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I Giusti e la gratitudine

L'intervento del Maestro Haim per "Auschwitz non finisce mai", di Gabriele Nissim

Proponiamo di seguito l’intervento di Haim Baharier che ha aperto la presentazione di "Auschwitz non finisce mai" (Rizzoli, 2022) di Gabriele Nissim, presidente di Gariwo. L'incontro si è tenuto il 9 maggio 2022 al Teatro Parenti di Milano

Sono molto emozionato, molto di più che se si trattasse di un mio opuscolo. 

Io sono qui perché ho un desiderio: legittimare l’azione lungimirante e importante dell'amico Gabriele Nissim. Legittimare dal punto di vista del pensiero ebraico, della tradizione ebraica, contrariamente a quello che si dice in giro. 

Prima di parlare dei Giusti del Mondo, perché è di loro che si tratta, vorrei citare a memoria (provo) una frase importante scritta da Gabriele e che presenta la sua opera. Lui dice così: "La memoria della Shoah non dovrebbe (tu scrivi non “deve” io dico non "dovrebbe") creare divisione tra gli ebrei e gli altri esseri umani" (aggiungo: tra il popolo di Israele e gli altri popoli che subiscono o che hanno subito la Shoah). Ecco, questa è la frase di Gabriele che riassume in realtà la sua impresa, la sua azione, la sua devozione a questa causa. E questa causa ha un nome: la gratitudine. Gabriele ha reinventato una modalità della gratitudine. E questo è estremamente importante: lo vedremo insieme adesso.

Vorrei dirvi sempre a memoria una frase di Simon Wiesenthal, che sapete tutti chi è stato. Simon scrive così: "Ogni volta che nasce un bambino ebreo, proprio perché nasce un bambino ebreo nasce un sopravvissuto. Ed è proprio per questo che questo sopravvissuto ha il dovere di esistere come un sismografo, che registra i segnali deboli che precedono le catastrofi in modo tale da poter proteggere e da poter se necessario anche coinvolgersi fisicamente". 

Io credo che non ci sia contraddizione tra quello che dice Simon Wiesenthal [e quello che dice Gabriele Nissim], perché l’essere ebreo è soltanto una modalità dell’essere umano, come altre modalità. Non si è esseri umani. Si è sempre esseri umani secondo una modalità: secondo una modalità geopolitica, psicologica, spirituale. Non esiste l’essere umano non definito, non identitario. Su questo non ci piove. E quindi si è ebreo, e quando si è ebreo si è uomo, si è essere umano in un certo modo.

Parlavamo della gratitudine e io vi parlerò della più antica opera cabalista che conosciamo che in ebraico si chiama il Sefer Yetzirah. È il libro della fabbricazione, perché la creazione Beri’ah è qualcosa che parte dal nulla e arriva all’essere e non ha tempo né luogo. La fabbricazione, insomma, è la genesi o, se volete, è la scienza moderna (è la stessa cosa). Quindi che cosa dice lo Sefer Yetzirah? Dice che il Creatore prima di creare ha creato l‘alfabeto. In particolare, ha creato l’alfabeto ebraico, perché ha delle lettere che sono dei nomi e ha eletto re la lettera צ (Tzadik). Questa lettera significa “Giusto” in ebraico. La lettera Giusto o Giusta è stata eletta quale re in assoluto. Quale è il ruolo di questa lettera? Questo libro antico dice che questa lettera deve nutrire, deve essere di nutrimento e questo caratterizza il Giusto. Il Giusto nutre, ciba, salva, e in ebraico è, come vi dicevo: צ. Insieme a questa lettera è stato creato il segno zodiacale dell’Acquario e questa lettera racconta questo segno zodiacale. Come ben sapete, l’Acquario da acqua all’umanità, quindi i Giusti danno l’acqua necessaria all’umanità. Questo per dire che lo Sefer Yetzirah non parla di ebrei o non ebrei, parla di Giusti. Parla di una lettera.

