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La risposta alle emergenze della Terra. Il Giusto come uomo planetario

di Giuseppe Deiana

C’è uno stretto legame tra la cultura dei Giusti e il progetto di Costituzione mondiale proposto dal filosofo del diritto Luigi Ferrajoli nell’ambito dell’Associazione “Costituente Terra” costituita a Roma nel 2020 e in fase di diffusione nel mondo. Lo dimostra, ad esempio, il fatto che quello del Monte Stella di Milano è il Giardino dei Giusti di tutto il mondo e che tra i Giusti del 2023 c’è Hersch Lauterpacht, il cui nome è associato alle origini della Carta delle Nazioni Unite. La Carta dell’ONU è stata ispirata dalla pioneristica Carta internazionale dei diritti umani, ideata e pubblicata nel 1945 dal giurista inglese, di origine ucraina e di famiglia ebrea, Hersch Lauterpacht (1897-1960). In tale Carta l’autore sosteneva la necessità di un trattato internazionale che tutelasse i “diritti umani fondamentali” (espressione usata per la prima volta). In questo senso, il giurista fu uno dei protagonisti del processo di Norimberga in cui sostenne l’urgenza di proteggere le persone coinvolte in tragedie collettive e di giudicare le responsabilità individuali di fronte agli ordini militari nelle tragedie collettive in cui si commettono crimini contro l’umanità.

La rivoluzione dei Giusti rappresenta nel mondo d’oggi, segnato dal passaggio di secolo e di millennio, l’alternativa alla globalizzazione dell’indifferenza conseguente anche all’allargamento dell’idea del Giusto: dai genocidi alla violazione dei diritti umani e sociali, dai diritti dei popoli ai diritti della Terra nel nome del rispetto della dignità della persona e dell’integrità del pianeta. In questo senso, i Giusti possono essere considerati i costituenti di un nuovo ordine mondiale (Giusti di tutto il mondo/Dichiarazione del Parlamento europeo nel 2012) e di un nuovo futuro dell’umanità (Giusti dell’Umanità, legge del Parlamento italiano nel 2017).

Il mondo oggi vive una condizione che pone l’imperativo della costruzione di un nuovo ordine mondiale messo in relazione con una nuova fase del costituzionalismo mondiale e della democrazia cosmopolitica. Questo, in definitiva, è il senso del progetto di Costituzione della Terra, che confuta la convinzione diffusa nella coscienza comune secondo cui alle drammatiche e per certi versi tragiche conseguenze delle emergenze globali non ci siano alternative credibili e non ci sia quindi altro atteggiamento se non quello dell’accettazione di un realismo passivizzate e rinunciatario. Al contrario, il progetto giustifica la convinzione della possibilità di un’alternativa feconda e attuabile concretamente a partire dalla rifondazione del diritto internazionale, e conseguentemente della politica mondiale nella dimensione universalistica, capace di superare i limiti dell’impostazione nazionalistica finora storicamente dominante nel mondo. Questo è lo scopo fondamentale della Costituzione mondiale come nuovo contratto sociale scritto, che dà forza giuridica al valore della pluralità delle culture e al principio dell’uguaglianza sostanziale di tutte le persone e tutti i popoli, a garanzia delle loro libertà fondamentali come condizione di una convivenza pacifica degli esseri umani tra loro e degli esseri umani con la natura. Il passo decisivo in questa direzione è costituito fattivamente dalla trasformazione migliorativa della Carta delle Nazioni Unite per superarne la sperimentata “ineffettività”, come “ineffettive” si sono rivelate anche le numerose Carte internazionali che difendono e promuovono formalmente i diritti umani e sociali. Diverse sono le ragioni del drammatico fallimento della Carta dell’ONU e delle altre Carte complementari (emanate in gran parte dall’Assemblea dell’ONU stessa o da suoi organismi): innanzitutto, il carattere non vincolante delle sue prescrizioni trattandosi di Carte prive di “rigidità”, inoltre la persistenza della sovranità degli Stati soprattutto in materia di armamenti, infine l’assenza di istituzioni globali di garanzia per la resa effettiva e universale dei diritti fondamentali delle persone e dei popoli, come la pace, l’uguaglianza, la sanità, l’alimentazione, l’istruzione, il lavoro, i beni vitali, l’ambiente sano e i beni comuni.

Si tratta dei valori che sono a fondamento della cultura della resistenza all’ingiustizia e alla disuguaglianza tra gli esseri umani, oltre al degrado della natura e dell’ambiente. È la resistenza che ha anche un grande valore politico, come grande valore politico ha avuto la resistenza dell’Italia al nazifascismo. Perché la Resistenza italiana è stata una rivoluzione che ha trasformato la dittatura in democrazia, la monarchia in repubblica, lo Statuto albertino in Costituzione. La Costituzione nata dalla Resistenza, appunto. Ora, sul piano globale anche la costituzionalizzazione del mondo costituisce una rivoluzione di natura politica e culturale, dagli ampi risvolti economici e sociali, perché trasforma l’autocrazia sovranista in democrazia matura, gli Stati nazionali accentrati in Stati nazionali federati, le Carte internazionali prive di garanzie in Costituzione mondiale che garantisce i diritti umani, i diritti sociali e i beni comuni, sottraendoli all’anarchia dei mercati onnivori e globali, nella prospettiva di un nuovo modello di sviluppo. Si tratta della rivoluzione di una Costituzione globale che istituisce la Federazione della Terra come unica condizione per affrontare e possibilmente risolvere le sempre più gravi emergenze del pianeta, che mettono a rischio il futuro dell’umanità se non si realizza uno sviluppo comunitario nella dimensione planetaria.

Se i fenomeni del mondo e i processi del pianeta sono interconnessi, è evidente che forti sono anche i legami tra la cultura dei Giusti e la prospettiva della federazione della Terra istituita da una Costituzione del mondo che pone la necessità di un modo diverso di governare le emergenze del mondo globalizzato. In questo senso, la figura del Giusto si identifica con l’uomo planetario capace di attuare un punto di svolta per il futuro dell’umanità e di tutti i viventi.

Analisi di

3 gennaio 2023

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