Gariwo: la foresta dei Giusti

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I Giusti e il coraggio di opporsi al male

di Lamberto Bertolé

Pubblichiamo di seguito l'intervento di Lamberto Bertolé, Presidente del Consiglio comunale di Milano, in occasione delle celebrazioni della Giornata europea dei Giusti a Palazzo Marino, il 6 marzo 2017

Celebriamo oggi la Giornata europea dei Giusti, istituita dal Parlamento Europeo iI 10 maggio 2012, raccogliendo la proposta di Gariwo - organizzazione che ha il grande merito di diffondere in Europa e nel mondo i valori della responsabilità, della tolleranza e della difesa della dignità umana - sostenuta da molti cittadini e associazioni. A partire dall’esempio di quegli uomini non ebrei che sono andati in soccorso degli ebrei minacciati dalla persecuzione nazista, questa Giornata intende promuovere la memoria di tutti coloro che, mettendo a rischio la propria stessa vita, si sono opposti a genocidi, totalitarismi, violenze contro la dignità umana. È un’estensione del concetto di Giusto concepito da Yad Vashem, l'Ente nazionale israeliano per la Memoria della Shoah, e dal suo promotore, Moshe Bejski. La Giornata europea viene celebrata nel giorno della sua morte, il 6 marzo.

Il principio enunciato da Yad Vashem dice che è “giusto” un uomo il quale, per aiutare un perseguitato, si assume un rischio, persino a costo della propria vita.
Seguendo la sollecitazione di Gariwo affinché ogni Paese ricordi e onori quegli uomini e quelle donne che si sono prodigati per aiutare le vittime delle persecuzioni, anche Milano, il 24 gennaio 2003, ha istituito al Monte Stella uno spazio dedicato ai Giusti, al quale si affianca ora il Giardino Virtuale dei Giusti, che abbiamo inaugurato oggi pomeriggio in Sala Alessi.

Quello dei Giusti è un esempio per noi pieno di futuro, ci dice come il mondo possa essere salvato dai gesti concreti di ogni singolo, racchiude un’idea di salvezza e di giustizia che vale per ogni tempo. Il loro coraggio è misurato dalle vite che hanno salvato e dai pericoli che hanno corso per farlo. I loro atti sono eloquenti, non hanno bisogno di essere interpretati o spiegati.

L’Olocausto resta un orrore unico nella storia dell’umanità, tuttavia i semi di odio che l’hanno provocato – nei quali l’ignoranza si mescolava alla prevaricazione e alla violenza, e l’indifferenza l’aveva vinta sulla compassione – quei semi sono ancora vivi nel nostro presente, pericolosamente pronti a riprodursi e a generare orrore, come tante vicende della nostra storia recente dimostrano.

Hanno messo radici attraverso la radicalizzazione delle diversità di cultura, di fede, di etnia. Attecchiscono laddove la società e la politica non sanno creare e favorire condizioni di esistenza che permettano una vita degna e produttiva. Ignoranza, povertà, marginalità, favoriscono la loro propagazione. Nei momenti di grande trasformazione, quando ansia e incertezza imperversano, la soluzione più semplice è quella di trovare qualcun altro cui addossare le colpe, qualcuno di diverso da stigmatizzare come causa delle proprie sofferenze e difficoltà. Questa è sempre stata l’origine delle peggiori efferatezze e crudeltà che abbiamo conosciuto.

Non solo l’antisemitismo è ancora vivo e pericoloso in tante parti del mondo, ma quello stesso germe di intolleranza e fanatismo alligna, in forme più o meno gravi, in tanti conflitti che minacciano le nostre società.
La realtà di oggi, anche e soprattutto quella della nostra città, è complessa e problematica, ma è nostra ferma convinzione che persone di diversa provenienza, fede e cultura, possono vivere e prosperare insieme.

Non possiamo coltivare l’illusione di poter eliminare del tutto odio, intolleranza, razzismo, ma seguendo l’esempio dei Giusti, dobbiamo fare tutto quello che è in nostro potere perché il male non prevalga. Abbiamo tutti una responsabilità da assolvere quando il male si manifesta all’interno delle nostre comunità. È responsabilità affidata alla volontà di ogni singolo cittadino, ma ineludibile per chiunque abbia un ruolo pubblico e politico. Quella di alimentare il dialogo e l’interazione tra le diverse culture, etnie, religioni.

La lezione dei Giusti si può riassumere in semplici domande che riguardano ogni singolo: Che posizione prendo, io? Cosa posso fare, io, perché questo non accada?
Nei momenti di massimo pericolo, nessuno si trova mai in una situazione di completa impotenza. Esiste sempre la possibilità di scegliere. Il male prospera quando si resta fermi a guardare.

Non restare indifferenti di fronte al male dell’intolleranza, è il solo modo di mostrare che abbiamo imparato la lezione del passato. Significa riconoscersi nel perseguitato e prendere le sue parti, significa far causa comune con la minoranza, con coloro che vengono messi ai margini. Significa combattere contro i nostri impulsi più oscuri, opporsi a quel male da cui nessun essere umano è completamente libero.

Una leggenda ebraica, che risale al Talmud babilonese e poi si amplia nella tradizione cabbalistica, narra di 36 Giusti su cui si reggerebbe il mondo, uomini che hanno il compito di salvaguardare la presenza del bene e intervenire quando questo risulta minacciato. Si tratterebbe, secondo la leggenda, di uomini molto umili, artigiani, operai. In incognito e sconosciuti uno all’altro, utilizzano il loro potere per salvaguardare la comunità nei momenti di massimo pericolo. È una bellissima metafora del senso della responsabilità civile, della solidarietà, del sacrificio, cui ogni uomo è chiamato. È questo il senso della memoria dei Giusti, che rilancia il valore delle loro azioni e, al contempo, chiama ogni singolo alle proprie responsabilità nei confronti del mondo e degli altri esseri umani.

Vorremmo una società in cui non fosse necessario il sacrificio che fa di un uomo un Giusto, ma fino a quando questa non esisterà, il ricordo di chi ha saputo trovare il coraggio per opporsi al male, ci aiuterà a generare tra noi il coraggio che occorre per reagire agli orrori di cui l’uomo è capace.

Ricordare l’esempio dei Giusti contribuisce alla costruzione di una memoria che alimenta democrazia, pluralismo, tolleranza, all’interno di una prospettiva che veda l’Europa come una realtà di Paesi che hanno superato i nazionalismi a favore di valori condivisi che pongono la dignità umana, la pace, la prosperità comune come fondamento delle relazioni tra i popoli. 

Analisi di Lamberto Bertolé, Presidente del Consiglio comunale di Milano

7 marzo 2017

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