English version | Cerca nel sito:

​La xenofobia avanza in Germania

fine dell’eccezione tedesca?

Da Stoccarda – In Germania l’estrema destra sfonda, e non soltanto ad est. Per la prima volta, in questa elezione – che ha interessato tre Länder della Repubblica Federale – il razzismo ha fatto breccia nel discorso politico e culturale tedesco. Un tabù si è rotto, con conseguenze imprevedibili sul futuro della nazione. Non è una cosa da poco, in un Paese su cui pesano ancora come un macigno l’eredità del nazismo e la Shoah. Così, diversi tedeschi hanno vissuto il voto di domenica come un trauma, una vergogna capace di suscitare un misto di rabbia e impotenza. Per molti qui a Stoccarda si è trattato di una sorpresa, e diverse persone che ho incontrato hanno candidamente ammesso di non conoscere nessuno che voti (o dica di votare) per l’AfD, il partito xenofobo che ha raccolto un ampi consensi anche in Baden-Württemberg.

Eppure, prima che tutti si affrettino a gridare che la Merkel è finita – e solo per la sua politica sui rifugiati – è meglio guardare con attenzione i dati. La CDU fa piccoli passi indietro in due stati su tre (-2,7% in Sassonia-Anhalt e -3,4% in Renania-Palatinato). Perde male, invece, in Baden-Württemberg, di cui Stoccarda è capoluogo (-12%). Quello che in molti non dicono, però, è che qui stravincono i Verdi, grazie soprattutto alla leadership carismatica di Winfried Kretschmann, che ha dichiarato (lui cattolico) di pregare ogni sera per la Merkel, di cui appoggia in pieno la linea sui rifugiati. Il cambiamento c’è, certo, ma è ancora ai margini: non si tratta si sfumature, ma di matematica. Quanto all’ascesa dell’AfD: esiste, ed è un orrore senza fine. Ciò non toglie che si tratti di una fascia minoritaria di persone, soprattutto a ovest.

Senza dubbio “si è trattato di un giorno difficile per la CDU”, come ha ammesso la cancelliera. Risultati ancora peggiori li hanno avuti gli alleati di governo della SPD, in caduta libera in due stati su tre. Anche la sinistra della Linke se la passa piuttosto male: irrilevante ad ovest, e con un -7,4% in Sassonia-Anhalt – sua tradizionale roccaforte ad est – che non lascia presagire nulla di buono per il futuro. Se un risultato come quello di domenica si dovesse ripetere, saremmo di fronte a una svolta epocale. Alla fine dell’eccezione tedesca, in un Paese che si era mantenuto finora estraneo dall’affermazione di movimenti populisti di estrema destra, diffusi più o meno ovunque in Europa. Il trend è peraltro inequivocabile, e sarebbe da incoscienti non esserne allarmati. Eppure – sì, ancora un eppure – mentre la xenofobia prende piede anche qui, nelle periferie e in provincia soprattutto – in Germania si vedono anche segni che vanno in una direzione opposta.

Innanzitutto, il trionfo dei Verdi in Baden-Württemberg – primo partito per la prima volta nella storia – giunto dopo una campagna elettorale in cui hanno avuto un grosso peso i temi dell’inclusività e della tolleranza. Commovente il discorso di capodanno del governatore Kretschmann, in cui ricordava la sua esperienza di profugo alla fine della seconda guerra mondiale, tracciando un parallelismo con il presente. In una città come Heidelberg, i Verdi hanno preso addirittura il 41% dei voti, più del doppio del secondo partito, la CDU ferma al 19,2%. Con la sola eccezione dell’AfD, da cui tutti si affrettano a prendere le distanze – dando per impossibile una coalizione con loro – tutti i maggiori partiti sostengono apertamente le politiche di accoglienza del governo.

Il più grande segno di speranza, eppure, non viene dalla politica, bensì dalla società civile. Secondo i dati riportati dal settimanale die Zeit, un tedesco su dieci si sarebbe impegnato in prima persona in questi mesi per la crisi dei rifugiati. Una mobilitazione impressionante, che ha coinvolto in modo capillare chiese, gruppi e associazioni, in un circolo virtuoso di cui vedremo senza dubbio i frutti anche in futuro. In conclusione, è presto per fare il funerale alla Merkel. La partita è ancora tutta da giocare, anche sull’accoglienza ai rifugiati. Prefiche e corvi sono avvertiti.

Analisi di Simone Zoppellaro, giornalista

14 marzo 2016

Non perderti le storie dei Giusti e della memoria del Bene

Una volta al mese riceverai una selezione a cura della redazione di Gariwo degli articoli ed iniziative più interessanti. Per iscriverti compila i campi sottostanti e clicca su iscrizione.




Scopri tra gli Editoriali

Il libro

I narcos mi vogliono morto

Alejandro Solalinde e Lucia Capuzzi

Multimedia

To Kill a Priest

di Agnieszka Holland (1988)

La storia

Raphael Lemkin

il grande giurista che ha formulato la definizione di genocidio e l'ha imposta al mondo