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Il valore della reputazione morale

di Gabriele Nissim

Pubblichiamo di seguito la postfazione a cura del presidente di Gariwo Gabriele Nissim al nuovo libro di Andrea Vitello Il nazista che salvò gli ebrei. Storie di coraggio e solidarietà in Danimarca edito da Le Lettere. 

Il libro di Andrea Vitello racconta del grande coraggio dei danesi che si opposero ai nazisti per salvare gli ebrei, ma anche della redenzione nel nazista tedesco Georg Ferdinand Duckwitz (poi riconosciuto Giusto tra le Nazioni), e leggendo la sua storia non posso fare a meno di pensare a quella del filo tedesco bulgaro Dimitar Peshev (anche lui riconosciuto Giusto tra le Nazioni). Si tratta indubbiamente di due patrioti, due figure nazionaliste (certo non sono antifasciste), che hanno una crisi di coscienza trovandosi di fronte alla possibile deportazione degli ebrei verso i campi di sterminio.

La storia di Peshev è quella di una metanoia, perché si tratta di una persona che viene investita da un problema da parte dei suoi amici ebrei, ex compagni di scuola a Kjustendil, e quindi si trova a reagire al comando di altri. Inizialmente non crede che gli ebrei possano essere deportati ma poi si ricrede. 
Peshev aveva presieduto la riunione del parlamento bulgaro che votava le leggi razziali ed era rimasto in silenzio pensando che non fossero un provvedimento grave, ma soltanto un prezzo inevitabile da pagare per l’alleanza con la Germania che aveva promesso alla Bulgaria i territori della Tracia e della Macedonia. Si era persino spinto a dichiarare pubblicamente che Hitler era il più grande statista della nostra epoca perché si occupava della sorte delle piccole nazioni come la Bulgaria. Non riusciva a comprendere la realtà. La sua preoccupazione principale era soltanto quella di avere tutti i vantaggi possibili dalla Germania e di tenere il suo Paese lontano dalla guerra. Riteneva che la Bulgaria dovesse rimanere in equilibrio con una alleanza con la Germania, mantenendo nel contempo buoni rapporti con l’Unione Sovietica. 

Così, non ha nessuna consapevolezza di quanto stia per capitare agli ebrei... Poi, quando bloccherà la deportazione degli ebrei costringendo il ministro degli interni Petar Gabrowski a telefonare a tutte le prefetture per revocare gli ordini, si renderà conto di un elemento fondamentale. L’onore morale del Paese è più importante dell’allargamento territoriale. Si è più forti con dei valori morali alti, piuttosto che con l’espansione della sovranità. Lo spiegò a tutti i deputati della maggioranza in un documento che venne firmato da 42 esponenti politici, che decisero di seguire il suo monito morale e costrinsero il re Boris a fare marcia indietro, dopo che si era accordato con i tedeschi. Il re, però, non fece nulla per fermare la deportazione degli ebrei di Tracia e Macedonia, ora che erano sotto il controllo della Bulgaria. 

La sua storia è molto simile a quella dell’ammiraglio (diplomatico) tedesco Georg Ferdinand Duckwitz.
Duckwitz viene messo al corrente della deportazione da Werner Best e, non volendo partecipare a un’operazione del genere che intaccherebbe il prestigio dell’ambasciata tedesca in Danimarca, inizialmente decide di trasferirsi all’ambasciata tedesca in Svezia, ma il sostegno della moglie e dei suoi amici danesi lo spingono a restare a Copenaghen. Sia Peshev che Duckwitz hanno una crisi di coscienza che parte da un discorso nazionalista, perché entrambi si rendono conto del baratro in cui sta cadendo il loro Paese. Peshev si rende conto che se non impedisce la deportazione degli ebrei, la Bulgaria verrà meno alla sua stessa identità di nazione e perderà in maniera definitiva la sua reputazione e il suo onore. Duckwitz, che si era già accorto quanto fosse decaduta la Germania, decide lo stesso di fare tutto quello che può per salvare l’onore dell’ambasciata tedesca in Danimarca. Entrambi capiscono che devono agire anche per salvare la loro dignità politica e umana

