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La collina dei Giusti del Rwanda

editoriale di Yolande Mukagasana

Perché il genocidio contro i Tutsi del Rwanda potesse avere inizio, prima di tutto ci si doveva sbarazzare di tutte le persone di buon senso contrarie a un simile piano. Il potere genocidario per prima cosa ha massacrato alcune personalità politiche che si opponevano al genocidio, vale a dire le ali moderate dei partiti d’opposizione. Questi Giusti, per come li conosco, si sono mostrati contrari alla pianificazione del genocidio dal momento stesso in cui sono stati messi al corrente del progetto criminale. Quando il genocidio è cominciato, nessun Rwandese poteva più opporsi alla sua esecuzione. Tutto era predisposto per lo sterminio dei Tutsi. Il genocidio contro i Tutsi del Rwanda era un dovere civico: bisognava "pulire il Paese". Lo sterminio veniva definito un lavoro e non si parlava di "massacri" dei Tutsi dal bebé al vecchio, malato o sano che fosse... Il non svolgere questo "lavoro" era punito con la morte ma alcuni, malgrado tutto, hanno trasgredito la legge. In questo contesto era quasi impossibile dare vita a una resistenza hutu dove gli appartenenti a questa etnia si unissero per combattere lo sterminio. Per la memoria di questi Giusti, morti per aver tentato di salvare la vita dei Tutsi, la collina che vogliamo creare è di importanza capitale. Qui deve essere ricordata ogni persona che ha avuto il coraggio di opporsi a questo progetto criminale, o di salvare la vita di uno o più Tutsi dallo sterminio, indipendentemente dal fatto che sia riuscita o meno questo gesto è degno della nostra riconoscenza. L’essenziale era l’intenzione. Noi abbiamo il dovere di pensare a loro, di offrire loro il luogo che meritano nella nostra memoria e nella nostra storia. Questo progetto nasce perché noi abbiamo il dovere di:


  • Mostrare che alcuni Hutu si sono battuti contro il progetto di sterminio dei Tutsi.
  • Mostrare che alcuni Tutsi hanno cercato di resistere al loro sterminio.
  • Mostrare che malgrado l’abbandono dell’Occidente, certi occidentali hanno cercato di proteggere i Tutsi dallo sterminio.
  • Mostrare che non dobbiamo pensare che tutti gli Hutu fossero dei genocidari. Lo scopo di questo progetto è parlare del bene che hanno fatto e celebrare le loro azioni quando commemoriamo il genocidio contro i Tutsi. Noi ci accingiamo a parlare del bene per denunciare il male.

Dobbiamo considerare i Giusti come strumenti della Pace e della nonviolenza. Grazie al loro esempio i giovani apprendono a relazionarsi autonomamente davanti al male, nessun assassino avrebbe il coraggio di uccidere da solo, senza l’ordine del gruppo. Questo progetto sarà importante per l'educazione dei bambini e stimolerà le nuove generazioni a diventare cittadini responsabili. I giovani impareranno che non c’erano buoni e cattivi, ma che c’era un progetto criminale basato su un’ideologia. Inoltre grazie a questa iniziativa potremo preservare la memoria del genocidio raccogliendo le testimonianze di tutte le persone coinvolte, non solo delle vittime della persecuzione.

Yolande Mukagasana, sopravvissuta al genocidio rwandese e scrittrice

Analisi di Yolande Mukagasana, sopravvissuta al genocidio rwandese e scrittrice

17 febbraio 2011

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