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Giornata della Memoria: perché ciascuno di noi può essere un Giusto contro il Male

Gabriele Nissim per Buone Notizie del Corriere della Sera (22 gennaio 2022)

Non c’è altra responsabilità possibile verso le vittime se non quella di raddrizzare il nostro mondo, come dice l’espressione ebraica Tikkun Olam. È l’invito a «non voltare la testa dall’altra parte» il messaggio che ci viene dai Giardini dei Giusti in occasione della Giornata della Memoria dalle Shoah che si celebra giovedì 27 gennaio

«Se troverò un tedesco buono mi prenderò cura di lui e avrò ancora fiducia nell’umanità e in un mondo senza odio». Così scrisse Etty Hillesum nei suoi diari, prima di venire deportata ad Auschwitz. E il tedesco buono lo trovò Moshe Bejski a Cracovia, quando fu salvato da Oskar Schindler nella sua fabbrica assieme ad altri 1200 prigionieri. Da quella vicenda è nato il Giardino dei giusti di Gerusalemme, perché il giudice della Corte costituzionale israeliana Moshe Bejski volle ricercare tutti coloro che non avevano voltato la testa dall’altra parte ed erano andati in soccorso degli ebrei. Piantare un albero in loro onore non fu soltanto un atto di gratitudine, ma un messaggio morale di grandi implicazioni. Significava che tutti avevano la possibilità di scegliere di fronte al nazismo, ma pochi avevano sentito la voce della loro coscienza.

Con quel giardino si coglieva il senso fondamentale (ma anche scomodo) della Giornata della memoria della Shoah che viene ricordata in molti, ma non ancora in tutti i Paesi del mondo. Ciò che era accaduto era dipeso dall’indifferenza degli uomini, perché chi aveva provato ad aiutare gli ebrei era riuscito nel suo piccolo a diventare un argine nei confronti del nazismo. Era quindi possibile salvare, non era un male ineluttabile come l’eruzione vulcanica del Vesuvio di cui fu tragico testimone Plinio il Vecchio a Pompei. Con questa stessa filosofia Gariwo ha dato vita con il Comune di Milano, quasi 20 anni fa, al Giardino dei giusti sul Monte Stella, con l’intento di mostrare che ieri come oggi ogni essere umano, se ci mette la faccia, il coraggio, la determinazione, ha la possibilità di fermare non solo un genocidio ma ogni forma di odio, di prevaricazione verso qualsiasi essere umano, ebreo e non ebreo, che si mostri nella società.

Dopo la Shoah per merito di Raphael Lemkin, un giurista ebreo polacco, sfuggito allo sterminio che aveva colpito tutta la sua famiglia, le Nazioni Unite approvarono nel 1947 una risoluzione che per la prima volta nella storia dell’umanità chiamava le nazioni a prevenire i genocidi. Lemkin non solo aveva inventato la parola genocidio, un ibrido dal greco genos (stirpe) e dal latino -cidium (da caedere = tagliare, uccidere), ma aveva chiamato il mondo intero a unirsi contro ogni forma di male estremo, come appunto era stata la Shoah. I Giardini dei giusti che da Milano si sono poi costruiti in ben centocinquanta città d’Italia e d’Europa e che hanno portato per opera del sindaco di Milano Gabriele Albertini e del compianto presidente del parlamento europeo David Sassoli a istituire la Giornata europea dei giusti del 6 marzo, in ricordo della grande intuizione di Moshe Bejski, morto in quella data nel 2007, hanno proprio la funzione culturale di ricordare come la memoria abbia un senso, come aveva capito Lemkin, solo se il suo fine è quello della prevenzione del male nel tempo in cui viviamo. Non c’è altra responsabilità possibile verso le vittime, se non quella di raddrizzare il nostro mondo, come dice l’espressione ebraica Tikkun Olam.

Ricordando i nomi e le storie delle persone che ovunque hanno difeso la dignità dell’uomo si può trasmettere un messaggio di speranza, anche dall’esperienza più tragica del Novecento. Ogni essere umano ha la possibilità di diventare arbitro del proprio destino e di diventare una diga contro il male. Per questo invitiamo la società non solo a visitare i Giardini dei giusti questo giovedì, 27 gennaio, Giornata della memoria, ma ad aiutarci a scoprire con noi tutte le storie dei giusti dimenticate e a riportarle alla ribalta per mostrare che il nuovo comandamento “non commettere un genocidio” può segnare il nostro futuro di esseri umani in un pianeta sempre pericoloso. Il “mai più” così non è più retorica, ma una possibilità concreta alla portata di tutti.

Gabriele Nissim

Analisi di

25 gennaio 2022

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