English version | Cerca nel sito:

La Germania spezzata in due

di Simone Zoppellaro

Da Stoccarda – A poche ore dall’Orso d’Oro a Fuocoammare, la storia di migranti diretta da Gianfranco Rosi che ha commosso Berlino, in Sassonia va a fuoco un altro alloggio per richiedenti asilo. È successo a Bautzen, cittadina dell’ex DDR a circa 150 chilometri dalla capitale, il 20 febbraio scorso. Terribile l’immagine fornita dai vigili impegnati per sedare l’incendio: mentre le fiamme divampano, diversa gente applaude e ostacola i soccorsi. Commenti sprezzanti e epiteti razzisti ricorrono negli resoconti di diversi giornali locali. Fra i curiosi, anche alcuni bambini.

Per chi come me in Germania ci vive, queste due immagini contrastanti – la solidarietà della Berlinale e la violenza contro i rifugiati in Sassonia – riassumono bene la Germania di oggi. Un Paese aperto, ma nelle cui vene scorrono inquietudini profonde, e per molti aspetti spezzato in due. Da un lato, la Germania ufficiale, inclusiva e anti-razzista, che ha dato prova più di ogni altro paese europeo di una solidarietà reale nei confronti dei rifugiati. Dall’altro le periferie e la provincia, soprattutto nell’ex DDR, dove gli atti di violenza contro i profughi e in generale i diversi – ebrei inclusi, in un preoccupante aumento – hanno conosciuto nell’ultimo anno un’impennata senza precedenti. Ovest contro est, centro contro periferia. Semplificazioni, certo, e tuttavia non mancano gli elementi di riscontro, come si evince dai fatti più recenti. Ma che cosa ha portato a questa situazione, e che cosa si può fare per contrastarla?

La Germania di oggi non è il Paese ricco che vogliono farci credere. Secondo una ricerca riportata dai giornali, un bambino su cinque vive sotto la soglia di povertà, con picchi di oltre il trenta per cento in città come Brema. Inoltre, il Paese è sempre meno egualitario da un punto di vista economico. Con una dinamica che vediamo riprodotta un po’ ovunque in Europa, i ricchi diventano sempre più ricchi, a fronte di una classe media che è sempre più in crisi. Ma non è solo il fattore economico, a pesare. La competizione negli studi e nel lavoro è sfrenata, e finisce per assorbire la vita di moltissime persone, soprattutto dei più giovani. L’educazione risulta sempre più finalizzata al lavoro, lasciando da parte la cultura umanistica, che in Germania aveva avuto un ruolo di primo piano per le generazioni precedenti.

Questi fattori, fra gli altri, hanno determinato una zona grigia di insoddisfatti, incapaci di elaborare da un punto di vista culturale le radici della loro sconfitta. Ciò vale in particolar modo a est, dove il sogno di una facile prosperità degli anni della Wende si è rivelato in molti casi eccessivo, irreale, e il solco con l’ovest è ancora visibile molti settori, dall’industria, alla scuola, ai servizi. Ma – per tornare alla seconda delle nostre domande – che cosa è possibile fare oggi per contrastare l’insorgere della violenza e del razzismo?

Se non va messa in secondo piano la questione economica, che rischia di svuotare dall’interno le nostre democrazie, spogliandole di senso, non si può però – come si fa a volte – liquidare il tutto a una semplice questione di denaro. Abbiamo di fronte a noi un’emergenza culturale e educativa a cui non si può più restare indifferenti. Un vuoto che è quello di molte coscienze, dove la cultura ha ceduto fino a ridursi a una forma di intrattenimento, spesso in forma di status symbol, e perciò estranea alla vita di molta gente.

Si deve lottare per tenere viva la memoria. Non solo quella degli orrori di ieri, che sono stati tanti qui, e quasi rintracciabili ad ogni angolo. Le pietre d’inciampo, usate nelle vie di molte città tedesche per ricordare le vittime della ferocia nazista, danno un’idea semplice e chiara – a chi voglia vedere – di quale fu l’entità concreta della Shoah. Ma anche la memoria degli eventi positivi. Spiegare ai giovani che è possibile reagire, non piegarsi alla semplice logica – da un lato naturale e legittima – dell’interesse personale e del successo ad ogni costo. In questo, la Germania è forse più avanti di noi, per certi versi. Ma non basta: si deve trovare un modo di fare breccia nelle coscienze e conquistare i giovani prima che sia troppo tardi.

In questa situazione, fare appello alla memoria dei Giusti di ieri e di oggi può rivelarsi un antidoto potente contro l’insorgere dell’estrema destra e del populismo xenofobo. Non sono solo le dittature del terzo mondo e i paesi preda del terrorismo ad avere bisogno oggi di eroi del quotidiano, del loro esempio. Anche la nostra vecchia Europa, sempre più sofferente, ha bisogno del loro messaggio potente per respirare, per voltarsi un secondo e riflettere. Come in quella splendida poesia del primo Montale (“Forse un mattino andando in un’aria di vetro”), vedere il nulla alle nostre spalle, quell’“inganno consueto” che spesso ci tiene prigionieri, impedendoci di scorgere il male perpetrato accanto a noi. E provare per quanto possibile a colmarlo, quel vuoto, con le nostre forze.

Tante o poche che siano, poco importa.

Analisi di Simone Zoppellaro, giornalista

10 marzo 2016

Non perderti le storie dei Giusti e della memoria del Bene

Una volta al mese riceverai una selezione a cura della redazione di Gariwo degli articoli ed iniziative più interessanti. Per iscriverti compila i campi sottostanti e clicca su iscrizione.




Scopri tra gli Editoriali

La storia

Willy Brandt

il Cancelliere tedesco che si inginocchiò al Memoriale della Shoah di Varsavia