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Guerra e cessate il fuoco in Nagorno Karabagh

di Pietro Kuciukian

Le bandiere di Armenia e Nagorno Karabakh

Le bandiere di Armenia e Nagorno Karabakh

Le regioni del Nakhicevan e del Karabagh (Artzakh, per gli armeni) hanno fatto parte dalle origini della realtà storica e culturale dell’Armenia. Ai conquistatori di turno, i popoli dell’area, opponevano una resistenza culturale forte, rafforzatasi poi con l’identità cristiana. L’Artzakh rientrava nel regno armeno di Tigrane II, con la capitale Tigranakert di cui ancora sono visibili le rovine non lontano da Agdam. Fonti antiche collocano la regione dell’Atzakh fra le dieci province del regno di Armenia dal II al IV secolo.
Fu poi la volta delle dominazioni diverse: persiani, arabi, turchi selgiuchidi, tatari, mongoli e tribù turche che impongono il nome di Karabagh (giardino nero, l’aggiunta di Nagorno significa di montagna). Segue la dominazione degli ottomani, dei persiani, dell’impero zarista, e infine dell’impero sovietico.

Dopo gli eventi complicati che seguirono la rivoluzione del 1917, di fronte ai pronunciamenti di autodeterminazione degli armeni del Karabagh, le forze azere e turche nel 1920 a Shushi sferrarono un attacco che rase al suolo la parte armena della città, provocando 20.000 morti. All’avvento della costituzione dell’URSS, il Nakhicevan e il Karabagh furono assegnati alla Repubblica socialista Sovietica dell’Armenia con il consenso della neonata Repubblica Socialista Sovietica dell’Azerbaigian. Ma dopo pochi anni, il commissario per le nazionalità Stalin, per compiacere alla neonata repubblica di Turchia, sperando che divenisse islamo-socialista, consegnò le due regioni autonome all’Azerbaigian. Fino al 1988 gli armeni delle due regioni autonome, con reiterate petizioni, chiesero la riunificazione con la R.S.S. dell’Armenia, ma senza risultato. In Nakhicevan gli armeni erano ormai quasi spariti, mentre nel Karabagh la loro presenza era ancora maggioritaria. 

Nel 1988, sull’onda della glasnost (trasparenza) e perestroika (rinnovamento) gorbacioviane, il Soviet supremo del Nagorno Karabagh vota la riunificazione con l’Armenia
C’è un fatto determinante per comprendere le cause dell’inizio delle ostilità: a Sumgait, a Baku e a Kirovabad (oggi Gangia), distanti centinaia di chilometri dal Karabagh, gli azeri organizzarono dei pogrom spietati contro la popolazione armena locale, che nulla aveva a che fare con le rivendicazioni degli armeni del Karabagh. Ne seguì un esodo di armeni dall’Azerbaigian all’Armenia e un controesodo di azeri dall’Armenia all’Azerbaigian. Nel 1990 (3 aprile, Registro del Congresso del Popolo dell’URSS e Soviet Supremo n° 13, p.252) l’URSS emanò una legge che permetteva alle regioni autonome di staccarsi da una Repubblica qualora questa si fosse precedentemente staccata dall’URSS in base al diritto all’autodeterminazione dei popoli. Così il 30 agosto del 1991 il Soviet dell’Azerbaigian vota per l’indipendenza dall’URSS, e il 2 settembre il Soviet regionale e i Soviet distrettuali del Karabagh votano l’indipendenza dall’Azerbaigian e proclamano la nascita della Repubblica del Karabagh Montano (NKR). Il 21 settembre del 1991 anche l’Armenia dichiara la propria indipendenza e il 10 dicembre un referendum nel Nagorno Karabagh convalida la decisione dell’indipendenza con il 98% di voti favorevoli. Il 26 dicembre l’Unione Sovietica si dissolse. L’Azerbaigian non accettò l’esito del referendum e tolse al Karabagh lo status di autonomia.

Fu l’inizio di una guerra, che terminò nel 1994 con una tregua, la vittoria degli armeni del Karabagh e la conquista di regioni cuscinetto situate al di fuori dell’Alto Karabagh. La CSCE, Conferenza per la Sicurezza e la Cooperazione in Europa, sorta nel 1973 per tentare di riprendere il dialogo tra est e ovest, diventata poi negli anni Novanta OSCE, Organizzazione per la Sicurezza e la Cooperazione in Europa, fu incaricata di condurre trattative di pace attraverso il gruppo Minsk, composto da Russia, Francia e Stati Uniti. L’Italia presiedette il gruppo per due anni senza però poter raggiungere un accordo. Da allora continui attacchi delle forze azere ai confini del Karabagh difesi dagli armeni hanno fatto vittime fra i belligeranti. Colloqui annuali fra le parti non diedero alcun risultato, fino ai nostri giorni. Il governo dell’Azerbaigian, convinto che la diplomazia non potesse concludere la pace, ha scatenato nel mese di ottobre del 2020 la guerra preparata con grande anticipo, appoggiato dalla Turchia e dai mercenari dell’ISIS: una popolazione di 90 milioni contro una di 3 milioni. La conclusione è stata la tragica sconfitta degli armeni del Karabagh e la firma di un cessate il fuoco fra i governi di Armenia, Azerbaigian e Russia, con esclusione dell’unico organismo internazionalmente autorizzato, il gruppo Minsk dell’ OSCE.
Il Karabagh è ridotto ad un terzo del precedente territorio, l’armata russa presidia i suoi confini e il corridoio che lo congiunge all’Armenia. All’Azerbaigian è concesso un corridoio attraverso l’Armenia, a Meghri, che congiunge il Nakhicevan con l’Azerbaigian. Il vecchio sogno panturco dell’inizio del XX secolo di arrivare fino in Cina si potrà così forse realizzare, anche perché il previdente Mustafa Kemal Ataturk, usando il suo patrimonio personale, aveva acquistato dall’Iran nel 1937 una striscia di terra di 8 chilometri che separava la Turchia dal Nakhicevan. La Turchia chiede con insistenza di essere presente militarmene in Azerbaigian, la Russia invia ulteriori rinforzi in Karabagh. Un grande imprevedibile gioco geopolitico sta per iniziare all’ombra del petrolio, del gas e di controlli territoriali.
Gli Stati Uniti guardano, l’Europa è silente, la Cina attende. Una guerra dimenticata in cui il diritto dei più deboli ha perso.

Pietro Kuciukian, Console onorario della Repubblica d'Armenia in Italia

Analisi di Pietro Kuciukian, Console onorario della Repubblica d'Armenia in Italia

25 novembre 2020

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