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Fermiamo l'odio e la vendetta

Editoriale di Anna Foa

Corrono tempi oscuri. Tre ragazzi, nostri figli, figli di Israele, assassinati brutalmente mentre facevano l’autostop vicino a Hebron. Un ragazzo palestinese della stessa età assassinato, non si sa ancora se per vendetta o per altri motivi. E nei giorni scorsi, dopo il funerale dei tre giovani, a Gerusalemme ci sono stati veri e propri pogrom contro i palestinesi, con caccia all’arabo. A dirlo e a definirli pogrom non sono io, spesso accusata di essere troppo poco sionista, ma Massimo Acanfora Torrefranca, coraggiosamente, su Facebook: “I barbari che ieri hanno provato a fare un pogrom per le vie di Gerusalemme devono essere puniti nel più severo dei modi. Parlo dei barbari, ebrei come me, che dopo i funerali di Gil 'Ad, Naftali ed Eyal hanno inseguito ogni arabo che gli capitava a portata di mano nel tentativo di linciarlo/i”.  

Cos’altro aspettarsi, del resto, quando ovunque, e in particolare sul web, si assiste allo scatenamento di un sentimento viscerale, dove è difficile stabilire i confini tra odio e razzismo, tra odio e invito al massacro. Una sollecitazione alla rappresaglia e alla vendetta, di fronte alla cautela mostrata, almeno finora, dai politici. Le parole sono ovunque più dure delle pietre e vengono, senza ritegno né censure, dal profondo della pancia. Tutti sproloquiano sul web invitando al linciaggio. Così, su Informazione Corretta del 1 luglio, il commento di Deborah Fait, che leggo con grande tristezza: “Vorrei vendetta, sì, vendetta perché la giustizia non può dire niente adesso. Taccia la giustizia!”.

Queste invocazioni alla vendetta, che salgono da tante parti, ignorano allegramente il fatto che la vendetta è l’esatto contrario della giustizia. Alla vendetta si lega la rappresaglia, fino a determinare eventi come quelli di Marzabotto, delle Fosse Ardeatine. Giustizia è colpire i colpevoli, dopo averne provato e giudicato la colpa. Giustizia è il processo a Eichmann, quello a Kappler e a Priebke. Come possiamo proprio noi ebrei dimenticarcene? Non sanno questi fomentatori d’odio che ciò che distingue la civiltà dalla barbarie è proprio la capacità di valutare le colpe effettive del colpevole e distinguerle da quelle presunte di chi può anche essergli simile o vicino ma nulla ha commesso? 

Chi invoca la vendetta vuole altro sangue, di ebrei e palestinesi, e purché scorra il sangue dei palestinesi è disposto a far scorrere quello degli ebrei. Basta, dice, con le trattative di pace. Che parlino le viscere, cioè gli odi e le paure! Eppure, ai funerali dei tre ragazzi non ci sono state parole di odio o di vendetta. I famigliari dei ragazzi assassinati hanno parlato con pacatezza e dignità. Chi sono gli avvoltoi che svolazzano sui cadaveri dei nostri figli con parole che nessuno dei loro genitori e fratelli vuole neppur pensare? Chi vuole altra morte, altra distruzione?

Anna Foa, storica e docente all'Università la Sapienza di Roma

Analisi di

3 luglio 2014

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