie come “modelli”, “modelli educativi”, “modelli di ruolo” o “esempi luminosi”. Questo è coerente con la visione secondo cui l’importanza delle storie di salvataggio nella Shoah non risiede nella loro capacità di regalare sensazioni gradevoli, ma nell’effetto sul comportamento futuro di coloro che ne fanno esperienza: "Le piantumazioni di alberi, le sculture, il film, i libri di memorie, e i giardini che onorano le azioni dei salvatori servono per ricordare alle persone i loro compiti. Ma se costringono un osservatore a pensare soltanto al valore di ieri, questi ammonimenti basati sulla memoria hanno fallito nel far passare il loro messaggio. Infatti, contemplare le azioni dei salvatori dovrebbe anche costringere ogni persona a esaminare ciò che sta facendo nella propria vita per aiutare le persone bisognose o per combattere l’intolleranza tra le persone".15

La letteratura sui Giusti fra le Nazioni descrive anche come le conseguenze comportamentali dell’elevazione morale sono state trasmesse per molte generazioni passate, oltre alla potenzialità di trasmetterle a un numero virtualmente illimitato di generazioni future: “Ci auguriamo che le storie e azioni dei Giusti trattate in questo libro – una piccola selezione di una letteratura più ampia accumulata a Yad Vashem - ci aiutino a guidare le future generazioni verso un diverso tipo di comportamento, in linea con il comandamento biblico ‘amerai il tuo prossimo come te stesso’”.16

Le moderne tecnologie rendono possibile l’instaurarsi di reazioni a catena di elevazione morale per diffondere questo fenomeno rapidamente presso grandi numeri di persone in tutto il mondo. Per esempio, non solo il film Schindler’s List ha influenzato milioni di persone in tutto il mondo, ma grazie al Progetto Irena Sendler, “la storia di Irena Sendler si diffonde sempre di più. Più di 3.500 differenti media hanno presentato articoli sui bambini del Kansas e su questa eroina polacca”17. Aumentare diffusione, forza e longevità di queste catene di elevazione morale può essere visto come uno scopo di musei, monumenti, memoriali, giardini e organizzazioni quali GARIWO. Fogelman si è spinta fino a proclamare con fiducia che tali “memoriali fanno sì che le storie dei salvatori vengano trasmesse da una generazione all’altra”.18

È importante riconoscere e apprezzare la realtà delle conseguenze comportamentali dell’elevazione morale, perché le organizzazioni dedicate alla narrazione sempre nuova di comportamenti giusti vengono a volte criticate o vanno incontro a reazioni ciniche. Molte delle critiche sollevano punti importanti, ma essi devono essere messi sulla bilancia assieme alle conseguenze potenzialmente desiderabili dell’elevazione morale. Per esempio, è cruciale evitare di sminuire l’orrore della Shoah con storie gradevoli. Tuttavia, anche se il fatto di sperimentare l’elevazione morale potrebbe essere considerato piacevole, le storie dell’Olocausto che producono elevazione morale potrebbero essere considerate storie gradevoli ed edificanti di salvataggio nell’Olocausto, senza per questo sminuire o anche solo distrarre le persone dall’orrore della Shoah. Certamente, l’effetto di elevazione morale delle storie di salvataggio nell’Olocausto può essere accentuato da una più piena comprensione del destino tragico di coloro che avevano bisogno di aiuto. Per esempio, io trovo il seguente passaggio scritto da Lichten nella sua prefazione a un libro sui salvataggi in Polonia, al contempo uno dei più orrendi e uno dei più edificanti racconti mai letti. Questo perché costringe a focalizzarsi sulle conseguenze delle scelte fatte dai salvatori, come la scelta cui si trovava davanti Jan Rybak all’inizio di questo saggio:

Quando i tedeschi occuparono Varsavia, uno dei miei più cari amici cristiani acconsentì a prendersi cura di mia figlia. Veramente, la tenne per un po’ di tempo; ma alla fine la rinviò al ghetto, rifiutandosi di accollarsi qualsiasi tipo di rischio in più per badare a una bambina ebrea. La conseguenza della sua decisione fu inevitabile – un campo di concentramento e una camera a gas.

Lichten poi scrive:

Quando mi è arrivato l’invito a scrivere questa prefazione, ho sentito come mio dovere accettarlo nonostante le mie esperienze personali. Ho visto un numero sufficiente di famiglie ebree i cui figli furono salvati da polacchi solidali, e ho constatato, anche se non vissuto in prima persona, la gioia di queste famiglie unite. Quindi, ho sentito che avevo un obbligo di esprimere la mia gratitudine a queste persone coraggiose perché ho compreso profondamente ciò che avevano compiuto, forse più profondamente di quanto l’abbiano fatto coloro i cui parenti sono stati salvati e si sono riuniti alle famiglie.

