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Il potere del ciarlatano

di Alberto Saibene

Dopo tanti mesi, sono andato a trovare Bruno Segre. Bruno, classe 1930, direi che sta passando i suoi ultimi anni di vita nel tentativo di apprendere come si diventa saggi. Assieme abbiamo lavorato a due libri intervista. In Che razza di ebreo sono io (Edizioni Casagrande, Bellinzona 2016) ha ripercorso la sua vita di ebreo scomodo, con i tanti momenti drammatici che seguirono le leggi razziali.

Non mi aveva però mai parlato di un’amica di sua madre, Grete de Francesco, nata Weissenstein, proveniente da un’agiata famiglia ebraica di origine austroungarica. Dalla metà degli anni Venti era vissuta a Berlino dove si laureò alla Deutsche Hochschule für Politik con una tesi intitolata Das Gesicht des italienischen Faschismus. Collaboratrice della "Frankfurter Zeitung”, era stata in stretto contatto, tra gli altri, con Walter Benjamin, Ernst Bloch e Siegfried Kracauer. A Monaco di Baviera conobbe Giulio de Francesco, un ingegnere di origine italiana. Dopo il matrimonio i due si trasferirono a Milano dove Grete fece amicizia con Kathleen, la mamma di Bruno il quale, negli ultimi mesi, ha ritrovato una corrispondenza tra le due che riguardano il periodo dopo il 25 luglio 1943. Kathleen, vedova con due figli minorenni, era sfollata nella bergamasca. La situazione era precaria e si consultava per lettera, quasi quotidianamente, con l’amica per capire dove avrebbe potuto sfuggire ai nazisti.

Grete cercò una strada praticabile verso la Svizzera, poi i Segre si nascosero nelle Marche dove, tra mille pericoli, riuscirono a scampare il periodo di occupazione nazista. Non fu così per Grete, la quale venne arrestata dalle SS nel suo appartamento di Milano nell’ottobre del 1944 e morì nel campo di Ravensbrück, probabilmente nel febbraio 1945.

Negli ultimi anni si è tornati a parlare di lei perché è stato tradotto in italiano Il potere del ciarlatano (Neri Pozza, 2021) un saggio che pubblicò originariamente in Svizzera nel 1937, poi negli Stati Uniti, e fu accolto con favore, tra gli altri, da Thomas Mann. Proprio nella novella di Mann, Mario e il mago (trad. it. in: Th. Mann,Cane e padrone; Disordine e dolort precoce; Mario il mago, Oscar Mondadori 2018) e nel suo protagonista Cipolla, il mago illusionista, Grete fissò l’archetipo di tutti i ciarlatani, “colui che si vanta di sapere qualcosa che non conosce, di avere capacità che non ha”.

Il libro fu elogiato anche da Walter Benjamin ma con una riserva: non era d’accordo nella discendenza diretta dei criminali politici del tempo (Hitler, Mussolini, Stalin) dalla figura del ciarlatano. Grete De Francesco ribatté che la derivazione poteva non essere diretta, poiché i dittatori contemporanei non presentavano “una fisionomia tipicamente criminale nel loro carattere”, tuttavia non vi è criminale politico che non usi “metodi specificamente ciarlataneschi” per raggiungere il suo obiettivo.

Alberto Saibene

Analisi di Alberto Saibene

21 giugno 2023

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