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Genocidio: un crimine moderno

di Raphael Lemkin, Aprile 1945

Proponiamo di seguito un'analisi del giurista ebreo polacco Raphael Lemkin, ideatore del termine genocidio, che si spese per l'approvazione alle Nazioni Unite della "Convenzione per la prevenzione e la repressione del crimine di genocidio". Questo articolo è apparso per la prima volta durante la Seconda guerra mondiale nel numero di aprile 1945 di FREE WORLD. 

"UNO dei grandi errori del 1918 è stato quello di risparmiare la vita civile dei Paesi nemici, perché noi tedeschi dobbiamo essere in termini di numeri sempre almeno il doppio dei popoli dei Paesi contigui. Siamo quindi costretti a distruggere almeno un terzo dei loro abitanti. L'unico mezzo per farlo consiste nella denutrizione organizzata, che in questo caso si rivela migliore delle mitragliatrici".

Queste le parole del Maresciallo Von Rundstedt nel rivolgersi all'Accademia della Guerra del Reich a Berlino nel 1943. Scimmiottava semplicemente il Fuhrer che aveva dichiarato: "L'istinto naturale impone a tutti gli esseri umani viventi non solo di conquistare i loro nemici, ma anche di distruggerli. Un tempo era prerogativa del vincitore distruggere tribù, popoli interi".

Hitler aveva ragione. Il crimine del Reich nello sterminare volutamente e deliberatamente interi popoli non è del tutto nuovo nel mondo. È nuovo solo nel mondo civilizzato che siamo giunti a concepire. È così nuovo nelle tradizioni dell'uomo civilizzato che non esiste un termine che lo definisca.

È per questo motivo che mi sono preso la libertà d’inventare la parola "genocidio". Questo termine deriva dalla parola greca ghénos, che significa tribù o razza, e dal latino caedo, che significa uccidere. Il genocidio deve tragicamente trovare posto nel dizionario del futuro accanto ad altre parole tragiche come omicidio e infanticidio. Come suggerito da Von Rundstedt, il termine non significa necessariamente uccisione di massa, ma questa può essere una delle sue accezioni. Più spesso, si riferisce a un piano coordinato volto alla distruzione delle fondamenta essenziali della vita dei gruppi nazionali, affinché tali gruppi avvizziscano e muoiano come piante colpite dalla ruggine. Il fine può essere raggiunto mediante la disintegrazione forzata delle istituzioni politiche e sociali, della cultura del popolo, della sua lingua, dei suoi sentimenti nazionali e della sua religione. Può essere raggiunto cancellando ogni base di sicurezza personale, libertà, salute e dignità. Quando questi mezzi falliscono, la mitragliatrice può sempre essere utilizzata come ultima spiaggia. Il genocidio viene perpetrato contro un gruppo nazionale come entità e l'attacco alle persone è solo secondario all'annientamento del gruppo nazionale cui appartengono.

Termini come "denazionalizzazione" o "germanizzazione", utilizzati sinora, non trasmettono adeguatamente la piena forza del nuovo fenomeno del genocidio. Denotano soltanto la sostituzione del modello nazionale dell'oppressore al modello nazionale originale, ma non la distruzione della struttura biologica e fisica del gruppo oppresso.

Filosofia del genocidio

LA GERMANIA ha trasformato un'antica barbarie in un principio di governo nobilitando il genocidio a scopo sacro del popolo tedesco. Il nazionalsocialismo è la dottrina della superiorità biologica del popolo tedesco. Molto prima della guerra, i leader nazisti annunciavano senza vergogna al mondo e propagandavano agli stessi tedeschi il programma di genocidio che avevano elaborato. Come Hitler e Von Rundstedt, il filosofo ufficiale nazista Alfred Rosenberg dichiarò: "La storia e la missione del futuro non consistono più nella lotta di una classe contro un’altra classe, nella lotta del dogma della chiesa contro il dogma, ma nello scontro tra sangue e sangue, razza e razza, popolo e popolo". Mentre la macchina da guerra tedesca metteva sempre più nazioni sconfitte sotto il pieno controllo delle autorità naziste, le loro popolazioni civili si trovarono esposte all'applicazione sanguinaria e metodica del programma tedesco di genocidio.

