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L'inconscio e il fascino del bene

di Pietro Barbetta

Riceviamo e pubblichiamo la riflessione di Pietro Barbetta, direttore del Centro Milanese di Terapia della Famiglia, sul tempo che viviamo, la crisi di valori e la difesa della democrazia

Da anni seguo un principio coniato da Darwin in biologia, ripreso da Nietzsche in filosofia e ribadito da Foucault per quanto riguarda la storia. Lo enuncerei così: tra origini e funzioni c'è eterogeneità. Non si comprende il funzionamento di un organo, di un'istituzione, di una famiglia, se non se ne indagano le origini. Se le origini rimangono nell'oblio, accade qualcosa di strano, che è impossibile pronunciare, la lingua rimane agglutinata al palato.
Mentre siamo intenti a denunciare i pericoli della destra estrema, che ci governa, non solo in Italia, si tratta di capire le disfunzioni della sinistra. Mi riferisco alle innumerevoli componenti della sinistra, che, come una famiglia a transazione schizofrenica, assumono un’apparenza di superiorità morale mentre al loro interno vive l’esperienza di una lotta spietata. Un’esperienza di psicosi collettiva.

Come mai, come accadde anche negli anni Venti/Trenta, mentre le destre più radicali - non la destra politica, ma quella fondamentalista - sono in ascesa e, in modo pragmatico, si coalizzano, la sinistra si divide in fazioni? Questo enigma ha il sapore dell’inconscio, un inconscio storico e sociale.

Forse si tratta di scomodare un profeta: Pier Paolo Pasolini. L'Edipo Re di Pasolini contiene due frasi essenziali: quando Edipo getta la Sfinge nel dirupo, appena prima che ciò accada, la Sfinge gli chiede: “C'è un enigma nella tua vita, qual è?”, Edipo risponde con rabbia: “Non lo so e non voglio saperlo!”, poi Edipo spinge la Sfinge nel dirupo, ma la sfinge lo ammonisce: “L'abisso, in cui mi spingi è dentro te!”. La sinistra sta facendo lo stesso, la sua rabbia la rivolta contro di sé e non si accorge che si sta distruggendo.
Edipo svolge la funzione di un Re onesto, giusto e razionale, tuttavia la peste incombe su Tebe. Allora Edipo cerca le origini della sua funzione. Se la funzione di capo del Governo è stata corretta, razionale, come mai arriva la peste? Al rientro di Creonte da Delfi inizia la tragedia, la scoperta delle origini di Edipo lo porta alla rovina: “la cosa che non si può pronunciare”. Da quel momento, le origini stanno sigillate nell'inconscio sociale, sono parole che, se pronunciate, risultano offensive, lesive, distruttive, vergognose.

Da dove viene questo tasso di litigiosità – la peste contemporanea - che sta lacerando e auto distruggendo la sinistra, che non si placa, anzi cresce, di fronte alle sconfitte più umilianti? Si possono fare diverse ipotesi: si dice che le persone di sinistra abbiano tendenze intellettuali, che siano l’attuale classe dominante, invero chi si è battuto con più forza contro la Brexit è stata la Camera dei Lord. Altri sostengono che gli intellettuali di sinistra tendono a discutere fino a spaccare il capello in quattro, sono capziosi, bizantini, devono sempre saperla più lunga degli altri, non hanno umiltà. Alcuni, più affezionati alla psicoanalisi, sostengono che gli intellettuali di sinistra siano persone nevrotiche, che usano la razionalizzazione e l'intellettualizzazione come meccanismi di difesa, per proteggersi dai propri sentimenti, pretendere di avere sempre ragione ci fa sentire sicuri, anche quando il prezzo è l'isolamento: “le generazioni future ricorderanno la mia posizione eroica!”.

Io non ci credo. Non credo che questa sia l'origine dei tentativi della sinistra di autodistruggersi. Credo che il tarlo dell'auto distruttività della sinistra non abbia origini psicogenetiche, credo abbia origini storiche, ed è più grave delle giacche di cammello, delle pretese di avere sempre ragione e della nevrosi intellettualistiche. Magari fosse solo questo!

