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Fosse comuni di bambini: dal Canada al Libano

di Pietro Kuciukian

Recentemente, come riportato dalla stampa, è venuta alla luce una scoperta sorprendente in Canada in una scuola, la Kamloops Indian Residential School nella British Columbia, aperta nel 1890 e rimasta attiva fino al 1978. I bambini indigeni, inuit e di altre etnie venivano strappati dalle loro case, portati con la forza nella residenza gestita da cattolici dove venivano convertiti, era vietato loro parlare nella propria lingua, erano costretti ai lavori forzati e soggetti ad abusi fisici e sessuali. Regnavano malnutrizione ed epidemie. Una cultura e un agire genocidario che hanno provocato la morte o la scomparsa di almeno 4100 bambini indigeni. Papa Francesco ha denunciato il crimine e ha parlato di “colonizzazione ideologica”. Nel giardino della scuola è stata scoperta una fossa comune con i resti di 215 bambini indigeni. Più recentemente sono state trovate altre 751 tombe senza nome nei pressi della scuola cattolica nel Saskachewan. Secondo il National Center for Truth and Reconciliation dell’Università di Manitoba almeno 150.000 bambini indigeni furono sottratti alle famiglie di origine per essere allevati e istruiti nella cultura occidentale. Una vera e propria rieducazione forzata. Nella notte di sabato scorso, per ritorsione, sono state date alle fiamme due chiese cattoliche nella British Columbia.

In un mio recente viaggio in Libano, per l’inaugurazione del Giardino dei Giusti di Kfaranabrakh, iniziativa di Gariwo, la foresta dei Giusti, promossa con il padre greco-melchita Abdo Raad, ho attraversato passi, colline e villaggi, per lo più abitati da maroniti e drusi i cui militi sembravano presidiare la zona e ho raggiunto il villaggio di Antoura. Attraversato il paese, mi sono trovato di fronte a tre grandi caseggiati moderni e a un antico edificio perfettamente restaurato: l’imponente istituto Lazarista tuttora funzionante.

Ad Antoura nel 1915 era stato messo in opera un piano di turchizzazione forzata degli orfani armeni sopravvissuti al genocidio. L’istituto dal 1657 era un collegio francese dei Gesuiti, poi passato ai Lazaristi, ma nel 1915, allo scoppio della Prima guerra mondiale, i religiosi furono scacciati e il collegio requisito dal governo ottomano dei Giovani Turchi.

Gemal Pascià, uno dei triumviri del governo dei Giovani Turchi che ha attuato il genocidio degli armeni, requisì l’istituto trasformandolo in un orfanotrofio per i bambini armeni e nominando direttrice Halide Edib Adivar, una nazionalista turca, nota per i suoi atteggiamenti sadici, incaricata di turchizzare e costringere alla religione islamica gli orfani armeni.

Nel 1915 la scuola ospitava 800 orfani e 30 soldati di guardia. I maschi furono circoncisi e furono imposti loro nomi turchi, conservando solo le iniziali armene: ad esempio, il nome Haroutiun Najarian, divenne Hamid Nazim, Boghos Merdanian divenne Bekim Mohammed, e Sarkis Sarafian Safwad Suleyman. Lavoro forzato, condizioni sanitarie pessime, tifo e malattie, scarsità di cibo fecero molte vittime. Quattrocento nuovi orfani dai 3 ai 15anni vennero portati ad Antoura dallo stesso Gemal Pascià nel 1916, strappati dall’orfanotrofio armeno di Aleppo diretto dalla missionaria svizzera Beatrice Rohner, una Giusta per gli armeni, onorata al Giardino del Monte Stella a Milano nel 2014. Beatrice Rohner li aveva salvati strappandoli dalle carovane della morte nel deserto di Deir es Zor.

Assieme a Gemal Pascià arrivarono 15 giovani donne turche nazionaliste esponenti di famiglie elitarie di Costantinopoli che dovevano aiutare Halide nel sovvertimento culturale degli orfani cristiani. Nell’orfanotrofio si doveva parlare solo turco, il mullah chiamava alla preghiera cinque volte al giorno, le punizioni erano severissime, si arrivava fino alla bastonade, sferzate sulle piante dei piedi. Ogni sera la banda suonava un inno: “Lunga vita a Gemal Pascià”. Migliaia di orfani armeni durante gli anni della guerra furono internati in questo istituto. Nell’estate del 1918 Halide Hanum e il suo staff abbandonarono la scuola a causa della ritirata dell’esercito turco e i ragazzi armeni turchizzati iniziarono a combattersi fra loro; una ribellione sedata dai soldati turchi ancora presenti. C’erano ancora 1200 orfani armeni quando gli ottomani nel 1918 furono sconfitti e i francesi e gli inglesi invasero la regione trovando la scuola in una condizione caotica. Quando il padre lazarista Sarlout ritornò ad Antoura si rese conto che la situazione era ingovernabile. Vi erano ancora 670 bambini armeni. Furono radunati e per prima cosa furono restituiti loro, a fatica, i nomi armeni. Furono chiamati insegnanti armeni e lentamente i bambini si riappropriarono della cultura armena e della religione cristiana. 

Più tardi fu la Near East Relief Society americana dell’Ambasciatore Henry Morgenthau, un grande Giusto per gli armeni, che assunse la direzione della scuola fino al 1919, quando i maschi superstiti furono inviati ad Aleppo e le femmine all’orfanotrofio femminile di Ghazir diretto dai coniugi Kunzler, altri missionari Giusti per gli armeni. Nel periodo della turchizzazione erano morti migliaia di orfani per maltrattamenti, malattie e uccisioni. Altri erano stati affidati a famiglie turche che li hanno utilizzati come schiavi domestici o adottati per potere impossessarsi dei beni ereditati dai loro genitori eliminati. Ancora oggi gli armeni superstiti turchizzati vengono chiamati in Turchia i “resti della spada”.

Poco tempo fa furono accidentalmente scoperti nel giardino annesso alla scuola 300 cadaveri in una fossa comune. Oggi sul luogo del ritrovamento vi è un monumento a ricordo dei bambini morti a causa del “genocidio” , un crimine contro l’umanità, un genocidio culturale, ideologico e materiale subito dagli armeni, il primo del Novecento. La turchizzazione forzata di migliaia di bambini e di donne non fu altro che un capitolo del piano generale di annichilimento della nazione armena. Fare i conti con il passato e documentare la verità degli eventi storici è il primo passo per elevare, con la prevenzione, una barriera contro il male.

Ho deposto un fiore ai piedi del monumento eretto a ricordo dei 300 bambini e ho continuato il mio viaggio sulle strade del Libano alla ricerca di Giusti per gli armeni, ma insieme pensando all’importanza del lavoro di Gariwo che onora i Giusti e cerca di formare le nuove generazioni a cogliere, oggi, i segni del male al loro sorgere per prevenire altri crimini contro l’umanità e altre cancellazioni di gruppi umani e della loro cultura, che costituiscono una perdita per tutta l’umanità.

Pietro Kuciukian, Console onorario d'Armenia in Italia e co-fondatore di Gariwo

Analisi di

29 giugno 2021

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