English version | Cerca nel sito:

I misericordiosi laici

di Salvatore Natoli

Riportiamo di seguito la trascrizione dell'intervento di Salvatore Natoli al Teatro Franco Parenti di Milano sui misericordiosi laici

La parola Misericordia è enigmatica e non è detto che sia chiaramente laica; il mio intervento sarà diviso in due parti, una prima parte che cerca di capire che cosa vuol dire semanticamente misericordia, e una seconda parte che svolgerà le pratiche concrete che ne derivano. 

Dunque, Misericordia, come in genere tutte le parole, ha un ampio spettro di significati. Per dirla con Wittgenstein, la parola prende significato nella occorrenza in cui viene pronunciata o, per usare una notazione dei logici, ha una denotazione evidente, ma una connotazione diversa e nella connotazione può assumere sfumature differenti - in alcuni casi, divergenti. 

Dato che si parla di misericordia laica, chiediamoci a cosa va collegata la nozione di laico. Al cristianesimo? Alle religioni? E quali religioni? Le tre religioni monoteiste? Gli antichi non avevano religioni? Non c’era forse una pietas nel mondo antico, connessa agli dei? Vi era uno stretto legame tra la pietas umana e religiosa, ma si trattava in questo caso di una religione che non faceva parte dei tre monoteismi. Possiamo anche dire che la misericordia è nata in contesti religiosi, ma dove per religione bisogna intendere un sentimento di legame che può essere verticale con Dio, o un sentimento orizzontale di legame tra gli uomini. Questa asse verticale e questa asse orizzontale in alcuni casi coesistono, in altri casi no, nel senso che se manca la verticalità, c’è la famiglia umana, “la catena umana” di Leopardi, la religione non trascendente, che consiste in un legame tra gli uomini. 

La parola Misericordia, il modo in cui è costruita la parola, è evidente: “Miser e Cor”. Il cuore è il luogo del sentimento, quindi la misericordia è quel moto dell’anima, dello spirito, a fronte di un qualcosa di caduto nella miseria. Il cuore si commuove dinanzi a qualcosa che è sofferente, perduto.
In questo movimento, la misericordia cerca di trarre fuori la persona che è caduta in tale miseria, rendendosi attiva. Il cuore si commuove e il moto dell’anima tende a estrarre l'individuo dalla condizione di deficit in cui si trova o è caduto. 

In greco - si tratta infatti di una nozione antica - si parla di eleos, da cui elemosina. Si tratta di una parola già attestata in Omero, che designa la commozione suscitata dalla vista di un qualche male che ha colpito qualcuno, da notare, senza colpa. L’eleos è misericordia, ma corrisponde a compassione o pietà, tanto è vero che questa nozione è usata da Aristotele nella “poetica” quando definisce la tragedia che deve suscitare pietà e timore, pietà per la immedesimazione con lo stato emotivo per fare in modo di non caderci - onde la catarsi. Da questo punto di vista, abbiamo una somiglianza col moto dell’anima che si commuove dinnanzi a una situazione in cui qualcuno è colpito da qualche male, senza sua colpa. Questo è il quadro originale. 

Questa dimensione, questo movimento ha una sua sede fisica, nel Cor che, nel mondo giudaico, è “rahim”: le viscere, e in modo particolare l’utero, che è una dimensione dei visceri generante, ovvero una commozione generativa.
C'è poi un elemento diverso, che riguarda più il sentimento. Questo si trova in una zona tra viscere e cuore, come quando si dice “ho una stretta al cuore”. Lavorando sul termine si vedono già le diverse sfumature.

La prima dimensione è una dimensione emotivo-sentimentale. È sufficiente fare una analisi della nostra esperienza che equivale a ciò che comunemente accade - che accade, per dirla come Adam Smith, come per un moto di empatia.
Nella dimensione affettivo-emotiva c’è un gioco doppio: per un verso si ha pietà della situazione dell’altro, per l’altro verso si ha pietà perché ci si immagina nella situazione dell’altro. Si tratta, quindi, di un un meccanismo di auto identificazione, di specchio: io ho pietà di lui perché se capita a me, vorrei ricevere pietà. L’elemento discriminante è che io mi identifico con lui, ma, nonostante questo, non vorrei essere nella sua situazione.
O lo aiuto o fuggo. Poichè quella situazione mi fa paura, non è detto che si aiuti sempre. La reazione media è tutt’altro che misericordiosa, e si traduce anzi in un moto di indifferenza. Fai finta di non aver visto.
La miseria dell’altro da un lato ti fa paura perché tu stesso potresti essere in tale condizione, ma questo non è un elemento sufficiente affinché tu ti muova in aiuto dell’altro.
L’elemento sentimentale trova la sua verità nell’azione o nella ritrazione. Il misericordioso muove in aiuto, chi si commuove solamente alla fine si commuove per sè e se ne va. 

Questa è la dimensione sentimentale, poi c’è un’altra dimensione, importante, da ricercare nella tradizione giudaica, in cui l’elemento determinante non è il sentimento, bensì la legge e, soprattutto, la giustizia di Dio.
Tale giustizia è quella che si trova nella Bibbia, una giustizia che alla fine salva e non condanna. Punisce, ma con l’intenzione di emendare. 

