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La tragedia di Orlando e l'incubo Trump

di Antonio Ferrari

I primi soccorsi dopo la sparatoria

I primi soccorsi dopo la sparatoria AP Photo

Quanto è accaduto nella notte tra sabato e domenica a Orlando, in Florida, con l'orrenda strage di oltre 50 frequentatori di un club-gay, dovrebbe accendere le nostre coscienze e allertare i nostri timori più profondi.

Personalmente, temo che la rivendicazione dell'Isis, in questo caso quasi scontata, diventerà un moltiplicatore dell'odio contro tutto ciò che sa di Islam, alimentando intolleranza, rancori, vendette, e soprattutto diffondendo un altro modello imitativo pericolosissimo. In realtà, Omar Mateen, l'autore di questa carneficina, è il "lupo solitario perfetto", che non ha bisogno di ricevere ordini. Agisce da squilibrato, leggendo e ascoltando i richiami della violenza più cieca, perfettamente mimetizzato (americano tra gli americani), pronto a utilizzare cinicamente tutte le opportunità, le debolezze, e le contraddizioni del suo Paese.

Infatti negli Stati Uniti, dove ciascuno dovrebbe essere libero di esprimere le proprie idee, la propria religione di appartenenza e la propria sessualità come gli pare, non è tollerabile che un individuo disturbato, complessato e segnalato da anni come un violento, entri in un locale, senza alcun controllo, con pistola e fucile automatico, e spari ad altezza uomo per uccidere come birilli il maggior numero di persone. E tutto dopo aver telefonato alla polizia, annunciando d'essere affiliato all'Isis, ma senza spiegare quale sarebbe stato il suo gesto e ovviamente indicare l'obiettivo.

D'accordo, Omar, ventinovenne di origine afghana, era in una lista di sospetti estremisti, affascinati dallo Stato Islamico, ma sembra una storia troppo semplice, quasi elementare, per dimostrare che l'Isis, cioè i musulmani, cioè gli arabi sono i veri nemici del Paese e della democrazia.

Omar è un personaggio sicuramente malato di protagonismo. Malato come suo padre, simpatizzante talebano, che chiese ed ottenne asilo politico negli USA, e che a un certo punto -da megalomane incallito- dice agli afghani naturalizzati americani di voler diventare il presidente del suo Paese d'origine. Quindi si può ritenere che il gesto criminale di suo figlio Omar (che gli è costato la vita) abbia spiegazioni e motivazioni decisamente complesse.

Bene ha fatto quel galantuomo del presidente Barack Obama a denunciare l'atto di "terrorismo e di odio", senza classificare con certezza la natura del gesto: collocandolo appunto a metà strada tra "Atto terroristico" e "Hate crime", cioè "crimine dell'odio". Obama ha aggiunto poi la domanda che tutti e non soltanto gli americani, dovrebbero porsi: "È giusto che vi sia la libertà di rifornirsi di armi?". Tutti sappiamo purtroppo che la pistola e il fucile automatico usato da Omar sono reperibili liberamente in qualsiasi negozio che vende armi, e anche in questo caso nessuno si è premurato di chiedere al compratore i documenti che avrebbero potuto provare che il giovanotto era nella lista dei sospetti.

É proprio questo il punto cruciale. Ed è facile immaginare che la mostruosa strage di Orlando non frenerà i mercanti legali di morte. La lobby delle pistole e dei fucili per tutti è infatti la bandiera del candidato repubblicano Donald Trump, assieme all'odio per gli omosessuali e per l'Islam. Anche nel nostro Paese, l'Italia, nonostante alcuni opportuni divieti di vendita al minuto di strumenti di morte, ci sono agguerriti commercianti che parlano soltanto di business legati all'armamento e che vengono ascoltati e seguiti ai più alti livelli. Ma Obama, che ha indubbio coraggio, non esita a contrastare la lobby che sulle armi e sulle sue fiorenti industrie punta da sempre. Ci ha provato, il presidente. Invano, purtroppo. Ora i mercanti miliardari scommettono decisi su Trump, personaggio decisamente opaco ("Un brutto ceffo", lo ha definito, in un'intervista al Corriere, l'ex direttore Piero Ottone).

È un momento brutto e triste, perchè l'obiettivo è di diffondere la paura, e dall'altra parte vedere in questo "Bataclan di Orlando" un progetto criminale da imitare. Ma se ci lasciamo terrorizzare dal pericolo della porta accanto, non viviamo più. Ed è questo il messaggio di Obama, che ha chiesto agli americani di restare uniti.

Antonio Ferrari, editorialista del Corriere della Sera

Analisi di Antonio Ferrari, editorialista del Corriere della Sera

13 giugno 2016

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