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La lezione dei Giusti musulmani

di Paolo Branca

Dovremmo già esserne convinti per esperienza quotidiana e diretta: nessun male potrà essere vinto nell’agone dei rapporti tra gli esseri umani se non attraverso il fragile e decisivo apporto di una scelta personale. Ciò su cui ho veramente potere di incidere è la parte che scelgo di mettere in gioco io, qui e ora… il resto ultimamente non mi appartiene. I ‘Giusti’, ricordati dagli alberi che Gariwo sta seminando per il mondo, sono coloro che hanno appreso e messo in pratica questa grande lezione. 
Antica come le montagne, direbbe il Mahatma Gandhi, e così viva nelle culture di tutto il Mediterraneo, ove l’ospitalità per il viandante straniero e la solidarietà col vicino sono legge non scritta plurimillenaria in ogni tradizione.

Ma quando i tempi si guastano, quando prevalgono violenza e sopraffazione, quando – come dice un’espressione araba – ‘si mette a girare la macina della guerra’, anche le sacre consuetudini sembrano venir meno e la paura asciuga le energie che generosamente circolavano come moneta comune.

Proprio l’oscurità del periodo in cui persone di diversa lingua, etnia o fede religiosa hanno saputo restar fedeli all’antica consegna nonostante tutto, fa ancor più brillare l’esemplarità del loro impegno.

È avvenuto anche in molti paesi arabi, come in Tunisia, durante le feroci persecuzioni antisemite del nazismo e da parte di fedeli musulmani. Una storia che merita di essere conosciuta e valorizzata molto di più di quanto è stato fatto finora, specie in questi tempi oscuri in cui si riaffacciano ombre minacciose e in particolare qui, nella terra che ha dato inizio alle Primavere arabe e che continua il suo cammino che a quegli esempi può e deve ispirarsi con orgoglio e con impegno.

Paolo Branca, professore di Lingua e Letteratura araba Università Cattolica Milano, islamista

Analisi di Paolo Branca, professore di Lingua e Letteratura araba Università Cattolica Milano, islamista

5 luglio 2016

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