Una gerarchia di valori razziali determinò il destino finale dei numerosi popoli che caddero sotto il dominio tedesco. Gli ebrei dovevano essere completamente annientati. I polacchi, gli sloveni, i cechi, i russi e tutti gli altri popoli slavi inferiori dovevano essere tenuti ai livelli sociali più bassi. A coloro che venivano considerati imparentati per sangue, come olandesi, norvegesi, alsaziani e altri doveva essere offerta l'alternativa di entrare nella comunità tedesca sposando il "germanesimo" o di condividere il destino dei popoli inferiori.

Tecniche del genocidio

Tutti gli aspetti riguardanti la nazione finirono nel mirino degli attacchi della politica genocida.

POLITICA

Si voleva indebolire la coesione politica dei Paesi conquistati dividendoli in zone più o meno autosufficienti ed ermeticamente chiuse, come nelle quattro zone della Francia, le dieci zone della Jugoslavia, le cinque zone della Grecia; dividendo i loro territori per creare Stati fantoccio, come la Croazia e la Slovacchia; staccando territori da annettere al Grande Reich, come avvenne con la Polonia occidentale, l'Alsazia-Lorena, il Lussemburgo, la Slovenia. Vennero creati confini artificiali per impedire la comunicazione e l'assistenza reciproca dei gruppi nazionali coinvolti.

Nelle aree annesse ai territori occidentali, Lussemburgo, Alsazia-Lorena, Eupen, Malmedy, Moresnet, le amministrazioni locali furono sostituite dall'organizzazione amministrativa tedesca. Il sistema giuridico venne ripreso dal modello tedesco. I commissari speciali per il rafforzamento del germanesimo, collegati a ogni amministrazione, coordinavano le attività destinate a favorire e promuovere il germanesimo. Erano supportati da abitanti locali di origine tedesca. Questi, debitamente registrati e accreditati, fungevano da nucleo del germanesimo e godevano di privilegi speciali per quanto riguardava le razioni di cibo, il lavoro e la posizione.

La fedeltà alle nazioni venne compromessa mediante la creazione di governi fantoccio, come in Grecia, Norvegia e Francia, e sostenendo i partiti nazisti nazionali. Se il popolo, come i polacchi, non riusciva a raggiungere la dignità di abbracciare il germanesimo, veniva espulso dalla zona e il rispettivo territorio (la Polonia occidentale) doveva essere germanizzato tramite la colonizzazione.

SOCIALE

La struttura sociale di una nazione è fondamentale per il suo sviluppo nazionale. L'occupante tedesco si sforzava dunque di apportare cambiamenti che minassero le risorse spirituali nazionali. Il punto focale di questo attacco è stata l'intellighenzia, perché è in questo gruppo che si ritrova ampiamente la leadership. In Polonia e Slovenia gli intellettuali e il clero furono in gran parte assassinati o costretti ai lavori forzati in Germania. Gli intellettuali e la resistenza di tutti i Paesi occupati furono marchiati per l'esecuzione. Vennero inoltre uccisi circa 23.000 olandesi imparentati per sangue, la maggior parte dei quali membri di spicco delle loro comunità.

CULTURALE

I tedeschi cercarono di cancellare ogni richiamo ai modelli culturali precedenti. Nelle aree annesse, la lingua locale, i nomi dei luoghi, i nomi delle persone, i cartelli pubblici e le scritte furono sostituiti con scritte in tedesco. Il tedesco doveva essere la lingua dei tribunali, delle scuole, dello Stato e della strada. In Alsazia-Lorena e in Lussemburgo, non era neppure consentito lo studio della lingua francese alle scuole elementari. La funzione delle scuole era quella di preservare e rafforzare il nazismo. C’era obbligo di frequenza di una scuola tedesca per tutte le classi elementari e per tre anni di scuola secondaria.

In Polonia, sebbene i polacchi potessero ricevere una formazione professionale, veniva negata loro qualsiasi formazione nelle arti liberali, poiché ciò avrebbe potuto stimolare un pensiero nazionale indipendente. Per proibire l'espressione artistica di una cultura nazionale, furono stabiliti controlli severi. Non solo la radio, la stampa e le città venivano sorvegliate attentamente, addirittura ogni pittore, musicista, architetto, scultore, scrittore, attore e produttore teatrale doveva richiedere una licenza per proseguire con la rispettiva attività artistica.

