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La più grave manipolazione di Putin

“Contro i nazisti si può essere bastardi”

La messa in discussione dell’identità ucraina, da cui è nata l’aggressione dell’esercito di Putin, ci dovrebbe spingere a ragionare non solo sul piano politico, ma anche sui meccanismi dei genocidi, sull’uso distorto della storia e sull’utilizzo sbagliato delle parole stesse. Prima di tutto, sul concetto stesso di nazismo così in voga oggi nei media dell'autocrazia russa.

La sconfitta dell’aggressione russa non è solo una questione politica e nemmeno diplomatica, come alcuni ritengono, come se ci fosse la necessità di trovare delle mediazioni possibili tra le ragioni degli uni e degli altri, ma è anche una grande questione culturale da esaminare in profondità.

Non si tratta solo di vincere Putin sul piano della resistenza sul campo, ma di vincere la battaglia culturale sull’abuso dei termini.

Ci sentiremo più forti se comprenderemo meglio la lezione che ci viene da una vicenda che la maggior parte di noi non aveva previsto e probabilmente aveva sottovalutato.

Per prima cosa, dovremmo capiremo a fondo il meccanismo dei genocidi e delle atrocità di massa, su cui ha ragionato come nessun altro Vassilij Grossman, il grande scrittore ebreo russo di Vita e destino e Tutto scorre.

Come è possibile che gli uomini diventino protagonisti delle azioni più efferate e non abbiano pietà, come vediamo dalla distruzione sistematica delle città e dagli atti di violenza gratuiti nei confronti di un popolo che si rifiuta di venire cancellato nella sua identità e sovranità.

Grossman sosteneva che il male politico, dal nazismo al comunismo, si presenta sempre come un bene in nome di una supposta nuova civiltà, per cui annientare l’altro fino alla sua distruzione è una opera di igiene politica e sociale che dovrebbe portare a chi se ne fa carico un futuro radioso, se non addirittura la felicità. Annientando gli altri, come se fossero delle erbacce, si renderebbe il giardino più rigoglioso.

Per i nazisti, liberarsi degli ebrei significava rendere la Germania migliore, come se la loro stessa esistenza sulla terra fosse la causa di tutti i mali del mondo e della propria infelicità.

Pur con tutte le differenze, perché nulla è mai uguale nella storia degli uomini, il paradigma di un bene superiore che giustifica guerre e atrocità di massa è sempre lo stesso.

Così Putin sostiene che la Russia deve tornare ai confini del vecchio impero sovietico; che la sua missione è quella di imporre un nuovo ordine internazionale in alternativa a quello delle democrazie liberali che considera decadenti; che alcuni Stati, come l’Ucraina, non hanno diritto di esistere come entità nazionali separate dalla Russia ed altri invece, come i Paesi baltici, non hanno il diritto di decidere la propria collocazione internazionale. E, contemporaneamente, il capo della chiesa ortodossa dichiara che è in gioco la difesa della famiglia tradizionale contro quella che definisce la depravazione dei gruppi Lgbtq+.

Così come osservava Vasilij Grossman spiegando il fascino delle narrazioni ideologiche, molti oggi, in nome del distorto sogno putiniano, non sanno comprendere la realtà in Russia e pensano di essere dalla parte giusta; altri nell’establishment politico, nonostante abbiano qualche dubbio, mettono a tacere la loro coscienza in nome degli interessi della nazione; altri ancora, che invece pensano con la propria testa, sono accusati di essere traditori e messi fuori legge, come è accaduto ai dissidenti del comunismo. Per portare a termine una guerra ingiusta ci vuole una autocrazia illiberale che impedisce la libertà di pensiero, è quello che è avvenuto con la repressione sistematica dei giornalisti.

È poco rassicurante, ma il Male nella storia si presenta sempre come Bene, per questo bisogna saper leggere in anticipo i meccanismi ideologici da cui inevitabilmente nascono l’odio e l’indifferenza che portano alle atrocità di massa.
La prevenzione dei genocidi passa sempre dalla comprensione del pensiero che forma i carnefici. Ecco allora perché non dobbiamo stupirci, come osservava lo scrittore russo in Vita e Destino, che tante persone per bene si facciano trascinare dal fascino delle ideologie sofisticate come quella sovietica o rozze come quella putiniana.

Un punto su cui poco si è ragionato è l’uso distorto del termine nazista fatto da Putin per giustificare l’aggressione all’Ucraina. Pensiamo ai soldati russi chiamati a combattere in Ucraina per liberarla dalla morsa del nazismo. Il termine evoca il male peggiore della storia, la sopraffazione del diverso e dell’ebreo, un ordine terribile che crea una gerarchia tra gli uomini di serie a e di serie b.

Così, chi è mandato da Putin infarcito dalla propaganda di una crociata anti-nazista non può dimostrare pietas perché è convinto di avere a che fare con i peggiori nemici dell’umanità. Si spiegano così le stragi di civili in Ucraina, non dovute solo a sentimenti di disumanità e a operazioni belliche dove la vita non conta nulla, ma alla convinzione creata ad arte che sia in atto una giusta guerra contro i nazisti.

Mi viene in mente il film di Tarantino Bastardi senza gloria, dove i protagonisti della resistenza se vogliono vincere e sopravvivere di fronte alle orde naziste devono per forza essere più bastardi di loro. Non c’è una via di mezzo.

Anche io quando ero ragazzo nel ‘68 e militavo nelle organizzazioni studentesche, ero disponibile a discutere con tutti, di destra o di sinistra, ma se fossi venuto a conoscenza che da qualche parte c’era un nazista tatuato che inneggiava ad Hitler e alla soluzione finale non avrei esitato minimamente a partecipare ad una spedizione punitiva, perché si trattava della mia salvezza di ebreo di fronte a un potenziale carnefice.

È questa la gravissima responsabilità di Putin.

Avere mandato al fronte migliaia di giovani facendo loro credere che al potere in Ucraina ci fossero dei nazisti che volevano liberarsi dei russi come avevano fatto durante la Seconda guerra mondiale con gli ebrei.

Gabriele Nissim, presidente di Gariwo

Analisi di

22 giugno 2022

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