Tra l’altro, questa lettera ha una forma curiosa: è un albero. Un albero in sviluppo. E sapete come si dice “albero” in ebraico? Si dice “עץ” (Etz). è composto da due lettere: la lettera Tzadik e la lettera che significa occhio: il tuo occhio deve guardare il Giusto. Ripeto: non si tratta del Giusto che salva ebrei. Si tratta del Giusto che salva. In qualsiasi momento, in qualsiasi periodo storico, in qualsiasi circostanza. La Bibbia, nella sua versione ebraica, che è la prima, dice che l’uomo è Etz haSadeh: è un albero del campo. La differenza con gli altri alberi è che l’uomo ha le radici in cielo, mentre gli altri alberi hanno le radici in terra. Non è una piccola differenza. Tuttavia l’uomo rimane un albero e quindi come l’albero dovrebbe nutrire, cibare, provvedere alla sopravvivenza.

Andiamo avanti, e, per questo, vi chiedo un piccolo sforzo. Abbiamo parlato della gratitudine e adesso parleremo del peccato originario. Che cosa è il peccato originario? Secondo la tradizione cristiana, l’umanità se lo porta appresso e devo dire che questo [la realtà] ha molto, molto superato i limiti del mondo cristiano. Se chiediamo alla teologia cristiana che cosa è il peccato originario, che sarebbe la lordura che ci portiamo addosso, il peccato originario è il bambino che è andato a prendere un cioccolatino quando gli era stato detto di non prenderlo e che dopo dice “non l’ho preso, me lo hanno dato”. Non è possibile, non è immaginabile che sia questa la storia: è un piccolo errore, probabilmente volontario, commesso dalla cristianità. Non è affatto questo il peccato originario. 

Sapete cosa è il peccato originario? Il peccato originario avviene quando il Creatore è venuto a rifugiarsi nel Rifugio di Eden (perché è un rifugio, non è un Giardino: Gan in ebraico significa Rifugio, non è l’ Eden, bensì il rifugio che c’è nell’Eden). Allora, il Creatore passeggia nel Rifugio e chiede “Abramo dove sei?”, e Abramo risponde “Non posso farmi vedere: sono nudo”. Allora il Creatore dice “Come fai a sapere che sei nudo? Hai forse mangiato dal frutto dell’albero?” e Adamo risponde “No! Me lo ha dato Eva!”. Ecco il peccato originario! Chi era Eva? Eva era la creatura suscitata da Adamo, richiesta da Adamo, il quale aveva detto al Creatore “Io sono solo come te, ma tu ti sei costruito un universo mentre mi hai lasciato solo”. Al quel punto, il Creatore gli ha donato la compagna, ma la gratitudine dell’essere umano per questa azione benevola, per questa azione immensa per vincere la solitudine, è denunciare Eva. L’ingratitudine ce la portiamo addosso da tempi immemori. Non è aver mangiato il frutto proibito, ma il non aver saputo esprimere gratitudine a chi ti ha donato quello che tu volevi, ciò che tu chiedevi. Ecco, e io penso all’opera di Gabriele: lottare contro l’ingratitudine non è semplice, è difficile. L’ingratitudine è naturale, come Adamo: non il fatto che abbia praticato la dilazione, ma il fatto che non abbia saputo essere grato. Ecco cosa è l’ingratitudine.

Nella storia biblica si racconta di un Re Giusto: Ezechia grande Re del Regno di Giuda (dopo Salomone il Regno di Israele si è scisso in 10 e 2 tribù) e questo Re era un Re Giusto. Perché? Perché ha aiutato i suo popolo ad acculturarsi. Il Talmud dice che qualsiasi bambino nel suo Regno fosse capace di recitare il codice della legge e di discuterne. Questo Re, che viveva un tempo di assoggettamento, perché il suo regno era assoggettato all’Impero assiro, pagava le tasse all’impero, ma a un certo punto decise di non pagarle più. 

