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La Giornata dei Giusti e la memoria della Shoah

di Gabriele Nissim

C’è contrapposizione tra il 6 marzo, Giornata europea dei Giusti, e il 27 gennaio, Giornata della Memoria?

È questa la domanda che da varie parti mi è stata posta dopo il grande successo che la nuova ricorrenza, sancita il 10 maggio del 2012 dal parlamento europeo, ha ottenuto in più di venti città italiane e in numerose capitali europee, da Bruxelles, a Varsavia, a Praga, e da Sarajevo a S. Pietroburgo.

Alcuni temono infatti che la Giornata dei Giusti possa per certi versi “cannibalizzare” la Giornata della Shoah e rendere la sua memoria più labile di fronte ai negazionisti di ogni sorta.

Niente di tutto questo. Le due giornate hanno due funzioni diverse e si completano a vicenda. Anzi, è proprio la memoria della Shoah a essere esaltata dal ricordo dei Giusti, che si sono assunti una responsabilità personale di fronte a tutti i crimini contro l’umanità.

Come ha sottolineato Yehuda Bauer, per anni responsabile del centro studi sull’Olocausto di Yad Vashem, che ha dedicato un libro a Ripensare l’Olocausto, la posta in gioco fondamentale nella memoria della Shoah è quella di un impegno attivo nella prevenzione di tutti i genocidi. Ciò che è capitato ieri può ripresentarsi in nuove forme e la comunità internazionale, dopo il 1945, è rimasta troppe volte in silenzio di fronte ai nuovi stermini di massa. La memoria dei Giusti ha la funzione di richiamare le coscienze dei singoli e degli Stati perché non si ripeta l’impotenza del mondo di fronte ad Auschwitz, per attuare le misure politiche e culturali che evitino ciò che già era accaduto con il genocidio armeno, e che si è replicato ovunque, dalla Cambogia al Rwanda.

Gariwo, proponendo al parlamento europeo la commemorazione del 6 marzo, si è ispirata al grande lavoro innovativo del compianto Moshe Bejski e della Commissione dei Giusti di Yad Vashem da lui guidata per trent’anni, per sottolineare, proprio nel giorno della sua scomparsa, il valore educativo della memoria del bene. La divulgazione delle storie di soccorso e di sacrificio per la difesa della vita altrui richiama, infatti, i cittadini europei al valore della responsabilità personale: ogni essere umano ha sempre davanti una scelta, la possibilità di ergersi a barriera nei confronti del male.

Yehuda Bauer a questo proposito rimette in discussione la definizione di “unicità” (“uniquiness”), dell’Olocausto e preferisce usare – non senza un certo disagio, comunque – il termine “unprecedentedness” (senza precedenti).

Due sono i motivi. Se si definisce un fenomeno unico si può ritenere paradossalmente che non si possa ripresentare, mentre “il genocidio degli ebrei fu progettato per mano degli umani per ragioni umane, ed ogni cosa fatta dagli umani si può ripetere - non certamente nello stesso modo, ma in un modo per certi versi simile”.

In secondo luogo il termine unico può far credere che il genocidio si sia attuato per “un decreto di qualche Dio, di Satana o di qualche forza trascendentale e in questo caso Hitler e i carnefici sarebbero soltanto delle pedine” e non degli esseri responsabili delle loro azioni.
Invece “l’orrore dell’Olocausto non è nel fatto che esso deviò dalle norme umane; l’orrore è che esso non lo fece affatto”.

La conclusione di Yehuda Bauer è che esiste sempre una volontà libera e che ogni uomo può scegliere tra il bene e il male. I Giusti  “ci dimostrano che era possibile salvare delle vite. Le azioni di queste persone provano la colpa degli altri, ma anche che si può ancora sperare”.

La seconda sfida di Gariwo per la Giornata dei Giusti è quella di richiamarsi all’opera dell’ebreo polacco Raphael Lemkin, che nel dicembre del 1948 fu il grande artefice alle Nazioni Unite della famosa risoluzione sulla prevenzione e la punizione del crimine di genocidio. In realtà si tratta di una convenzione internazionale con molti limiti: non distingue tra un genocidio totale come la Shoah - per la quale gli ebrei dovevano essere annientati ovunque nel mondo – e genocidi locali e parziali; esclude qualsiasi forma di analisi dei “politicidi”, con cui i regimi totalitari sterminarono in Russia e in Cambogia milioni di uomini, colpevoli di appartenere a determinate classi sociali. In pratica dalla fine della guerra il trattato non è stato mai applicato per i veti incrociati delle grandi potenze, che hanno bloccato qualsiasi intervento internazionale che potesse ledere i loro interessi economici.
Un vero e proprio fallimento. Eppure - osserva Bauer - è a tutt’oggi l’unico strumento internazionale che punisce non solo chi attua un genocidio, ma anche chi lo minaccia con le parole, come il presidente iraniano Mahmoud Ahmadinejad quando chiede la distruzione di Israele.

Perché allora invocarlo proprio nella Giornata dedicata ai Giusti?

Il motivo è molto semplice. La prevenzione dei genocidi si gioca sia sul piano dell’educazione alla responsabilità individuale, che ci viene dagli esempi di queste figure esemplari e che tanto può fare per la maturazione morale delle società in cui viviamo; sia sul piano della creazione di istituzioni internazionali che si assumano finalmente una responsabilità politica di fronte ad ogni forma di sterminio.

Yehuda Bauer suggerisce che in ogni Paese - come è avvenuto recentemente negli Usa con l’amministrazione Obama - si crei un organismo composto da intellettuali e politici che non solo renda viva la memoria dei genocidi passati, ma che monitori in continuazione lo stato del pianeta per denunciare i massacri in corso e studiare misure praticabili ed efficaci.

Una memoria duratura della Shoah potrà consolidarsi solo quando l’intuizione di Lemkin troverà una vera applicazione a livello internazionale. Altrimenti essa rischia di evaporare, ripiegata su se stessa anziché finalizzata al miglioramento del mondo in cui viviamo.

Yehuda Bauer ci invita a cogliere la continuità tra la memoria della Shoah e il ricordo dei Giusti, e afferma che occorrerebbe aggiungere altri tre Comandamenti ai dieci contenuti nella Bibbia, tra cui questo: “Tu, i tuoi figli e i figli dei tuoi figli non sarete mai, mai, osservatori passivi di un omicidio di massa, di un genocidio, o di un orrore come l’Olocausto”.

Lavoreremo tenacemente con questo spirito, perché il 6 marzo possa diventare la Giornata europea di mobilitazione delle coscienze per la prevenzione dei genocidi.


Nel box approfondimenti la riflessione di Yehuda Bauer

Gabriele Nissim, Presidente di Gariwo, la foresta dei Giusti

Analisi di Gabriele Nissim, Presidente di Gariwo, la foresta dei Giusti

22 marzo 2013

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