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Il futuro di Gariwo. Nel giorno in cui ci lascia Andrea Camilleri

di Anna Foa

Andrea Camilleri

Andrea Camilleri

“Chi semina vento raccoglierà tempesta” dice un versetto dei Profeti (Osea, 8,7) ripreso anche in un proverbio. Stamattina, 17 luglio, è morto Andrea Camilleri. Fra i tanti messaggi di dolore e di partecipazione, anche il ministro Salvini, forse pensando di dover passare oltre le vivaci polemiche che recentemente, poco prima che Camilleri fosse ricoverato in ospedale, lo avevano opposto allo scrittore con i consueti toni violenti, ha postato un banale messaggio di cordoglio. Noblesse oblige. Ma sul suo blog i suoi seguaci hanno reagito con violenza, questa volta implicitamente diretta anche al loro Capitano, reo di aver deposto per un attimo, di fronte alla morte, l’odio e l’insulto. E hanno di nuovo, come già dopo il ricovero in ospedale di Camilleri, riproposto tutta la loro serie di insulti indecenti ed incolti verso lo scrittore, esultando per la sua morte. 

C’è qualcosa di estremamente rivelatore in questa piccola storia. Innanzitutto, che nessuno è al riparo dalla tempesta, una volta scatenata. Puoi anche tu, che hai seminato odio, essere travolto da quello stesso odio. Quando si mettono in moto, per quanto abilmente e consapevolmente, forze irrazionali, mosse dai sentimenti più orribili come l’invidia, tanto presente in queste esplosioni di indecorosa gazzarra, non sai se riuscirai a fermarle, dove si arresteranno. Quando fai consapevole insegnamento, attraverso l’esempio, del peggiore scatenamento delle emozioni più viscerali e delle paure più basse, come pensi di riuscire a controllare questi sentimenti? E perché pensi che l’invidia, invidia di chi si percepisce come superiore attraverso lo status sociale o attraverso il sapere, possa fermarsi di fronte al potere? Per quanti panini uno possa mangiare in pubblico, il sospetto che si creda superiore ai suoi seguaci può superare anche il loro bisogno di un capo, di un capitano, di un duce. Se vuoi avere questo genere di fedeli, devi essere come loro, in ogni momento. Un primo piccolo esempio delle forze oscene che hanno avuto via libera in questo nostro Paese.

Nelle ultime riunioni, nelle riflessioni che stanno apparendo sul sito di Gariwo, nel fatto che la discussione si stia polarizzando sul problema dell’identità di Gariwo, emerge la sensazione di essere ad una svolta: molto, moltissimo è stato fatto ma non basta più. Si è portati i Giardini dei Giusti in terra musulmana, si è rivolta l’attenzione all’ambiente, si sono creati tanti Giardini piccoli e grandi. Ora Gariwo, con il suo insegnamento rivolto a indirizzare al bene e alla responsabilità, deve darsi obiettivi ancora più vasti; deve allearsi con quanti si battono in tutto il mondo per le trasformazioni della società, per fermare il degrado velocissimo del nostro pianeta, per combattere la violenza, il razzismo, la guerra. Deve porsi l’obiettivo di intervenire sempre, in ogni momento, contro il divampare dell’intolleranza e della violenza. Gariwo ha riconosciuto il bene e cerca per quanto può di insegnarlo. Ora dal riconoscimento, dall’insegnamento, deve venir fuori la battaglia contro il male, la lotta. Certo, per farlo dobbiamo stringere alleanze con tutti coloro che hanno a cuore il bene dell’umanità e del pianeta. Una lotta disarmata, fatta di parole, di responsabilità, di volontà di far crescere il mondo, cambiarlo. La svolta ci viene dall’esterno, dal mondo che in questi anni è cambiato. Ma dobbiamo assumerla come nostro compito.

E la prima cosa, è evidente, è fermare questo terribile degrado delle coscienze. Coscienze? Che parola è mai questa? Coscienza di chi insulta un bambino che mette in salvo i suoi libri, di chi esalta la propria ignoranza e fa di tutto per distruggere la cultura? Di chi vorrebbe un volgo analfabeta da muovere a proprio piacere invece di un popolo di cittadini consapevoli? Per questo credo che la nostra prima e più urgente battaglia sia sul fronte dell’insegnamento. Poco, certo, si può fare per chi ha assunto i disvalori come valori, lieto di poter dar voce all’odio e al rancore, di giustificare paure e viltà, di considerare normale la corruzione, di attribuire agli altri il male che si ha dentro. Parlo di una parte sempre crescente degli italiani. Ma si può strappar loro le coscienze dei loro figli, dei giovani, dei bambini. Farle crescere attraverso la parola, la cultura, i libri. Far leggere, altra parola dimenticata. Insegnare ai bambini a sfogliare libri di carta, perché ti restano dentro, a differenza degli schermi di telefonini e e-reader. Portarli nei giardini a discutere faccia a faccia, a guardare il verde della natura, a percepire il silenzio in cui crescono le piante. Ecco l’importanza dei nostri Giardini, che devono diventare luoghi dove accanto alle piante si faccia crescere anche il senso della responsabilità. E poi, non lasciargliene passare una. Dovunque si veda un’ingiustizia, gridarlo a voce alta, dare l’esempio. Perché i Giardini dei Giusti divengano come pietre d’inciampo, dove chi cammina inciampi sull’esempio del bene e riconosca il male, inciampi sul ricordo del male e si proponga di non dimenticarlo.

Anna Foa, storica

Analisi di Anna Foa, storica

17 luglio 2019

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