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Il veleno dell'odio

di Giovanni Cominelli

Quando è incominciata l’accumulazione originaria di rabbia, risentimento, paura, che oggi sembra traboccare da ogni poro della società italiana? Quando il veleno dell’odio ha iniziato a diffondersi nel suo sistema circolatorio e a corrodere le relazioni sociali? I tentativi di spiegazione si possono provvisoriamente ordinare secondo tre tipologie: quella economico-sociale, quella ideologico-culturale, quella storico-politica. 

Secondo la prima, lo scontento sarebbe incominciato quando sono finiti i “Trenta gloriosi”, gli anni che vanno dal 1945 al 1973, quando la prima grande crisi petrolifera pose fine all’illusione di uno sviluppo senza fine. Ma, già negli anni ’60 in Italia il motore dello sviluppo aveva cominciato a tossire. L’aumento verticale del debito pubblico, a partire dagli anni ’80, e la crisi finanziaria ed economica del 2008 hanno generato declino, disuguaglianze crescenti, difesa strenua di rendite e di piccoli o grandi privilegi. Le persone hanno cessato di attendere il futuro, ormai vissuto come minaccia, hanno richiamato lo sguardo dagli orizzonti lontani al presente qui e ora. Senza un orizzonte luminoso, che illumini la strada del presente, si cammina al buio. In avanti? Non è certo. Si può anche girare intorno, come l’asino attorno alla mola, convinti di camminare in avanti. Chiuse nella cattività babilonese di un piccolo orizzonte, le persone hanno incominciato, così come fanno gli animali ristretti in piccoli spazi, a diventare aggressive.

Più sovrastrutturale è l’analisi che riconduce disperazioni e rabbie alla caduta delle grandi ideologie novecentesche di liberazione. La secolarizzazione del Cristianesimo e del marxismo ha travolto ogni orizzonte di senso, ha indebolito le dinamiche della socializzazione e dei movimenti collettivi. All’adorazione di Dio o della Storia, si è sostituita quella dell’Io, oscillante tra volontà di potenza presunta e nichilismo reale, per il quale le libertà e i diritti dell’Io travolgono i confini dell’Io altrui. Dalla religione all’Egolatria. Gli effetti sui legami sociali e affettivi, da quelli intrafamiliari a quelli comunitari, sono stati distruttivi.

C’è, poi, un terzo filone esplicativo, quello storico-politico. Che risale all’indietro nella storia d’Italia, uno “Stato senza nazione e senza patria”. Che ci riporta all’8 settembre, alla Resistenza, che fu anche guerra civile 1943-45. Alla strage di Piazza Fontana, al terrorismo, all’assassinio di Moro, alla caduta della Prima repubblica, alla ventata di indignazione, moralismo, rivolta e rabbia antipolitica, che dalla fine degli anni ’80, a intervalli irregolari percuote il paesaggio civile e politico del Paese. All’arrivo di Berlusconi sulla scena politica. O di Renzi? L’odio a volte si raggruma in movimenti e simil/partiti politici. L’ultimo anello della catena è quello del M5S. Una sorta di odio rappreso. Colpa di Facebook e dei social media? L’odio non è stato inventato da loro. Tuttavia, lo hanno reso consapevole, imitabile, virale, come oggi usa dire. Hegel osservava che “il pensiero è il suo manifestarsi”. Questa legge vale per ogni emozione, sentimento, passione. Di più: i social media hanno spezzato le barriere tra privato e pubblico, portando nell’agorà ciò che stava sepolto nelle dinamiche più intime e inconfessabili dell’Io. Osservando la storia degli uomini dal punto di vista della lunga durata, si può solo concludere che l’odio diventa politica e che la politica può diventare guerra.

Quali che siano le spiegazioni – ho trascurato, qui, la madre di tutte: la globalizzazione – il fatto sussiste. Questo sembra essere lo Zeitgeist. Si può cambiare la corrente del tempo? Sì. Intanto perchè “il cuore dell’uomo è gran guazzabuglio”; perchè l’uomo e la sua storia non hanno un destino ciclico segnato. Lo segnalava già Agostino di Tagaste nel De Civitate Dei, in polemica con la filosofia greca della storia. L’Ebraismo e poi il Cristianesimo hanno introdotto nella storia delle civiltà l’idea della “storia aperta”, fondamento ontologico della speranza. Il cambiamento è possibile. Ma cammina sulle gambe della verità e della libertà. Comincia a vedere tu! Comincia a cambiare tu! Logos e Agape sono dimensioni ontologiche dell’uomo almeno quanto la paura, la rabbia, l’odio. Ciascuno di noi è campo di battaglia di queste forze opposte. Con un’avvertenza di fondo: se la disponibilità intellettuale e morale alla trasformazione dell’odio in “agape” non si incarna in un impegno pubblico, se non è fondata su proposte specifiche e precise nel campo socio economico e in quello politico-istituzionale, rischia di ridursi all’autocompiacimento di anime belle, a esortazione parenetica a nutrire buoni e corretti sentimenti. Occorre portare la battaglia fuori, nel mondo. Si chiama politica.

Analisi di Giovanni Cominelli, giornalista

13 gennaio 2017

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