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Ghonceh Ghavami, una condanna politica

di Farian Sabahi

Ancora una volta i diritti delle donne sono barometro della democrazia. Ieri a Teheran la venticinquenne anglo-iraniana Ghonceh Ghavami è stata condannata a un anno di carcere per aver cercato di assistere a una partita dei mondiali di pallavolo maschile, in cui la nazionale iraniana affrontava la squadra italiana nello stadio Azadi della capitale Teheran. 

Dalla Rivoluzione islamica del 1979 le iraniane non possono andare allo stadio, e nel 2012 il divieto è stato esteso alle partite di pallavolo maschile. Il motivo? Proteggere le donne dalla volgarità di certi ambienti sportivi maschili.
In Iran il dibattito sull'ingresso delle donne allo stadio è vivace. Nel 2006 il regista Jafar Panahi (condannato nel dicembre 2010 a sei anni di reclusione) aveva dedicato la pellicola Offside a questo tema controverso, vincendo l'Orso d'argento al Festival di Berlino. 

Quella inflitta a Ghonceh Ghavami è in realtà una condanna politica, che ha poco a che vedere con lo sport. È il colpo di coda dei falchi, contrariati dalle aperture del presidente moderato Rohani. È il segno di un giro di vite nei confronti della società civile, come l'impiccagione di Reyhaneh Jabbari domenica 26 ottobre e gli arresti di giornalisti e fotografi colpevoli di aver ritratto le donne ustionate con l'acido nella città di Isfahan. La condanna a Ghonceh ha una valenza politica e infatti, secondo il suo avvocato Alizadeh Tabatabai, la giovane donna è stata ritenuta colpevole di “diffusione di propaganda contro il regime”. 

Laureata in Giurisprudenza a Londra, Ghonceh era andata a Teheran per un programma di alfabetizzazione dei ragazzi di strada. Il 20 giugno era stata arrestata insieme ad altre donne mentre cercavano di intrufolarsi allo stadio. Sono state picchiate, e poi rilasciate. La giovane donna è tornata in carcere a prendere i suoi effetti personali. In quel momento qualcuno si è accorto che Ghonceh ha doppia cittadinanza, iraniana e britannica, ed è scattata l'accusa di spionaggio: è stata messa in cella d'isolamento per 41 giorni. 

Due settimane di sciopero della fame, 700mila le firme raccolte da una petizione on-line. La Repubblica islamica non riconosce la doppia cittadinanza, per il Foreign Office intervenire è complicato. Troppo spesso giovani come Ghonceh sono utilizzati come pedine, per fare pressione. In questo caso nei confronti di Londra, che partecipa ai delicati negoziati sul nucleare che scadono il 24 novembre. Senza dimenticare che il 29 novembre ricorre il terzo anniversario dell'attacco all'ambasciata britannica di Teheran, che resta ancora chiusa.
Come Reyhaneh Jabbari, anche Ghonceh Ghavami è vittima di un sistema giudiziario (a dir poco) imperfetto e, al tempo stesso, dei falchi di Teheran in lotta costante con i moderati. Una lotta che ha portato il parlamento dominato dall'ala radicale a bocciare, per la terza volta consecutiva, il ministro per la scienza e l'istruzione superiore (e quindi delle università) proposto dal presidente Rohani. Il candidato Mahmoud Nili-Ahmadabadi è stato ritenuto colpevole di non aver preso le distanze dal movimento d'opposizione che nel 2009 era sceso in strada, in occasione della rielezione del presidente conservatore Mahmoud Ahmadinejad. Colpevole (per i falchi di Teheran) come il suo predecessore Reza Faraji-Dana che ad agosto aveva permesso il ritorno nelle aule degli studenti coinvolti nelle proteste del 2009.

L'articolo è comparso su Io Donna il 3 novembre 2014

Farian Sabahi è scrittrice, giornalista e docente universitaria specializzata sul Medio Oriente e in particolare su Iran e Yemen. È autrice di "Il mio esilio. Shirin Ebadi con Farian Sabahi", uscito a marzo 2014 per Feltrinelli in digitale, in uscita per Mimesis in formato cartaceo, e "Noi donne di Teheran" (Mimesis Editore)

Farian Sabahi, scrittrice

Analisi di

3 novembre 2014

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