Non si tratta neppure di radicalismo. Il radicalismo non è prerogativa della sinistra, anche la destra ha un suo radicalismo, anzi, oggi gira nel mondo un radicalismo condiviso a destra e sinistra. Il populismo peronista in Argentina fu appoggiato da destra e sinistra, poi divenne amico della destra e ripudiò la sinistra.
E allora? Dove sta l’enigma che non si può pronunciare? Lo vogliamo porre, in prima battuta, sotto forma di domanda? Non fu Hitler, nel 1939, a pronunciare un discorso in cui ammirava Stalin più ancora di quanto non ammirasse Mussolini? Si tratta dello stesso discorso in cui dice: “chi mai si ricorda del massacro degli Armeni?”, quel discorso di preparazione alla guerra, in cui si fanno propri i valori della crudeltà e della rapidità nei massacri.

Dove voglio arrivare? Sto tracciando il cammino dell'inconscio storico della sinistra, di ciò che la sinistra ha davvero rimosso. Perché se origini e funzioni sono tra loro eterogenee, allora la storia rimossa, quella che si ripete, si ripresenta, ma, appunto non riconosciuta, sotto altre spoglie.

Quando nel 1924 Stalin prese il potere, la sinistra cominciò la propria pratica autodistruttiva. Queste le origini del (dis)funzionamento della sinistra. La logica amico-nemico di Carl Schmitt, pensatore di estrema destra, influenza Stalin. Solo che Stalin dà un contributo “originale” e a questa teoria, portandola dal nemico esterno al nemico interno. Il nemico è dentro la sinistra, l'enigma che la sinistra non vuole sapere è: “il mio compagno è il mio nemico”. È una perversione inconscia, paradossale, vergognosa, ma qualcuno, prima o poi, deve dirla questa cosa impronunciabile: la sinistra italiana è incapace di dialogare perché le sue origini sono totalitarie e, nel totalitarismo di sinistra, il deviazionista è il vero nemico. La sinistra non tollera le piccole differenze, ogni piccola differenza diventa antagonismo.

Nessuno, oggi, a sinistra, si dichiara stalinista, molti pensano allo stalinismo come a una forma di totalitarismo. Tutti sanno che l'era stalinista uccise più comunisti “deviazionisti” di qualsiasi altra forma di follia sociale. Ogni follia sociale ha avuto le sue vittime da sterminare, le vittime di Stalin erano i “deviazionisti”.
Io qui non accuso nessuno di stalinismo, né mi riferisco a questo o a quel gruppo di sinistra, mi riferisco al “sistema sinistra” e al suo inconscio, a tutti, nessuno escluso, anche a me. Nessuno, a sinistra, intende rinunciare all’egemonia, ma Gramsci insegna che l’egemonia non si impone, si conquista piano piano, anche cambiando atteggiamento: non proponendosi più come esemplari di moralità, di giustizia e di educazione, rinunciando a dare lezioni, riprendendo a fare ricerca. Non è sempre stato così, l’inconscio è come un fiume carsico, riemerge quando meno te lo aspetti.

Siamo dentro a un doppio legame e non sarà certo questo scritto a scioglierlo.

Qualcuno mi accuserà di essere anticomunista e avrà, almeno in parte, ragione. Il comunismo descritto da Marx ed Engels, la possibilità dello sviluppo onnilaterale delle competenze umane – oggi vado a pescare, domai scrivo una poesia - è un meraviglioso sogno impossibile, riservato a pochi privilegiati; le esperienze reali, dall’allevamento comune dei figli alle rivoluzioni culturali, si sono mostrati disastrosi, nel migliore dei casi faticosi.

Il doppio legame della sinistra consiste nell’impossibilità di uscire dalla razionalità: il pensiero critico caratterizza la sinistra, la critica della sinistra a se stessa è autocritica. Tuttavia “autocritica”, alle origini, è una parola terribile perché il potere stalinista pretende che il “deviazionista” faccia autocritica. Dunque l’autocritica è solo pretesa che l’Altro critichi se stesso, non è mai critica di se stessi, così come il centralismo democratico non è mai stato democratico, ma sempre centralista: chi ha la maggioranza esercita la dittatura sulle minoranze.

