Gariwo: la foresta dei Giusti

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​I Giusti del nostro tempo, la grande sfida di Gariwo

Di Gabriele Nissim

Il cippo all'ingresso del Giardino di Milano

Il cippo all'ingresso del Giardino di Milano

Il Giardino dei Giusti di Milano lancia un messaggio morale all’Europa: la politica dell’accoglienza, assieme ad un piano globale per il sostegno economico ai Paesi africani - da cui provengono la maggioranza dei migranti sulle nostre coste -, può segnare il futuro politico della comunità.

Se i Paesi dell’Europa centro orientale continueranno in una odiosa politica di rigetto, con la costruzione di muri alle loro frontiere, mentre altri, come la stessa Francia di Macron, si ostineranno a sostenere che i rifugiati economici non meritano la nostra solidarietà e devono essere riportati a casa loro - senza proporre nulla per il sostegno alle popolazioni dei Paesi in sofferenza per le carestie e gli effetti dei cambiamenti climatici -, è prevedibile che nei prossimi anni l’Europa vedrà crescere nuovi conflitti tra i singoli Stati sulla destinazione dei migranti, assieme a ondate xenofobe che alimenteranno le campagne dei partiti populisti e antieuropei.

Per questo motivo l’Associazione per il Giardino dei Giusti di Milano, di cui il sindaco Giuseppe Sala è presidente, ha proposto di onorare per la prossima Giornata europea dei Giusti il console cinese a Vienna Ho Feng Shan e lo yazida Shero Hammo - due figure che in controtendenza aiutarono gli ebrei e gli armeni - assieme a chi oggi a Lampedusa e nell’isola greca di Lesbo si è prodigato per salvare e aiutare migliaia di profughi abbandonati dagli scafisti nei pressi delle loro coste. Tra i tanti meritevoli sono stati scelti il pescatore italiano Costantino Baratta e l’albergatrice greca Daphne Troumponis.

Il parallelo con la situazione attuale di due epoche tragiche, che segnarono l’abbandono degli armeni durante la Prima guerra mondiale e quello catastrofico, durante gli anni del nazismo, che portò alla distruzione delle comunità ebraiche, non ha nulla di casuale.
L’indifferenza di ieri nei confronti di chi veniva perseguitato e messo all’indice dalle leggi razziali approvate non solo in Germania, ma nei Paesi dell’Europa centro orientale - dall’Austria, all’Ungheria, alla Romania -, si ripete oggi nei confronti dei migranti non solo negli stessi Paesi che assecondarono il nazismo, e rischia così di segnare nella storia europea un nuovo fallimento politico e morale.

Come è avvenuto nel passato è sempre la paura irrazionale che alimenta i sentimenti peggiori nei confronti delle minoranze. Due sono oggi sono le caratteristiche dell’inquietudine che attraversa l’Europa e il nostro Paese. Da un lato la gente teme che con l’arrivo dei migranti si innesti un’“invasione” incontrollata. Molte persone si fanno prendere da questa fobia perché non vedono nessuna strategia complessiva da parte dell’Europa che affronti in modo globale il problema dell’immigrazione.
“Perché dobbiamo accoglierli noi, quando gli altri in Europa non li vogliono”, è il ritornello che si sente spesso ripetere dalle nostre parti e alimenta la fuga dalle responsabilità. E poi c’è il grande timore dell’Islam e del terrorismo fondamentalista, che porta a vedere in ogni migrante musulmano una possibile pedina di un attentato.

Per rispondere a queste paure Gariwo e il Giardino dei Giusti di Milano hanno lanciato una esperienza unica in Europa: promuovere come esempi morali quelli che possiamo definire come i Giusti del nostro tempo.

Raccontando le storie di chi salva le vite in mare e costruisce progetti di integrazione e di accoglienza si può creare un movimento di emulazione del Bene che può scuotere le coscienze degli indifferenti, come scriveva Baruch Spinoza nel suo grande testo sull’Etica. L’esempio concreto degli uomini virtuosi mette in grave difficoltà i nuovi razzisti più di tante prediche. Ancora più importante è la conoscenza dei musulmani che sono in prima linea contro il terrorismo fondamentalista. Promuovendo come eroi del nostro tempo Lassana Bathily, il giovane maliano che si prodigò per salvare gli ebrei nel supermercato kosher durante gli attentati di Parigi, Hamadi Ben Abdesslem, la guida tunisina che salvo cinquanta italiani al Museo del Bardo, e Faraaz Hussein, il giovane che si immolò per salvare le sue amiche in un ristorante di Dacca, il Giardino di Milano ha dato non solo un grande contributo nella lotta agli stereotipi sui musulmani, ma ha incoraggiato quanti in quel mondo sono in prima linea nella lotta al terrorismo.

L’esperienza di Gariwo a Milano ha avuto un grande impatto nella politica nazionale. In questi ultimi anni sono sorti ben settanta Giardini che hanno replicato l’esperienza milanese e i cui rappresentanti si troveranno per la prima volta in un convegno a novembre per la costituzione di un network nazionale. In queste ore la Camera dei Deputati sta per approvare la legge sui Giusti e il Ministero della Pubblica Istruzione si appresta a firmare un protocollo di intesa con Gariwo per la politica di educazione civile nelle scuole italiane.

Più importante ancora è l’effetto internazionale. Milano è diventata la capitale morale della Giornata europea dei Giusti e importanti giardini sono stati inaugurati a Tunisi, a Varsavia e sono in via di realizzazione in Giordania e a Parigi. Nonostante questo successo clamoroso ci sono ancora nel mondo politico tante forze che non colgono la potenzialità del Giardino di Milano, e anche dopo la sentenza favorevole del Tar per la ristrutturazione del Giardino del Monte Stella, ci sono gruppi trasversali che pongono mille difficoltà per l’inizio dei lavori.

Analisi di Gabriele Nissim, presidente di Gariwo

26 luglio 2017

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