RELIGIOSA

Ovunque la religione influisse in modo significativo sulla vita nazionale, il potere spirituale della Chiesa venne minato mediante vari mezzi. In Lussemburgo i ragazzi al di sopra dei 14 anni vennero tutelati per legge dalle critiche in caso di rinuncia alla propria affiliazione religiosa per aderire a organizzazioni giovanili naziste. Nello Stato fantoccio della Croazia venne creata per i Serbi una chiesa ortodossa indipendente, dominata però dai tedeschi, al fine di distruggere per sempre i legami spirituali con il Patriarca di Belgrado. Con la violenza e precisione riservate ai polacchi e agli ebrei, le proprietà della chiesa polacca vennero saccheggiate e depredate e il clero venne sottoposto a continue persecuzioni.

MORALE

Mentre l’influenza religiosa veniva sistematicamente minata, vennero messe in atto disposizioni volte a svilire moralmente i gruppi nazionali. Ai polacchi vennero imposti pubblicazioni e film pornografici. L'alcool rimase a buon mercato sebbene gli alimenti divenissero sempre più cari e i contadini furono legalmente obbligati ad accettare alcolici in cambio di prodotti agricoli. Anche se la legge polacca proibiva le case da gioco, le autorità tedesche non solo le autorizzarono, allentarono anche l'altrimenti severa legge del coprifuoco.

ECONOMICA

Lo scopo genocida di distruggere o deteriorare le fondamenta economiche dei gruppi nazionali era quello di ridurre il tenore di vita e acuire la lotta per l'esistenza, affinché non rimanessero energie da dedicare a una vita culturale o nazionale. Gli ebrei furono immediatamente privati dei mezzi elementari dell'esistenza mediante l'esproprio e il divieto del diritto al lavoro. Le proprietà polacche nella Polonia occidentale annessa furono confiscate e ai polacchi vennero negate le licenze per esercitare mestieri o attività artigianali, riservando così il commercio ai tedeschi. La Cassa di Risparmio Postale nella Polonia occidentale, rilevata dalle autorità dell’occupazione, assicurò la superiorità finanziaria dei tedeschi rimborsando i depositi solo ai tedeschi certificati. In Slovenia vennero sciolte le cooperative finanziarie e le associazioni agricole. Tra i popoli consanguinei (lussemburghesi, alsaziani), l'accettazione del germanesimo era il parametro in base al quale veniva determinata la partecipazione alla vita economica.

BIOLOGICA

La politica genocida aveva obiettivi tanto lungimiranti quanto immediati. Da un lato sosteneva l’incremento della natalità, legittima o illegittima, all'interno della Germania e tra i Volksdeutsche nei Paesi occupati. Venivano offerti sussidi per i figli nati da militari tedeschi e donne di sangue affine, come olandesi e norvegesi. D'altro canto, veniva utilizzato qualsiasi mezzo per ridurre il tasso di natalità fra le "razze inferiori". Milioni di prigionieri di guerra e uomini costretti ai lavori forzati di tutti i Paesi europei conquistati vennero tenuti lontani dalle rispettive mogli. I polacchi nella Polonia annessa venivano ostacolati se cercavano di sposarsi tra di loro. La denutrizione cronica, creata deliberatamente dall’occupazione, tendeva non soltanto a scoraggiare la natalità ma anche a incrementare la mortalità infantile. Le generazioni future in Europa vennero quindi pianificate per essere prevalentemente di sangue tedesco, in grado di sopraffare tutte le altre razze in base al loro numero.

FISICA

La tecnica più diretta e drastica fra quelle utilizzate nell’ambito del genocidio è semplicemente l'omicidio. Può essere il lento e scientifico assassinio, facendo morire di fame le masse, oppure il rapido ma non meno scientifico assassinio per sterminio di massa in camere a gas, esecuzione sommaria o esposizione a malattie e sfinimento. Le razioni di cibo in tutto il territorio sotto il dominio tedesco furono stabilite in base ai principi razziali e nel 1943 variavano dal 93% della dieta prebellica per gli abitanti tedeschi al 20% della dieta prebellica per la popolazione ebraica. Una scala accuratamente graduata consentiva razioni proteiche del 97 percento ai tedeschi, del 95 percento agli olandesi, del 71 percento ai francesi, del 38 percento ai greci e del 20 percento agli ebrei. Per i grassi, dove c'era maggior carenza, le razioni erano del 77 percento per i tedeschi, del 65 percento per gli olandesi, del 40 percento per i francesi e dello 0,32 percento per gli ebrei. Venivano create particolari carenze vitaminiche su base scientifica.