L’impatto di Peshev fu decisivo per salvare l’onore del suo Paese e oggi, per questo motivo, la Bulgaria viene considerata dagli ebrei un caso eccezionale. Gli ebrei bulgari, che oggi nella maggioranza vivono in Israele, continuano a sentirsi bulgari e ogni volta che c’è un visita di un esponente bulgaro lo omaggiano come se fosse il loro più grande amico a cui devono la loro salvezza. Non è stato così per Duckwitz, che non poté cambiare il corso politico in Germania, anche se salvò gli ebrei danesi. La sua azione ha però avuto un altro valore per il futuro della Germania. È attorno a figure come la sua, come quella di Armin Wegner, che scrisse la famosa lettera di protesta ad Hitler ne 1933, e di altri uomini che ebbero il coraggio di dire di no, che si sono formate le nuove generazioni tedesche. Non hanno impedito il baratro, ma sono diventate un esempio morale per la nuova Germania e hanno creato così i presupposti per un percorso di purificazione morale che ci fa meglio comprendere il percorso della Germania di oggi, forse diventato il Paese in Europa che ricorda di più l’Olocausto alle nuove generazioni. 

Dobbiamo poi ragionare su un altro elemento poco sottolineato che riguarda Peshev e Duckwitz. Sono due figure che hanno importante ruolo politico che permette loro di avere accesso a quelle informazioni sensibili, grazie alle quali riusciranno a impedire la deportazione degli ebrei, Peshev come vicepresidente del parlamento bulgaro e Duckwitz come membro dell’ambasciata tedesca in Danimarca. Entrambi, grazie al ruolo politico che ricoprono, fanno scattare la scintilla e diventano il tramite affinché in due Paesi non si determini la deportazione degli ebrei. Questi due personaggi devono farci riflettere sicuramente su due questioni: 

  • Sul grande ruolo che i politici filofascisti potevano avere per impedire le deportazioni. 
  • Sul fatto che, nei Paesi in orbita tedesca, qualora si verificava una grande resistenza alle deportazioni i tedeschi rinunciavano a deportare gli ebrei. 


I tedeschi in Bulgaria e in Danimarca non hanno fatto un colpo di Stato per portare avanti le deportazioni, bensì hanno rinunciato. Tuttavia in altri Paesi non ci sono stati membri dell’élite politica che si sono opposti ai tedeschi. Pensiamo all’Italia, dove nessun importante politico fascista si è opposto prima alle leggi razziali del 1938 e poi alle deportazioni iniziate nel 1943. In Italia ci sono stati tanti salvatori di ebrei, ma forse se anche un politico fascista che aveva accesso alle informazioni si fosse opposto alle deportazioni, queste sarebbero state bloccate. Anche nell’Ungheria alleata della Germania nazista, nessun politico si è messo contro i tedeschi per impedire la deportazione degli ebrei ungheresi, eppure, come avvenuto in Bulgaria e in Danimarca, anche qui i nazisti avrebbero potuto assistere al fallimento del loro piano. 

Duckwitz e Peshev rappresentano quindi l’ambiguità del bene di quelle figure di mezzo, che fanno parte dell’élite politica ma che, decidendo di cambiare idea, risultano decisive per far cambiare la situazione nei rispettivi Stati. Se altre figure politiche in altri Paesi avessero avuto una crisi di coscienza, forse si sarebbero potute fermare le deportazioni. Per questo Duckwitz e Peshev sono due figure da prendere come esempio e da far studiare, perché sono l’emblema di come le cose sarebbero potute andare in modo diverso.

In calce la scheda del volume

Gabriele Nissim, presidente di Gariwo

Analisi di

18 febbraio 2022

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