Cosa succede? Sennacherib, imperatore assiro, invade questo piccolo Regno e circonda Gerusalemme. Il Talmud, che adora le esagerazioni, dice che è arrivato con 1 miliardo e 800milioni di guerrieri. Il Re vede tutto questo dalla muraglia e il generale assiro gli dice “potrei darti 10mila cavalli se vuoi, ma non hai chi li cavalcherà”. Il Re si dirige verso il Santuario e lì prega l’Adonai e dice: “Non ho esercito, non ho niente: fai tu” e poi torna nella sua reggia, nel letto. Al mattino si sveglia e dalla sua reggia, oltre la muraglia, lungo tutte la muraglia, vede decine di migliaia di guerrieri assiri morti. Arriva da lui il profeta e dice: “hai pregato e sei stato ascoltato. Ora torna al Santuario e rivolgi qualche lode a questo Dio che ti ha protetto". Dal punto di vista storico l’imperatore Sennacherìb è tornato in Assiria ed è stato assassinato dai suoi figli, ma questa è storia. 

Secondo il Talmud, il Re ha rifiutato di esprimere gratitudine al Signore e giustifica l’azione con 3 motivazioni. Ci sono sempre buoni motivi per essere ingrati. Il primo motivo: le dici tribù sono state decimate e condotte in esilio; è lutto: non si può festeggiare, non si può lodare il Signore. Il secondo motivo: tutti sanno che il Signore è intervenuto. Questo è il motivo che adduciamo quando tutti diciamo che sappiamo che il Giusto ci ha aiutati, lo ringraziamo e ce ne andiamo: amici come prima! Il terzo motivo, che sembra così etico: “Come posso io esprimere gratitudine di fronte a tutti questi cadaveri? Non posso”.

La Shoah. Lo stato di Israele. Questo sarebbe il costo dello Stato di Israele. Ebbene, Gabriele con la sua azione ci fa vedere che non è vero, che non c’entra niente. La Shoah è sì all’origine dello Stato di Israele, ma perché la Shoah ha suscitato in questo piccolo popolo, infimo, ha suscitato lo spirito di resistenza: non c’è un campo di sterminio, un campo di concentramento, un ghetto, dove non ci sia stata una rivolta: viene fuori oggi. Resistenza e gratitudine, che dobbiamo esprimere a tutti quelli che si fanno incarnare da questa lettera, dalla lettera “albero”, che nutre e che aiuta a sopravvivere.

Grazie, Gabriele! Grazie!

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Haim Baharier (Parigi, 1947) è pensatore, studioso di ermeneutica ed esegesi biblica e scrittore francese. Nato da genitori ebrei di origine polacca, reduci dal campo di sterminio di Auschwitz, impara subito a parlare diverse lingue, tra cui yiddish, tedesco, inglese e russo. Matematico e psicanalista, da giovane ha lavorato nell'azienda tessile di famiglia, ed è stato anche commerciante di preziosi e consulente aziendale. Allievo del filosofo Emmanuel Levinas, del fondatore della psicologia della motivazione Paul Diel e di Léon Askenazi, considerato il padre della rinascita del pensiero ebraico in Francia, è stato anche vicino al maestro chassidico Israel di Gur. Studioso e maestro del pensiero di Israel, autore di numerose opere dedicate ai testi sacri, insegna Talmud e Torah e tiene da molti anni esclusive e memorabili lezioni di ermeneutica ed esegesi biblica. La Genesi spiegata da mia figlia (2006) è nato dagli incontri che ha tenuto nello stesso anno della pubblicazione del libro al Teatro Dal Verme a Milano. Successivamente ha scritto: Il tacchino pensante (2008), Le Dieci Parole (2011), Qabbalessico (2012) e l’autobiografico La valigia quasi vuota (2014).

Haim Baharier

Analisi di

9 maggio 2022

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