È anche importante evitare la tentazione di accettare senza un minimo di scetticismo le affermazioni di, o riguardanti, i soccorritori, a proposito dei sacrifici che hanno compiuto o del numero di vita che hanno salvato. Coloro che sottolineano tali esagerazioni meritano la nostra gratitudine, specialmente perché qualsiasi imprecisione potrebbe essere utilizzata dai negazionisti della Shoah. Tuttavia, è importante anche evitare l’imprecisione insita nel descrivere le azioni dei salvatori in un modo che li priva dei loro effetti di elevazione morale. Per esempio, nella conclusione del suo importante libro che corregge alcune esagerazioni che si trovano in diverse descrizioni di Raoul Wallenberg, Levine scrive: “Dobbiamo sperare che ci saranno, oggi e nel futuro, individui come Raoul Wallenberg che siano intenti a fare la differenza nella vita degli altri”20. Questa affermazione evita in modo compiuto di commettere un'esagerazione sull'eroismo delle azioni di Raoul Wallenberg, ma potrebbe essere fuorviante. Gli atti moralmente edificanti fanno la differenza nella vita di qualcuno, ma ci sono molti modi di "fare la differenza" semplicemente, che non coinvolgono nessun atto di sacrificio che comporti elevazione morale. Quindi, questa sintesi del comportamento di Wallenberg non spiega a dovere la realtà di molte azioni che implicano elevazione morale. Per questo perde la sua capacità di produrre elevazione morale. Inoltre, la successiva frase di Levine, secondo cui "è improbabile che mitici 'angeli del soccorso' si palesino quando ne abbiamo veramente bisogno", potrebbe essere fuorviante per i lettori, inducendoli a concludere che tutte le pretese di avere compiuto un atto che suscita elevazione morale sono mitiche, perché tutto ciò che qualsiasi essere umano è in grado di fare è di fare la differenza nella vita di qualcuno in un modo che non produce elevazione. Se, tuttavia, alcune persone sono desiderose di compiere sacrifici eroici per "fare la differenza" nelle vite degli altri, e l'elevazione morale esiste, allora raccontare di nuovo le storie moralmente edificanti su questi sacrifici può essere la vita più efficace per fare in modo che tali persone si facciano vive quando ne abbiamo bisogno. D'altro canto, pretendere che tutte le storie che suscitano elevazione morale siano dei miti privi di fondamento può diventare una profezia autorealizzantesi che riduce grandemente le possibilità che figure esemplari morali si affaccino sulla scena del mondo quando ne abbiamo davvero bisogno. Per favore ricordatevi questo quando valutate l'importanza di organizzazioni come GARIWO dedicate a narrare sempre e di nuovo le storie edificanti di sacrificio per gli altri in modo tale da promuovere catene di altruismo.

Note e riferimenti:

1 Palmer, Craig T., Ryan O. Begley, Kathryn Coe, K., and Lyle B. Steadman. 2013a. “Moral elevation and traditions: Ancestral encouragement of altruism through ritual and myth.” Journal of Ritual Studies 27(2):83-96.
2 Tec, Nechama. 1991. “Helping behavior and rescue during the Holocaust.” In Lessons and Legacies: The Meaning of the Holocaust in a Changing World, edited by Peter Hayes, 210-244. Northwestern University Press: Evanston, IL. (pp. 212, 215).
3 Haidt, Jonathan 2000. “The positive emotion of elevation.” Prevention and Treatment 3(1): 3c.
4 Jefferson, Thomas. 1975. “Letter to Robert Skipwith.” In The Portable Thomas Jefferson, edited by Merrill D. Peterson, 349–351. New York: Penguin.
5 Baron, Robert A. and Robert M. Liebert 1971. Human Social Behavior: A Contemporary View of Experimental Research. Homewood, IL: Dorsey Press. (p. 506).
6 Haidt, Jonathan 2010. “Wired to be inspired.” In The Compassionate Instinct, edited by Dacher Keltner, Jason Marsh and Jeremy A. Smith, 86–93. New York: Norton.
7 Schnall, Simone, Jean Roper and Daniel M. T. Fessler. 2010. “Evolution leads to altruistic behavior, above and beyond general positive affect.” Psychological Science 21(3):315-320.
8 Cox, Keith S. 2010. “Elevation predicts domain-specific volunteerism 3 months later.” Journal of Positive Psychology 5: 333–341.
9 Freeman, Dan, Karl Aquino and Brent McFerran 2009. “Overcoming beneficiary race as an impediment to charitable donations: Social dominance orientation, the experience of moral elevation, and donation behavior. Personality and Social Psychology Bulletin 35: 72–84.
10 Fogelman, Eva. 1994. Conscience and Courage: Rescuers of Jews during the Holocaust. New York: Anchor books. (p.254).
11 Land-Weber, Ellen. 2000. To Save a Life: Stories of Holocaust Rescue. Urbana, IL: University of Illinois.
12 London, Perry. 1970. “The rescuers.” In Altruism and Helping Behavior, edited by Jacqueline Macaulay and Leonard Barkowitz, 241-250. New York: Academic Press.
13 Oliner, Samuel P, and Pearl Oliner. 1988. The Altruistic Personality: Rescuers of Jews in Nazi Europe.New York: Free Press.
14 Oliner, Samuel P. 2003. Do unto others: Extraordinary acts of ordinary people. Boulder, CO: Westview Press. (p. xii)
15 Fogelman, Eva. 1994. Conscience and Courage: Rescuers of Jews during the Holocaust. New York: Anchor books. (p.311-312)
16 Paldiel, Mordecai. 2007. The Righteous Among the Nations. Yad Vashem. Jerusalem. (p. xi)
17 www.irenasendler.org
18 Fogelman, Eva. 1994. Conscience and Courage: Rescuers of Jews during the Holocaust. New York: Anchor books. (p.305)
19 Lichten, Joseph L. 1971. “Foreword.” In Iranek-Osmecki, Kazimierz. He Who Saves One Life. ix-xvi. New York: Crown Publishers, INC. (pp. ix-x)
20 Levine, Paul A. 2010. Raoul Wallenberg in Budapest: Myth, history and Holocaust. Londra: Vallentine Mitchell. (pp. 375)

Craig T. Palmer, antropologo

Analisi di Craig T. Palmer, antropologo

25 maggio 2018

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