Allora la misericordia ha un modello centrato sulla giustizia, non sul sentimento: tu hai violato la legge, ma io ti vengo comunque incontro. Ti aiuto, non ti condanno. Ti porto all’altezza della legge, della giustizia.
E qui nascono conseguenze importanti. Mentre l'aspetto sentimentale si muove sul registro della pietà, quello della giustizia si muove nella dimensione della dignità e del rispetto. Si riferisce quindi a un contesto etico-sociale. 

La misericordia, quindi, non è solo uno stato emotivo rispetto a una circostanza, ma l’atto misericordioso che assume una sua oggettività - che vuol dire operare perché non ci sia la fame, non solo operare per togliere l'individuo dalla fame congiunturale in cui è. Lo stato sociale, che va al di là della relazione personale, e si iscrive in una dimensione misericordiosa, ha come fine non solo sanare il disagio, ma evitare che si cada in quel disagio. Qui si alza “il valore”, perché il primo è strettamente emotivo (il cuore), il secondo è ventre - per usare la distinzione giudaica. Questo è il tipo di miseria intesa come indigenza. 

Ma secondo l’altra dimensione, connessa alla giustizia, è misero chi ha commesso un delitto, chi è il vero colpevole. La dimensione quindi si alza, perché l’essere misericordioso rientra nella logica del perdono - e perdonare laddove c’è bisogno è molto più spontaneo che perdonare laddove c’è l’iniquità.
Nel primo caso ti rispecchi, e anche se sei colpevole, vorresti essere perdonato, ma la condizione di malessere fisico è più universale dell’essere titolare di un delitto, e quindi ti immedesimi di più nel primo status che nel secondo. Allora, la dimensione del perdono è nella giustizia che salva, e che se punisce, emenda. Risulta allora chiaro che il perdonare è quell’atto gratuito in cui si anticipa un bene o una possibilità per permettere che l’altro si metta in piedi. Il perdono è gratis, la condanna è commisurata. Si anticipa quindi un beneficio, partendo dall’idea che questa anticipazione del bene permetta all'altro di rimettersi in piedi.

Ne consegue quindi un altro grande tema, quello secondo me più importante e meno sentimentale, ovvero il rapporto tra giustizia e misericordia
Tale rapporto è molto più difficile rispetto a quello con il perdono. Bisogna infatti distinguere tra chi sta bene e chi si trova in una situazione di bisogno, tra chi è libero dal bisogno e chi lo necessita, tra chi è senza colpa e chi è colpevole secondo la legge. Dimensioni discendenti. 
Tuttavia la dimensione della misericordia da verticale - nel rapporto tra me e un individuo con un preciso bisogno - diventa orizzontale se si “desitua”, nel senso che non è più in rapporto con l'individuo, bensì con il genere umano. E nel rapporto con il genere umano tutti possiamo cadere nel bisogno ed essere titolari di colpa. Di conseguenza, la posizione diventa paritaria. A questo punto, tutti dobbiamo essere misericordiosi perché tutti abbiamo bisogno di misericordia

Se pensiamo al nostro essere uomini, pensiamo immediatamente - perché è coestensivo alla nostra umanità - a due cose: la fragilità e la fallibilità. Dal momento che siamo tutti fragili e fallibili, tutti dobbiamo essere misericordiosi e svolgere azione di misericordia. 

A questo punto bisogna situare la generalità degli uomini in un contesto laico. Io amo fare una lettura profana dei testi sacri. “Rimetti a noi i nostri debiti come noi li rimettiamo ai nostri debitori” è un concetto paritario, perché siamo tutti in una dimensione di fallibilità. Nella logica del perdono, quindi, la Regola aurea diventa la formulazione più completa della misericordia. Che è la dimensione fondamentale della parità. 

Concludo questa mia breve riflessione su due formulazione della Regola aurea. È interessante notare come tale Regola appaia in tutte le culture, sebbene formulata in modo diverso. È persistente nel buddhismo, nel confucianesimo, perfino nell’induismo, perché è il principio naturale della corrispondenza tra gli uomini.
Noi dobbiamo essere debitori alla Regola perché non può essere altrimenti, essendo ontologicamente legati.
La Regola aurea assume dunque una doppia formulazione: una negativa, dove si assume a principio la giustizia e l’istanza di non nuocersi, di non produrre nocumento, e una positiva, traducibile nel principio "fai all’altro quello che vorresti venisse fatto a te". In questa versione il criterio non è la giustizia, cioè il criterio del non nuocere, ma piuttosto è l’andare incontro verso la formulazione positiva “fai agli altri quello che vorresti venisse fatto a te”, dove c’è il modo misericordioso, che è il più gratuito.

Ora chi può mai dire di essere giusto e di essere invulnerabile e sano? Se questo è impossibile, la dimensione di fragilità e la fallibilità propria degli esseri umani, per essere sostenuta, ha bisogno della misericordia - data e ricevuta.

Salvatore Natoli, filosofo

Analisi di Salvatore Natoli, filosofo

15 maggio 2017

Non perderti le storie dei Giusti e della memoria del Bene

Una volta al mese riceverai una selezione a cura della redazione di Gariwo degli articoli ed iniziative più interessanti. Per iscriverti compila i campi sottostanti e clicca su iscrizione.




Scopri tra gli Editoriali

Multimedia

Stefano Levi Della Torre, Una giustizia fuorilegge

convegno "Le virtù dei Giusti e l'identità dell'Europa"