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Il Mondiale dei diritti negati (ma si sapeva tutto da tempo)

Dall’omofobia ai lavoratori morti nei cantieri. Qatar 2022 inizia sotto i peggiori auspici

L’omosessualità in Qatar è illegale. La discussione se il secondo torneo sportivo più grande del mondo, dopo i Giochi Olimpici, avrebbe dovuto svolgersi in un Paese del genere doveva finire qui. In un mondo civile, questo tipo di atteggiamenti non dovrebbe essere tollerato. Sepp Blatter, in una conferenza stampa, alla domanda su cosa dovrebbero fare le persone appartenenti alla comunità LGBTQIA+ se vogliono andare in Qatar rispose che dovrebbero «astenersi dall’attività sessuale» (fonte, BBC). Più recentemente Khalid Salman, ex calciatore della nazionale del Qatar e ambasciatore della Coppa del Mondo, intervistato dall’emittente tedesca ZDF, sulla comunità LGBTQIA+ ha risposto così: «Devono accettare le nostre regole. L’omosessualità è haram. Sai cosa significa haram? Proibito. Non sono un musulmano severo, ma perché è haram? Perché è una devianza mentale». Rasha Younes del programma per i diritti LGBTQIA+ di Human Rights Watch ha dichiarato: «Il suggerimento di Salman secondo cui l’attrazione per lo stesso sesso è una “devianza mentale” è dannoso e inaccettabile». Il mese scorso HRW ha pubblicato un rapporto che documentava quella che sosteneva fosse un’azione di polizia arbitraria contro i residenti LGBTQIA+ in Qatar, inclusi sei casi di percosse gravi e ripetute e cinque casi di molestie sessuali in custodia di polizia tra il 2019 e il 2022. Un funzionario del Qatar ha affermato che le accuse di HRW «contengono informazioni categoricamente e inequivocabilmente false», senza specificare quali.

Secondo l’inchiesta del Guardian più di 6.500 lavoratori immigrati sono morti in dieci anni per costruire sette stadi, un nuovo aeroporto, strade, sistemi di trasporto pubblico, hotel e una città per la finale: 12 vittime a settimana. I dati provenienti da India, Bangladesh, Nepal e Sri Lanka hanno rivelato che sono state 5.927 le persone morte dal 2011 al 2020. A questi si uniscono i dati dell’ambasciata del Pakistan in Qatar, che ha segnalato altri 824 decessi sul lavoro di cittadini pakistani, e i decessi di immigrati da altri Paesi come Filippine, Kenya e le vittime degli ultimi mesi del 2020. La maggior parte dei decessi è per cause naturali, in special modo insufficienza cardiaca o respiratoria acuta. Diversi i decessi causati da stress termico: un rapporto dell’ONU ha stabilito che per almeno quattro mesi l’anno i lavoratori hanno faticato sotto le temperature del Qatar, che oscillano intorno ai 40° d’estate, arrivando fino ai 48° quando ci sono le correnti desertiche. Un portavoce del governo di Doha ha affermato che l’elevato numero di decessi è proporzionato alla quantità dei lavoratori impiegati, oltre due milioni, pur avendo sottolineato che ogni morte sul lavoro «è una tragedia». Il portavoce ha inoltre spiegato che tutti i cittadini e gli stranieri dispongono di un’assistenza sanitaria gratuita di prima classe. Versione smentita dagli avvocati delle vittime, secondo i quali il Qatar non ha consentito le autopsie per chiarire le morti «inaspettate e improvvise». «Con le misure di salute e sicurezza molto rigorose in loco […] la frequenza degli incidenti nei cantieri della Coppa del Mondo è stata bassa rispetto ad altri importanti progetti di costruzione in tutto il mondo», ha fatto sapere la FIFA in una nota. E chi pensa che una cosa così non sia mai accaduta prima per un Mondiale si ricordi Argentina ’78 e i voli della morte: mentre si giocavano le partite centinaia di dissidenti del regime di Videla venivano gettati, ancora vivi e coscienti, nell’Oceano Atlantico da qualche chilometro di altezza.

Tra le altre cose, il Qatar non riconosce Israele e i due Paesi non intrattengono alcuna relazione diplomatica, sebbene abbiano mantenuto relazioni economiche tra il 1996 e il 2000; il Paese del Golfo, inoltre, è considerato uno dei più importanti sostenitori e finanziatori del gruppo fondamentalista palestinese, sunnita-islamico, Hamas.

È accaduto, inoltre, che Israele non sia stato inserito nel sito dell’hospitality. Il sito non è gestito dalla Fifa ma da Match Hospitality, la quale non ha trovato un agente di vendita in Israele, che quindi non ha un link specifico come del resto un altro centinaio di Paesi. Winterhill, agente per l’area asiatica di Match Hospitality, si è attenuta ai Paesi della confederazione asiatica – ma per la dicitura «Territori occupati» sono arrivate le scuse dell’agenzia – mentre Israele da decenni fa parte dell’Uefa; questo spiegherebbe l’errore.

