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L'inverno tedesco fra Memoria e estrema destra

di Simone Zoppellaro

Thomas Kemmerich

Thomas Kemmerich

DA STOCCARDA – Ignorato o quasi dai media italiani, in Germania in questi giorni si sta consumando una crisi durissima e dagli esiti imprevedibili, che potrebbe stravolgere, in prospettiva, il futuro del Paese (e non solo). Ha rischiato di concretizzarsi in questi giorni, in Turingia, ve lo confesso, quello che negli ultimi anni è stato il mio timore più grande riguardo al Paese in cui vivo. Quello, ovvero, di avere un governo di uno stato tedesco appoggiato dall’estrema destra.

Uno scenario del tutto inedito nel dopoguerra tedesco, ricco di richiami storici inquietanti. La rottura di un tabù fortissimo nella politica e nella coscienza nazionale che avrebbe reso riproducibile, senza più freni inibitori, un simile accordo a livello nazionale, nel contesto di una crisi dei due partiti storici della grande coalizione, CDU e SPD, sempre più incapaci – soprattutto il secondo – di rispondere alle esigenze e alle questioni poste dal presente. Il tutto, coincidenza che ha a sua volta dell’inquietante, nella cornice della commemorazione, appena conclusa, del 75esimo anniversario della liberazione di Auschwitz.

Non è avvenuto, per ora almeno. Un potenziale disastro sfiorato, che fa molto riflettere e discutere, ma che è ben lungi dal produrre un proverbiale respiro di sollievo. Perché la stretta di mano fra il governatore dimissionario, il liberale Thomas Kemmerich, e il leader locale dell’AfD Björn Höcke, noto per aver definito il Memoriale dell’Olocausto di Berlino “un monumento della vergogna”, è destinata a restare negli annali.

Ma riassumiamo in bene quanto è successo. Le elezioni in ottobre in Turingia avevano decretato la vittoria della Linke, partito a sinistra della SPD, nonostante l’exploit della nuova destra. Senonché, mercoledì scorso, il voto per la scelta del nuovo governatore, proprio grazie ai voti dell’AfD, aveva determinato di strettissima misura (45 voti contro 44) la designazione di Kemmerich, vincitore sul governatore uscente Bodo Ramelow della Linke. In tutta evidenza, una vittoria determinata da un patto politico fra la CDU della Merkel, i liberali e l’AfD, nonostante le rassicurazioni di Kemmerich che ciò non avrebbe prodotto una collaborazione con la nuova destra.

Una lettera del primo novembre del leader locale dell’AfD, circolata ampiamente sui social media tedeschi, lo smentiva infatti clamorosamente. Ne è nata una serie di reazioni a catena durissime, a livello nazionale e internazionale, tale da portare alle dimissioni di Kemmerich e alla formalizzazione di un voto di fiducia per la leadership del partito liberale di cui è parte. Il tutto in quella Turingia dove, nel 1930, per la prima volta a livello nazionale un nazista era entrato al governo, minando la già fragile stabilità della Repubblica di Weimer.

Difficile immaginare cosa succederà ora a Erfurt, capitale della Turingia, e a livello nazionale. L’ondata di indignazione e proteste è un segnale senza dubbio positivo, ma resta indubbio che, per la prima volta dopo anni di ostracismo, i partiti del mainstream tedesco si sono dimostrati aperti, per ragioni di contingenza elettorale, ad un’apertura a un partito, l’AfD, che ha seri problemi interni con antisemitismo e xenofobia, e si dimostra ora più che mai determinato a puntare tutto sulla rinascita della sanguinosa fenice del nazionalismo tedesco.

Alla vigilia del voto in Turingia, ospite dello Schiller-Gymnasium di Fellbach, dove a maggio inaugureremo un nuovo Giardino dei Giusti, ho assistito a una conferenza di Ruth Michel, sopravvissuta alla Shoah. Al pari di Liliana Segre, una testimone di grande lucidità e coraggio, nonostante la non più giovane età. Mi ha colpito, fra i tanti, un passaggio del suo intervento, dove la Michel si interrogava sul passato e sulla celebre domanda, sempre attuale, se potrebbe oggi ripetersi in Germania quanto avvenuto durante il nazismo. La sua risposta, secca, un “sì, potrebbe ripetersi”, è un segno dei tempi che non possiamo più ignorare. Come non possiamo nasconderci che la questione dell’antisemitismo sia tutto fuorché una pagina da archiviare nelle magnifiche sorti e progressive della storia europea.

Alla domanda di uno studente proprio sulla nuova destra tedesca, la Michel ha risposto nel modo più giusto: siamo in democrazia, ed anche l’AfD, come è giusto che sia, è parte delle dinamiche democratiche della Germania di oggi. Certo, la storia italiana e tedesca dimostrano il rischio concreto di un suicidio istituzionale tramite l’inclusione di forze anti-democratiche nel panorama politico. Non è forse questo il caso di oggi, ma il pericolo c’è ed è ben lungi dal poter essere ignorato. Troppe le tensioni, le minacce e, dopo Halle, anche le violenze di questa stagione politica tedesca.

Come Gariwo, grazie al supporto di diversi partner qui in Germania, abbiamo trovato un notevole interesse per le idee di Gabriele Nissim e le figure dei Giusti che promuoviamo. Non sarà un caso. Il tema su cui spinge molto la nuova destra, una presunta saturazione dei temi della memoria del nazismo nella Germania contemporanea, la presunta necessità di archiviare un passato di vergogna e colpa, di diluirlo in un più ampio contesto di storicizzazione, sono questioni che non possono essere ignorate. Tante le persone, forse anche con le migliori intenzioni, che pur partendo da un’appartenenza politica assai diversa dall’AfD, mi hanno confessato di essere stanche di questa immagine della Germania, a loro avviso troppo appiattita sui soli crimini del passato.

I Giusti, il loro messaggio positivo di eccezione e riscatto, potrebbero rappresentare una delle possibili chiavi per uscire da questo impasse. Pensiamo ad Armin Wegner, Giusto di due genocidi, quello armeno e alla Shoah, e alla sua volontà – più volte ribadita – di voler salvare l’onore della Germania, la patria che amava e lo ha poi tradito. Nel suo esempio e nelle sue parole, che anni fa avrebbero potuto suonare ingenue alle orecchie di qualcuno, c’è una grande verità per il nostro presente. Sta a noi, alle tantissime persone che si stanno mobilitando nel timore della nuova destra, essere all’altezza di un presente carico di rischi ed incognite, in questo periodo insidioso e prevedibile che, al termine della pax merkeliana, ci lascia con più domande che certezze sul nostro futuro.

Nel cortocircuito fra passato e presente in cui sembra prigioniera in questi la Germania, i Giusti, sconfitti e vincitori morali insieme dell’epoca nazista, e non solo, hanno ancora molto da dire.

Simone Zoppellaro, giornalista

Analisi di Simone Zoppellaro, giornalista

10 febbraio 2020

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