Sembra acqua passata, queste posizioni sono state superate da tempo, direbbe il classico militante di sinistra. Perché? Perché non crede nell’inconscio storico e sociale, non crede che queste eredità stiano dietro alle posizioni intellettuali che non le hanno superate, che le mantengono, come una fissazione.

Dove? Nel solaio dell’inconscio: nei nostri sogni di inibizione – per esempio il sogno di tornare a situazioni coatte già vissute – dove si ripresenta lo spirito del totalitarismo, del controllo esterno delle nostre cose intime, private, contro la nostra volontà. I capiscala dei nostri sogni rinviano al muro di Berlino, all’invasione della Cecoslovacchia, alle epurazioni polacche, ai crimini di Tito, alla Rivoluzione Culturale cinese, all’oppressione dei gay a Cuba, al fallimento delle guerre di liberazione nazionali, dall’Algeria, all’Iran, alla Libia, al disastro della Cambogia.

Allen Badiou, durante una trasmissione della BBC chiamata Hard Talk, ammette che il comunismo è stato un fallimento del ventesimo secolo, ma ritiene che l’idea comunista sia ancora valida. Non è questa un’idea antimarxista? Non fu Marx a sostenere che i filosofi hanno finora interpretato il mondo in modi diversi, ma che si tratta di trasformarlo? Badiou rivela, in questa intervista, il paradosso dell’inconscio della sinistra: se il comunismo fosse stato scientifico, avrebbe dovuto mostrarsi in modo pragmatico.

Alla sinistra non resta che difendere la vecchia democrazia che sta scomparendo, non resta che prendere atto che la caduta dei totalitarismi a Est ha prodotto le tendenze totalitarie contemporanee a Ovest, basti guardare questo video, una gara a chi è più bravo a diffondere il culto della personalità.

L'inconscio della sinistra lavora – soprattutto dopo la sconfitta elettorale - in modo travolgente; a tratti si mostra sotto spoglie differenti, a volte, nei momenti di crisi, mostra il suo volto in modo prepotente, altre volte funziona come il gatto di Alice: scompare ma rimane il suo sorriso. Stalin è morto, ma rimangono i baffoni.

Ciononostante, continuo a essere di sinistra. Masochismo? Non vedo alternative: oggi la sinistra, in luogo di attaccare la democrazia come forma di rappresentanza del capitalismo, ha il compito di difenderla, proteggere lo stato di diritto, le libertà e la dignità personale, non è più la sinistra della grandi mobilitazioni, ma può essere la speranza di salvare il pianeta dall’infezione mortale tra liberismo e totalitarismo.

Si tratta di riconoscere che il settarismo è condizione del sistema sinistra, che ciò rende del tutto impossibile l’esperienza di una sinistra unita, è un doppio legame, un paradosso dal quale non si esce, se non con un salto trans-contestuale: una nuova creazione. Men che meno la mossa di un leader carismatico, che è cosa di destra. Dunque, nessun progetto razionale, nessuna finalità cosciente porrà rimedio a questa condizione, però neanche un mago, prestigiatore o carisma. Sartre sostiene che ogni scelta è assolutamente libera, ma è destinata allo scacco. Bateson aggiunge che ogni finalità cosciente è anti-ecologica. Che fare? Ormai solo la sinistra può salvarci. O forse è vero, forse davvero, oggi, temporaneamente, dobbiamo sospendere le categorie di sinistra e destra. Dobbiamo fare riferimento a tutte le persone di buona volontà per difendere i diritti umani e proteggere l’enorme quantità di persone a rischio di vita. Anche se non siamo d’accordo su come aumentare il prodotto interno lordo, è importante che le persone di buna volontà si uniscano per fermare ogni forma di radicalismo e fondamentalismo politico. Abbiamo pochi minuti, in questi minuti particolari è importante essere giusti, esercitare la tenerezza e rifiutare la crudeltà. Perorare il fascino del bene.

Pietro Barbetta, direttore del Centro Milanese di Terapia della Famiglia

Analisi di Pietro Barbetta, direttore del Centro Milanese di Terapia della Famiglia

23 luglio 2018

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