Il Qatar è una monarchia costituzionale de iure e una monarchia assoluta de facto, il cui emiro è Tamim bin Hamad Al Thani e il primo ministro Khalid bin Khalifa bin Abdul Aziz Al Thani. Divenuto indipendente dal Regno Unito il 3 settembre del 1971 oggi è uno dei Paesi più ricchi del mondo grazie ai suoi giacimenti di gas e, causa l’invasione dell’Ucraina da parte della Russia e le conseguenti sanzioni, sta cercando di diventare il primo player energetico mondiale. La sua superficie è di 11.571 chilometri quadrati per una popolazione di 2.350.000 abitanti. È qui che prenderà il via la ventiduesima edizione della Coppa del Mondo di calcio maschile, con la Francia campione in carica, primo match: Qatar-Ecuador, alle 17 ora italiana, allo stadio Al-Bayt di Al Khawr, sulla costa nordorientale.

Un Mondiale criticatissimo, non da oggi e nemmeno da ieri, per tutta una serie di motivazioni che gli appassionati, e non solo loro, conoscono abbastanza bene. Nell’ultimo anno, soprattutto, sono stati in molti a invocare il boicottaggio di Qatar 2022, da una parte i tifosi europei che – a torto – si sentono depositari dell’essenza più pura di questo sport – dall’altra le organizzazioni umanitarie, alcune delle quali, però, sostengono il contrario per cercare di sensibilizzare ancora di più l’opinione pubblica su quello che accade ed è accaduto nel Paese del Golfo. Amnesty International, per esempio, ha chiesto alla FIFA e al comitato organizzatore di risarcire le famiglie dei lavoratori – oltre 6.500 secondo l’inchiesta del Guardian – che sono morti nella costruzione delle infrastrutture, lavorando senza i minimi parametri di sicurezza.

In Francia – il Paese europeo più esposto nei confronti del Qatar – molte città hanno annunciato che non metteranno i megaschermi per vedere le partite del Mondiale – e, a livello planetario, molte persone sui social hanno giurato e spergiurato che non lo guarderanno –, un boicottaggio mediatico che potrebbe avere un effetto importante, perché? Perché se il fine di tutto sono i soldi è chiaro che un flop mediatico sarebbe uno schiaffo a chi ha messo in piedi questo evento, con corruzione, pressioni e operazioni di dubbio profilo.

Alcune rappresentative nazionali hanno annunciato maglie e loghi per protestare silenziosamente contro la violazione dei diritti civili in Qatar, mentre Infantino e dietro di lui, come un cagnolino impaurito, la CONMEBOL, hanno richiamato le squadre a pensare solamente al calcio.

I motivi per non guardare questo Mondiale – chi scrive lo farà per lavoro e onestamente lo avrebbe fatto ugualmente per curiosità sportiva, a maggior ragione se l’Italia si fosse qualificata – ce ne sono, poi bisognerebbe discutere anche dell’efficacia dei boicottaggi sportivi. Vero è che rispetto al passato Paesi come il Qatar sembrano impermeabili a qualsiasi pressione internazionale, forti del loro gas, dei loro soldi e di quel soft power che hanno, più o meno silenziosamente, conquistato in più di un decennio. Alla fine è questa la cosa più inquietante, cioè l’idea che per quanto si possa fare gli scivolerà tutto addosso, grazie a una serie di complicità internazionali. E quando si scrive che il Paese del Golfo non ha una tradizione calcistica – con un certo vezzo razzista – dovrebbe fare riflettere di più che Paesi come questo non abbiano una tradizione democratica, nemmeno un barlume.

Consigli di lettura e ascolto

Riccardo Noury, Mondiali Qatar 2022, primo risarcimento per 35 lavoratori nepalesi dopo due anni senza salario, ilfattoquotidiano.it, 16/03/2020

Gianluca Palamidessi, Anche i tifosi in Qatar sono finti, rivistacontrasti.it, 13/11/2022

Pippo Russo, Qatar 2022, la lotta di potere che ha portato a un errore sanguinoso, tag43.it, 13/11/2022

Sebastian Castelier, Qatar’s Contribution to the FIFA World Cup: Kicking Human Rights Out of Football, haaretz.com, 13/11/2022

Valerio Moggia, Belounis, una storia di calcio e kafala in Qatar, pallonateinfaccia.com, 13/11/2022

Sabbia, sportellate.it, podcast

Valerio Moggia, Extra – Qatar 2022: i Mondiali dei diritti negati, podcast

Valerio Moggia, La coppa del morto. Storia di un Mondiale che non dovrebbe esistere

Francesco Caremani

Analisi di

16 novembre 2022

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