L'aumento del tasso di mortalità fra i vari gruppi rispecchia questo programma alimentare. Il tasso di mortalità nei Paesi Bassi era del 10 per mille; in Belgio del 14 per mille; in Boemia e Moravia del 13,4 per mille. La mortalità a Varsavia era di 2.160 ariani nel settembre 1941 rispetto agli 800 nel settembre 1938 e di 7.000 ebrei nel settembre 1941 rispetto ai 306 nel settembre 1938.

In inverno, esigenze di base quali vestiti caldi, coperte e legna da ardere vennero negate o requisite a polacchi ed ebrei. A partire dall'inverno 1940-1941, gli ebrei del ghetto di Varsavia non ricevettero alcun carburante. Anche l'aria pulita di Dio fu negata - agli ebrei nei ghetti sovraffollati fu proibito l'uso dei parchi pubblici. L'autorevole rapporto del War Refugee Board pubblicato nel novembre 1944 e le nuove prove schiaccianti che emergono quotidianamente in merito alle brutali uccisioni di massa verificatesi in famigerati "campi di sterminio" come Maidanek e Oswiecim bastano a illustrare la portata del programma tedesco.

Solo a Birkenau, fra l'aprile 1942 e l'aprile 1944 morirono nelle camere a gas circa 1.765.000 ebrei. Circa 5.600.000 ebrei e 2.000.000 di polacchi furono assassinati o morirono a causa delle politiche di sterminio. Vennero sterminate intere comunità. Si stima, per esempio, che dei 140.000 ebrei olandesi che vivevano nei Paesi Bassi prima dell'occupazione, solo circa 7.000 sono ancora vivi, mentre il resto venne trasferito in Polonia per essere ucciso.

Implicazioni internazionali

PERCHÉ il genocidio dovrebbe essere riconosciuto come problema internazionale? Perché non trattarlo come un problema interno di ogni Paese, se commesso in tempi di pace, o come un problema fra belligeranti, se commesso in tempi di guerra?

Le pratiche del genocidio colpiscono ovunque gli interessi vitali di tutti i popoli civilizzati. Le sue conseguenze non possono essere né isolate né localizzate. Tollerare il genocidio è un'ammissione del principio secondo cui un gruppo nazionale ha il diritto di attaccarne un altro a causa della sua presunta superiorità razziale. Tale principio esorta a espandere tali pratiche al di là dei confini dello Stato colpevole e questo significa guerre di aggressione.

La malattia della criminalità, se non tenuta sotto controllo, è contagiosa. In tutti i Paesi esistono minoranze di qualche tipo, tutelate dall'ordine costituzionale dello Stato. Se viene tollerata ovunque la persecuzione di qualsiasi minoranza da parte di un Paese qualsiasi, possono essere minate le basi morali e giuridiche stesse del governo costituzionale.

Gli scambi internazionali dipendono dalla fiducia nella capacità di coloro che partecipano allo scambio di beni di adempiere ai loro obblighi. Confische arbitrarie e sommarie delle proprietà e dei diritti economici di interi gruppi di cittadini di uno Stato li privano della possibilità di adempiere ai loro obblighi nei confronti dei cittadini di altri Stati, che vengono in tal modo penalizzati.

Si crea una fonte di attrito internazionale a causa della privazione unilaterale dei diritti dei cittadini e persino dell'espulsione di interi gruppi minoritari verso altri Paesi. L'espulsione di residenti rispettosi della legge dalla Germania prima di questa guerra ha creato attrito con i Paesi vicini in cui sono state espulse queste persone. Inoltre, le persecuzioni di massa costringono alla fuga di massa. È così che la normale migrazione tra Paesi assume dimensioni patologiche.

Il nostro intero patrimonio culturale è un prodotto del contributo di tutti i popoli. Possiamo capirlo meglio se ci rendiamo conto di quanto sarebbe impoverita la nostra cultura se i cosiddetti popoli inferiori condannati dalla Germania, come gli ebrei, non avessero potuto creare la Bibbia o dare alla luce un Einstein, uno Spinosa; se i polacchi non avessero avuto la possibilità di dare al mondo un Copernico, uno Chopin, una Curie, i cechi un Huss e uno Dvorak; i greci un Platone e un Socrate; i russi, un Tolstoj e un Šostakóvič.

Tutele e risarcimenti

Il significato di una politica del genocidio per l’assetto mondiale e per la cultura umana è così rilevante da rendere indispensabile l'elaborazione di un sistema di tutele. Il principio della tutela internazionale delle minoranze è stato proclamato dai trattati sulle minoranze post-Versailles.

Questi trattati, tuttavia, non erano adatti perché limitati a pochi Paesi di recente creazione. Vennero stabiliti principalmente con lo scopo di tutelare i diritti politici e civili, e non la struttura biologica dei gruppi coinvolti; il meccanismo di applicazione di tali diritti politici era incompleto, come quello della Società delle Nazioni.

In tali condizioni, la politica del genocidio avviata dalla Germania nei confronti dei propri cittadini ebrei nel 1933 fu considerata un problema interno che lo Stato tedesco, come potenza sovrana, doveva gestire senza interferenze da parte di altri Stati.

Sebbene le Norme dell'Aia riguardassero la tutela dei civili sotto il controllo degli occupanti militari, non avevano previsto tutti i metodi ingegnosi e scientifici sviluppati dalla Germania in questa guerra.

Il genocidio è un fenomeno troppo disastroso per essere relegato a una regolamentazione frammentaria. Deve sussistere un meccanismo di cooperazione internazionale adeguato per punire i colpevoli.

Il crimine di genocidio presenta le caratteristiche seguenti:

  • L'intento dei colpevoli è quello di distruggere o umiliare un intero gruppo nazionale, religioso o razziale attaccando i singoli membri di tale gruppo.
  • Questo attacco è una seria minaccia alla vita, alla libertà, alla salute, all'esistenza economica o a tutti questi fattori.
  • I perpetratori possono essere rappresentanti dello Stato o di gruppi politici o sociali organizzati.
  • La responsabilità dovrebbe ricadere sugli individui, siano essi coloro che impartiscono gli ordini, oppure coloro che li eseguono.
  • Al perpetratore dovrebbe essere preclusa la possibilità d’invocare a propria difesa la tesi secondo cui ha agito in base alla legge del proprio Paese, poiché gli atti di genocidio dovrebbero essere dichiarati contrari al diritto e alla morale internazionale.
  • Poiché le conseguenze del genocidio sono internazionali a livello di implicazioni, la repressione del genocidio dovrebbe essere internazionalizzata. Il colpevole dovrebbe essere responsabile non solo nel Paese in cui è stato commesso il crimine, ma anche nel Paese in cui potrebbe essere arrestato. Il Paese in cui viene trovato può processarlo o estradarlo.
  • Dal momento che un Paese che porta avanti una politica del genocidio non può essere considerato affidabile per processare i propri colpevoli, tali perpetratori dovrebbero essere processati di fronte a un tribunale internazionale. Dovrebbe in ultima istanza essere istituita una camera speciale nel quadro della Corte Internazionale di Giustizia.
  • Il crimine di genocidio dovrebbe essere trasposto nei codici penali di tutti gli Stati tramite trattato internazionale, dando loro una base legale per poter agire.
  • Si propone inoltre di modificare le Norme dell'Aia per estendere alle nazioni prigioniere i controlli sul trattamento dei prigionieri di guerra previsti dalla Convenzione del luglio 1929. I tentativi di salvare o alleviare le sofferenze delle nazioni prigioniere sono stati ostacolati dalla mancanza di informazioni precise.

La Germania ci ha ricordato che la nostra scienza e la nostra civiltà non hanno soppresso la barbarie dall'animale umano. L'hanno semplicemente armata con strumenti più efficaci. Dobbiamo fare appello alle risorse di tutte le nostre istituzioni sociali e giuridiche per tutelare la nostra civiltà dal violento attacco di questa barbarie selvaggia nelle generazioni a venire.

Traduzione a cura di Valentina Gianoli

Raphael Lemkin, giurista che ha formulato la definizione di genocidio

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